Da Angelo Andriuolo
I mass media, segnatamente televisione e carta stampata, hanno dato ampia diffusione – servizi, reportage, ecc. – a quel tragico evento di venticinque anni orsono meglio noto come Attacco alle Torri Gemelle.
Gli attacchi dell’ 11 settembre da parte di terroristi di Al-Qāʿida – all’epoca guidata da Osama bin Laden – causarono la morte di quasi tremila persone compresi i 19 attentatori, e il ferimento di oltre 6000. Furono 125 i morti nell’incendio del Pentagono e 264 passeggeri morti nei 4 aerei dirottati e precipitati. Ma la maggior parte delle vittime si verificò nel World Trade Center: 2753 persone delle quali identificate solo 1654. Più di mille restano senza nome: quasi il 40% del totale.
Le conseguenze a livello globale di quegli eventi sono state altrettanto tremende. L’attentato alle Torri Gemelle ha cambiato le regole del mondo moderno, trasformando le politiche e le norme sulla sicurezza aeroportuale. Ma soprattutto ha compattato l’occidente nella guerra al terrorismo e destabilizzato il Medio Oriente, grazie anche ad alcuni evidenti “errori di valutazione e di individuazione di obiettivi”: si sono stretti accordi di collaborazione con i veri responsabili, i sauditi, e destabilizzato stati che rappresentavano comunque un argine contro la stessa Al-Qāʿida.
Quasi solo i media digitali si sono, invece, ricordati che ieri ricorreva anche il cinquantatreesimo anniversario di un altrettanto tragico evento, tutto però interno all’occidente: l’11 settembre 1973, con un colpo stato, in Cile il generale Augusto Pinochet eliminò il presidente Salvador Allende, democraticamente eletto dando inizio a una dittatura sanguinosa che terminò nel 1990 e costò la vita a migliaia di cileni. Il dato delle persone uccise o scomparse è impressionante. Secondo stime di una commissione governativa aggiornate ad agosto 2011 , i desaparecidos sarebbero 40.018, in essi compresi 3.216 certamente uccisi, e 600.000 le persone che avrebbero subito detenzione politica e/o tortura o comunque violazione dei diritti umani.
Evidenti e mai peraltro nascoste le responsabilità degli USA. Bastano a darne prova certa anche solo le parole pronunciate nel giugno precedente il golpe dall’ allora Segretario di Stato Kissinger: “Non vedo alcuna ragione per cui a un Paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”. Impressionante il cinismo.
Certamente l’attentato alle Torri Gemelle è rimasto più impresso nella memoria collettiva rispetto al golpe in Cile per via della sua natura mediatica globale e della vicinanza temporale. Il dramma del 2001 è stato praticamente vissuto in diretta tv: il mondo intero ha visto gli aerei schiantarsi in tempo reale. Il dramma cileno è stato seguito in maniera più frammentaria e comunque mai in diretta. Il 1973 appartiene, poi, a una generazione precedente e ad un’era della geopolitica, la Guerra Fredda, che per la maggior parte di noi è oramai lontana.
Non solo. New York è il centro finanziario dell’Occidente e gli eventi che la riguardano hanno inevitabilmente un impatto globale immediato. Il golpe di Augusto Pinochet finì invece per sedimentarsi nell’opinione pubblica – e nonostante la mobilitazione – come un conflitto politico circoscritto a un’area geografica lontana.
Resta un dato. Chi fa informazione ha l’obbligo di ricordarli entrambi perché entrambi carichi di impressionante attualità. E poi per ricordare a tutti un ammonimento: il potere, economico o politico che sia, non dà mai il diritto di fare quel che si vuole. Ma questo vale prima per noi. Solo dopo potremo infatti pretenderlo dagli altri.
Il rovescio della medaglia è la barbarie