Bullismo democratico

 

 

Da Antonio Cortese (docente – giornalista)

 

Costola minore dell’abuso di ufficio, l’arroganza operativa che si riscontra specie a danno dei cittadini più inermi verbalmente o per età avanzata, il bullismo burocratico si verifica nella vita spicciola quotidiana. Mezzi scandalizzati, i cittadini al momento se vittime consapevoli di un andazzo di mala gestio (almeno concettualmente), non fanno altro solitamente che postare sui dispositivi social, le proprie e ripetute disavventure nell’interfacciarsi e rapportarsi alla cosa pubblica.

Il settore pubblico infatti é popolato nei vertici da impiegati che casomai anche inconsapevolamente sfogano le proprie frustrazioni assorbite durante una infanzia da cui ne sono usciti o emarginati o incompresi per poi farsi valere dalla relativa scrivania su chi non dedicava loro le dovute simpatie nei giochi di cortile(ovvero quelli che si fanno caporali). Paghiamo le sindrome psichiche dell’impiegato mediocre ancora oggi nel terzo millennio tra lentezze e contraddizioni anacroniste anche per una semplice pratica nonostante lo snellimento burocratico ( moda terminologica importata in verità più dal linguaggio televisivo tra dietologi e nutrizionisti) o le leggi che a partire dal 96 e con quelle del 2000 avrebbero dovuto minimizzare anche lo stress e la desiderata efficacia per quelli che ad oggi vengono intesi più come prodotti che servizi, di cui avrebbe diritto il contribuente. Un esempio é l’autocertificazione, ma attestarne la veridicità é ancora buon pane in cottura.

 

Il cittadino-cliente pertanto di regola non dovrebbe incespicarsi più di tanto per una normale vita civicamente aggiornata.

Se la trasformazione di cittadino nella progressiva figura di “cliente municipale” sia ottima evoluzione e conquista civile, il cliente stesso non comprende ancora di dover liberarsi dallo stato mentale di asservimento perché é la cosa pubblica che lavora per lui, non il contrario come ignorantemente si possa pensare per cui si possa discutere apuunto un capriccio realizzativo o lo stesso abuso di potere quando travalichi almeno nei modi.

 

Già dagli anni cinquanta la cinematografia ha riempito di satire i sistemi postmoderni occidentali, ma poi dopo rassegnazioni ed assuefazioni le barzellette da sportello utenze sono andate mano mano negli archivi mentre assistiamo a serie e sdegnate reazioni soventemente adiuvate da avvocature metropolitane.

La standardizzazione della cultura di massa ha quindi alzato l’asticella per un livello di destrezza ed orgoglio maggiori che non tollerano oltre la stessa fiscalità richiesta da parte dei differenti uffici all’”imbattersi” con essi.

Potrebbe sembrare un discorso banale ma il punto sta nelle circostanze politiche sulle quali si riversano determinate prese di posizione. Da una parte l’ottusità di determinate prassi tende o vorrebbe assicurare l’estabilishment; dall’altra l’uomo comune non vuole ancora vestire i panni del signor sì ad oltranza: date anche le evidenti e differenti tipicità di ogni singola identità per ogni singolo caso; anche per quanto riguarda le associazioni o i gruppi nelle singole, appunto, questioni.

Purtroppo l’ottusità di taluni amministratori fa in modo ebete il proprio dovere nel bullizzare i giovani sul monopattino mentre scorazzano ciclisti mezzi ubriachi o gonfiati da anabolizzanti ad infastidire con maggior pericolo la circolazione regolata in maniera ridicola dai guappi del palazzo e dal nonnismo psicologico.

 

 

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