Da Antonio Cortese (docente – giornalista)
In un articolo precedente, dopo i determinanti appelli de il Quotidiano di Salerno per la liberazione di Alemanno al quale solamente il generale Vannacci é andato ad abbracciare calorosamente, si ripropone un attacco mediatico il cerca del “caso”, appurata l’incompetenza nel giornalismo d’inchiesta dei vari Ranucci.
La sinistra televisiva che avalla il mantenimento di un sistema illusionistico, fatto di inutili e continui scioperi sprecati, sommuove un’opinione pubblica di consumatori per caso incollandoli a ripetute frenesie e bisticci del politicomico teatrino tivvù.
Nella trappola é inciampato il noto generale accoltellato brutalmente dai propri colleghi come per una epica giornata cesariana.
Pertanto tengo a precisare che il rappresentante dell’esercito sta combattendo anche via media contro una sinistra abituata male, rimbalzata a meraviglia sui mezzi social e nutrita ancora con mangimi edulcorati di cui essi stessi vanno fieramente ingrati.
Fin quando a dire qualcosa alla finestra era Beppe Grillo, l’alibi umoristico faceva buoni ascolti e buone percentuali di share poi però al cambio di genere comunicativo la sinistra delle redazioni giornaliste rosse é passata permalosamente al genere noir o thriller o ad un melodramma non più di moda.
L’apologia ai metodi fascisti coinvolse anche zio Silvio o altrettanti anche di seggi opposti o ancora Montannelli in passato, ma grazie all’ingrediente comico satirico le iniziative anche dei pool guanti e calzini puliti crollavano in barzellette e quindi nella messa in scena di uno show, tipicamente italiano, il cui peggior e più pericoloso esponente modera spettacoli sul format di Porta-a porta.
Le testate televisive prima del rodaggio funzionante di questa ottima macchina per la raccolta pubblicitaria chiudevano simili programmi dopo tre o massimo cinque anni.
L’incasso dalle agenzie pubblicitarie non dovrebbe autorizzare oltre la messa in onda di controversie di specie politica ad oltranza, almeno da parte del servizio pubblico in maniera irresponsabile.
Ora la sovente ingerenza della magistratura sulle dinamiche di determinati palinsesti radiotelevisivi non solo diminuisce l’autorità stessa dell’istituto giuridico ma avalla confusione anche contro i principi del recente quanto necessario ministero Mim e delle politiche sociali, di lavoro e coesione.
Per l’integrazione e le nuove forze lavoro in fortunato arrivo da paesi veteramante ritenuti arretrati, gli interventi in tali programmi da persone comuni colpite dalla sindrome di protagonismo patinato con in regalo fascicoli di cultura arrangiata la notte prima degli esami, nulla quaestio, come anticipato anche da voci sane ed innocenti come Paola Egonu o da chiunque non sia rincoglionito tra un tiggì e uno spot automobilistico.