Aldo Bianchini
SALERNO- Il caso politico-giudiziario-urbanistico (perché di caso si tratta) del Grande Hotel è ritornato, dopo qualche anno di silenzio, sulla pubblica scena per far parlare di se.
La frase contenuta nel titolo non l’ho inventato io, la pronunciava molto spesso il mitico Emilio Fede dalle frequenze di Rete/4 nei lunghi anni della sua direzione del telegiornale. Il classico “ma che figura di merda” era sempre azzeccata e colpiva mortalmente i soggetti presi di mira.
Io non prendo di mira nessuno, voglio solo sintetizzare nella frase “ma che figura di merda” quella figurella fatta direttamente da De Luca o indotta da qualche altro a farla in maniera compiuta e non soltanto a livello di minacciose e apodittiche esclamazioni televisive, frutto di un monocorde programma che sulle frequenze di Lira/Tv va in onda da ormai trentatre anni.
Un’azione così eclatante (come l’invio di quei quattro sfrantumati <come chiama De Luca i suoi avversari> agenti della polizia locale che all’arrivo davanti al Grand Hotel sembravano più degli agenti del NOCS che semplici vigili urbani) avrebbe meritato un approfondimento da parte dell’ufficio legale del Comune con conseguente rapporto scritto al Sindaco con il consiglio di deflettere da una simile decisione che a naso era una cazzata e che nella realtà si sarebbe dimensionata come un disastro politico-giudiziario.
Se c’è stato il parere, se questo parere plaudiva all’azione del sindaco, allora vuol dire che l’ufficio legale del Comune non è all’altezza nemmeno di una situazione che anche un bambino di prima elementare avrebbe subito intuito; e se tutto questo è vero mi aspetterei dall’immarcescibile kaimano un’azione radicale di forza a carico dell’ufficio legale.
Altrimenti verrebbe da pensare che sia tutto concordato, perché la vicenda del Grand Hotel passa attraverso un rapporto De Luca – Chechile fatto di amori, di odi, di abbracci, di scontri dal far venire la pelle d’oca.
Per oggi ho deciso di dare spazio alle varie voci della città, poi passerò all’analisi del costo dell’Hotel Jolly (circa tredici milioni di lire), al tunnel che volevano scavare sotto il lungomare per collegare la struttura alla spiaggia, ad una delle due ville identiche di Castellabate promessa e mai formalmente donata (a chi e per cosa ?), ai presunti abusi edilizi della struttura, ai primi clamorosi litigi con De Luca che iniziava a privilegiare prima le sorti di Lombardi e poi quelle dei Rainone, per finire alla candidatura comunale di una delle esponenti della famiglia Chechile. Per non parlare degli inizi piuttosto clamorosi e giudiziari del complicato ed insondabile rapporto tra almeno uno dei proprietari del Grand Hotel e lo stesso Vincenzo De Luca.
Fausto Morrone (fb – 13.08.26) — Ancora rido per “lo schiaffo del TAR” al Comune di Salerno e al suo primo comico a riguardo della vicenda del Grand Hotel Salerno. Vecchia storia, e inossidabili interessi, troppo intricata per prestarsi a opinioni d’impatto. Intanto, è veramente strano che il Comune non abbia effettuato nessuna costituzione contro la sospensiva, a quanto risulta. Forse perché essa avrebbe impedito una sentenza così rapida? Chi sono i soggetti in campo? Il famigerato imprenditore alberghiero, il comico, un noto avvocato amico e socio, il TAR. Sarò un vecchio diffidente ma la cosa mi puzza e mi fa pensare a una combine. Solo alcuni salernitani applaudono a questo teatro disgustoso. Rimane la Procura che potrebbe andare a riesumare alcune mie antiche …
Massimiliano Amato (fb – 13.08.26) — Usando il buon senso prim’ancora che applicando il Diritto, il Tar di Salerno ha bocciato la carnevalata del sequestro, extra e contra legem, di una struttura ricettiva in piena stagione turistica. Una pagliacciata che riduce il Municipio di Salerno a un cabaret in mano a un comico impazzito. Per l’evasione o l’elusione delle imposte, anche quelle comunali, l’unico soggetto abilitato a irrogare sanzioni è l’Agenzia delle Entrate e Riscossione. Il vasto spiegamento di vigili urbani a favore di microfoni e telecamere, il grottesco blitz, il blocco dei check in e l’invito rivolto agli ospiti a lasciare la struttura rimarranno a lungo una delle pagine più grottesche della storia municipale di Salerno. Di abuso di potere in abuso di potere va consumandosi il crepuscolo di un autocrate clientelare le cui iniziative, a questo punto, dovrebbero richiamare l’attenzione del prefetto e del ministro dell’Interno. Salerno non può trasformarsi definitivamente in una repubblica delle banane. Non lo meritano i suoi cittadini, non lo merita la sua storia civile e democratica. Quanto al Grand Hotel Salerno, location privilegiata da anni degli appuntamenti elettorali dell’autocrate clientelare, è sperabile che l’ADER intervenga inflessibilmente per ripristinare la legalità tributaria violata. Senza sconti di sorta.