Cinque Paesi, nessun trattato

 

Da dott.ssa Maria Stella BOSCO (giornalista)

A Roma la quarta tappa di un percorso sulla difesa europea promosso da una fondazione privata tedesca insieme a un istituto italiano. I cinque grandi Paesi si riuniscono come formato informale già dal 2024. Nessuno dei due tavoli ha una base nei trattati, ed è precisamente questo il punto.

 

Il 2 settembre Palazzo Orsini, sede dell’Ambasciata del Sovrano Militare Ordine di Malta presso la Santa Sede, ha ospitato la quarta tappa della European Defense Roundtable, organizzata dalla Munich Security Conference insieme all’Istituto Affari Internazionali. Al tavolo, secondo il resoconto dell’Adnkronos, sedevano rappresentanti di governi, forze armate, università e industria di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito.

Non era un vertice e non ha prodotto decisioni vincolanti. Era una conversazione strutturata, e la distinzione conta più di quanto sembri.

I cinque Paesi coinvolti sono quelli che nel linguaggio della sicurezza europea vengono indicati come E5. I loro ministri della Difesa si incontrano dal 25 novembre 2024, quando si riunirono per la prima volta a Berlino. Sono seguite la Polonia nel gennaio 2025, Parigi in marzo, poi Roma, Londra in settembre, di nuovo Berlino in novembre e Cracovia nel febbraio 2026. Sette riunioni in poco più di un anno, a cui se ne sono aggiunte altre nel corso del 2026. Secondo la ricostruzione dell’agenzia AGI, la sigla richiama insieme il numero dei partecipanti e l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, quello sulla difesa collettiva.

Un dettaglio del gruppo spiega perché esiste. Il Regno Unito non è più membro dell’Unione europea e partecipa a pieno titolo. È ciò che un formato informale può permettersi e che una struttura comunitaria, per definizione, non può permettersi.

L’iniziativa ospitata a Palazzo Orsini è invece parallela e più recente. Il presidente della Munich Security Conference, Wolfgang Ischinger, ha spiegato alla stampa che l’idea è nata all’inizio di quest’anno, prima della conferenza di febbraio, e che non viene dal governo tedesco ma dalla fondazione, che è privata e indipendente. L’obiettivo dichiarato è promuovere l’idea di una difesa europea al di là delle strutture esistenti dell’Unione e della NATO. Il percorso è cominciato a Monaco in febbraio, è passato per Parigi in maggio e per Ditchley Park nel Regno Unito, è arrivato a Roma e proseguirà a Varsavia a metà ottobre, per chiudersi in Germania nella seconda metà di novembre.

L’argomento di fondo riguarda le dimensioni. Ischinger ha ripreso una vecchia battuta secondo cui in Europa esistono due categorie di Paesi, «quelli piccoli e quelli che non hanno ancora capito di esserlo», precisando che nel confronto con le grandi potenze la formula vale anche per Italia e Germania. Da qui la scelta dei cinque, che concentrano una quota rilevante del peso industriale del continente. Senza base industriale, ha sostenuto, non si difende nulla.

I numeri danno alla tesi un contorno preciso, e insieme una complicazione.

Il rapporto annuale del Segretario generale della NATO, pubblicato il 26 marzo 2026, indica per il 2025 una spesa italiana per la difesa superiore ai 45 miliardi di euro, pari al 2,01 per cento del prodotto interno lordo, in crescita rispetto all’1,52 per cento del 2024. La Polonia guida l’Alleanza con oltre il 4 per cento. Nel complesso Europa e Canada hanno investito 574 miliardi di dollari, con una crescita reale del 20 per cento in un anno. Al vertice dell’Aia del giugno 2025 gli alleati si erano impegnati a destinare entro il 2035 il 3,5 per cento del PIL alla difesa in senso stretto, più un ulteriore 1,5 per cento a spese collegate.

Su quei numeri esiste però un’obiezione tecnica documentata. L’osservatorio indipendente Mil€x ha rilevato il 27 marzo 2026 che i dati della NATO non sono prodotti dall’Alleanza ma comunicati dai singoli governi, e stima la spesa militare diretta italiana intorno all’1,5 per cento del PIL nel 2025, con circa 33,9 miliardi previsti per il 2026. Secondo l’osservatorio, a cambiare non è stata la spesa reale ma l’elenco delle voci che vengono dichiarate come militari. Non è una controversia politica, è una controversia su cosa si conta. Ma incide su ogni ragionamento costruito sopra quelle percentuali.

Lo strumento comunitario, intanto, è già operativo. Il regolamento (UE) 2025/1106, entrato in vigore il 29 maggio 2025, ha istituito SAFE, un meccanismo che mette a disposizione degli Stati fino a 150 miliardi di euro in prestiti agevolati con scadenza a quarantacinque anni. Con la decisione di esecuzione (UE) 2026/410 del 17 febbraio 2026 il Consiglio dell’Unione ha reso disponibile all’Italia un prestito fino a 14,9 miliardi. Alla Polonia ne sono stati assegnati oltre 43.

SAFE ha una base giuridica, passa dal Consiglio dell’Unione e produce atti pubblicati nella Gazzetta ufficiale europea. Ogni passaggio richiede tempo, e ogni passaggio lascia un documento.

Da qui la domanda che l’incontro romano lascia aperta. Se lo strumento comunitario esiste già, perché serve anche un formato informale.

La risposta di Ischinger è la velocità. Gli strumenti costruiti a partire dagli anni Cinquanta per l’integrazione economica e politica, ha osservato, non sono necessariamente quelli adatti a un’Unione chiamata a esercitare una funzione di deterrenza. Ha indicato due modelli di riferimento nel rapporto Letta sul mercato unico, dell’aprile 2024, e nel rapporto Draghi sulla competitività, del settembre successivo, aggiungendo che il problema non è più produrre proposte ma prendere decisioni.

Un formato informale è veloce proprio perché non ha un atto istitutivo, non ha una base nei trattati, non produce documenti oltre le dichiarazioni congiunte e non risponde a un’assemblea elettiva. La stessa caratteristica che lo rende rapido lo rende difficile da seguire dall’esterno. Non è un’accusa. È una descrizione del meccanismo.

Quello che il formato discute è comunque ricostruibile dalle dichiarazioni congiunte. A Cracovia, nel febbraio 2026, secondo il resoconto di Euronews i cinque ministri hanno affrontato il sostegno a Kiev, la capacità produttiva dell’industria degli armamenti, il contrasto alle minacce ibride e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi autonomi, insieme a una proposta di origine britannica per aumentare la produzione di dispositivi a basso costo. Sono scelte industriali, prima ancora che militari.

Resta il capitolo industriale, che tocca il territorio da vicino. Secondo l’ambasciatore tedesco in Italia, il peso italiano nel dibattito sulla sicurezza continentale è cresciuto anche grazie alle capacità nel settore degli armamenti, della tecnologia, dello spazio e dell’ingegneria.

In Campania quelle capacità hanno una struttura riconoscibile. Il Distretto aerospaziale della Campania, costituito nel 2012, dichiara di riunire quasi duecento tra grandi imprese, piccole e medie imprese, centri di ricerca e università, comprese quelle campane con corsi di ingegneria, tra cui Salerno. È una filiera cresciuta soprattutto sull’aeronautica civile, mentre la spesa pubblica europea che sta arrivando è di natura militare.

Se la base industriale è il criterio con cui si misura il peso di un Paese, la domanda diventa locale. Quei 14,9 miliardi finanzieranno contratti, e ogni contratto ha dei fornitori. Quanti di quei fornitori saranno campani, e da quale documento pubblico lo si potrà sapere.

Una parte del dibattito sulla difesa europea si svolge ormai in luoghi che non producono atti. Per chi vorrà seguirlo resta una domanda. Dove si guarda, quando una decisione non lascia traccia?

Maria Stella Bosco

 

Fonti

Adnkronos, «Difesa europea, Ischinger “Siamo troppo piccoli, il formato E5 può essere la soluzione”», di Giorgio Rutelli, 2 settembre 2026 — Ministero della Difesa, comunicati sulle riunioni E5 di Roma e Berlino — Dichiarazione congiunta dei ministri della Difesa E5, Parigi, 12 marzo 2025 — AGI, 24 giugno 2026 — Euronews, resoconto del vertice E5 di Cracovia, 20 febbraio 2026 — Rapporto annuale del Segretario generale della NATO, 26 marzo 2026 — Osservatorio Mil€x, 27 marzo 2026 — Regolamento (UE) 2025/1106 e Decisione di esecuzione (UE) 2026/410 del Consiglio — Distretto Aerospaziale della Campania.

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