SCARLATO: note americane da Salerno

 

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Ed alla fine il lungo viaggio negli Stati Uniti d’America (USA) dell’avv. Guglielmo Scarlato è finito e con piacere provvediamo a pubblicare le sue ultime note, da Salerno, sull’America così lontana, ormai.

Il racconto dell’avv. Scarlato è stato così particolare, suggestivo e fuori dalla composta normalità che a breve provvederemo a pubblicare una sorta di diario complessivo in grado da farci rivivere tutte quante le emozioni che l’avvocato ha vissuto sulla propria pelle riuscendo a trasmetterle a tutti i nostri lettori.

Ecco le ultime note di viaggio:

 

Da avv. Guglielmo Scarlato

Sono stato negli Stati Uniti.

E torno sempre con la stessa impressione: un paese che non smette di mettersi in discussione, anche quando lo fa male.

Mi è piaciuta la  ruvidezza della democrazia americana.

I manifesti alle vetrine. Le discussioni nel bar. Il fatto che si voti anche per lo sceriffo.

Mi lascia dubbi la violenza del tono. Quando ogni differenza diventa scontro, e ogni scontro diventa identità. ( Beninteso, a questa contrapposizione aspra e incomponibile stiamo arrivando anche noi o , forse, siamo già arrivati anche noi).

A novembre arrivano le Midterms.

Non si elegge il presidente. Si elegge il campo d’azione del presidente.

Tutta la Camera, un terzo del Senato, decine di governatori.

È il voto che decide se i prossimi due anni saranno di governo o di paralisi.

I temi sono tre, e tornano sempre.

Primo: l’economia reale. Non i PIL. Lo scontrino, l’affitto, il mutuo. La sensazione di non arrivare a fine mese.

Secondo: il confine. Che non è solo una linea geografica. È la domanda su chi debba entrare, e su chi sia “americano”.

Terzo: le libertà. Vissute come dogmi. Aborto, scuole, armi. Ogni tema trasformato in trincea.

E qui si aprono i nodi da sciogliere.

Riuscirà un paese così polarizzato a votare ancora sui problemi, o voterà solo contro l’avversario?

L’America che uscirà da novembre sarà più disposta a parlare con il mondo, o più tentata di voltargli le spalle?

E noi, che ruolo avremo in quella scelta?

Perché da Salerno non si guarda con indifferenza.

Se a Washington alzano i tassi, a casa nostra sale il costo del denaro.

Se a Washington ricalibrano gli aiuti, in Europa si ridisegnano gli equilibri.

Se l’America si chiude, si restringe lo spazio dell’Occidente intero.

Non è il mio paese.

Ma è il paese che, ancora oggi, detta il ritmo del nostro tempo.

E seguirlo è una necessità, non una passione.

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