RANUCCI – REPORT: parla il socialista Amatruda

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Altro che “sceneggiata alla napoletana” di Mario Merola, nel caso complicatissimo di RANUCCI – LAVITOLA – REPORT e la politica in genere siamo davvero alle ridicole, inquietanti, schifose e fastidiose battute di una finale senza fine.

Adesso sul palco hanno fatto irruzione anche le botte, come nella più classica delle sceneggiate, con un non meglio precisato numero di uomini (forse con gli autori materiali dell’attentato) che entrano di soppiatto nella cella del buontempone Lavitola e lo riempiono di botte fisiche senza, però, massacrarlo e, quindi, con una rapida ripresa dell’interessato.

Comunicazione sbagliata dell’accaduto o una nuova ed ancor più miserabile e inquietante atto della sceneggiata ?

Anche su questo è stato subito disteso un velo informativo di protezione; gli italiani non devono sapere, quando si parla di Ranucci-Lavitola-Report il riserbo, anzi il segreto, è assoluto.

In questo periodo hop letto di tutto e di più; svariati i commenti accreditati anche a personaggi della politica nostrana e non; finanche il segretario nazionale del Partito Socialista, avv. Enzo Maraio, ha detto la sua sulle tivvù nazionali per cercare di smussare i toni aspri assumendo una posizione assai pilatesca per non urtare, forse, la sensibilità della grande sinistra che incolpa, come al solito la Meloni e la cosiddetta Tele/Meloni per quanto sta accadendo al povero Cristo del “mitico Sigfrido”.

Fortunatamente gli fa subito da contraltare, quasi da opposizione, il suo attuale braccio destro “Gaetano Amatruda” che con molta lucidità ha postato su FB (in data 13 agosto 26) la seguente riflessione:

AMATRUDA: ,

Io, giovanissimo, scrissi un paio di pezzi su ‘L’Avanti’ di Lavitola. Quel giornale mi attirava soprattutto perché vi scriveva Bettino Craxi e, per un giovane socialista, aveva inevitabilmente un richiamo particolare. Poi un amico, con il quale negli anni successivi avrei anche lavorato, mi disse una cosa molto semplice: se vuoi collaborare con me, ti consiglio di stare lontano da quel giornale. Conosceva Lavitola dai tempi della giovanile socialista e mi raccontava di aver maturato già allora forti perplessità sulla sua trasparenza e sulla linearità dei suoi comportamenti. Io capii il senso di quel consiglio e mi fidai. Interruppi ogni collaborazione dopo solo due articoli. Negli anni successivi le vicende giudiziarie che hanno coinvolto Lavitola, comprese quelle legate a Berlusconi, hanno contribuito a delineare meglio il personaggio.  Ed è proprio questo il punto che oggi mi fa riflettere: io ero molto giovane e mi bastò il giudizio di una persona che conosceva bene quell’ambiente per capire che fosse opportuno stare lontano. Possibile che Ranucci, con l’esperienza, le fonti e gli strumenti investigativi di cui dispone, non sia riuscito da solo a maturare una valutazione altrettanto chiara sul personaggio?

PS –  in foto “La parabola dei ciechi” (1568) di Pieter Bruegel il Vecchio.

Raffigura il passo evangelico «se un cieco guida un altro cieco, entrambi cadranno in una fossa» (Matteo 15,14).

Cosa dire ? Niente, se non che sottoscrivo parola per parola il post di Gaetano; probabilmente il lavoro che abbiamo svolto insieme per anni è servito a qualcosa.

 

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