REGIONALI: Paolo … il vincitore del Vallo


Aldo Bianchini

VALLO di DIANO – Passando sotto la lente d’ingrandimento il Vallo di Diano dopo le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale è doveroso affermare che dalle macerie politiche del territorio emerge un solo nome vincente: Paolo Imparato, sindaco di Padula e consigliere provinciale. E’ lui l’uomo del futuro prossimo per almeno due o tre anni, è lui l’unico soggetto politico vincente del comprensorio che non può e non deve essere definito “terra di straniero” e men che meno “terra di nessuno” come qualcuno lo ha incautamente definito. La verità è che sarà Paolo Imparato, nella sua qualità di consigliere provinciale, a rappresentare il Vallo nelle sedi istituzionali provinciali ed a rilanciare le istanze e le esigenze del territorio valdianese anche a Palazzo Santa Lucia di Napoli; avrà un carattere difficile, sarà prorompente quanto volete, si comporterà in maniera anomala rispetto alle righe dell’etica, ma indubbiamente è l’unico ad aver mantenuto sempre un atteggiamento di grande coerenza nell’essere riuscito a vendere semmai qualcosa che non ha, ma nell’aver rappresentato per l’immaginario collettivo un vero ed insostituibile punto di riferimento, soprattutto per le categorie meno abbienti. Non è saccente, non promana la sensazione di essere un uomo di grande cultura, è umile e roboante al punto giusto, ma è dotato sicuramente di un intuito non comune e di una grande capacità nella scelta degli obiettivi in favore della sua gente. Se si ripercorre la storia politica del Vallo di Diano si capisce perché spesso si cade nell’errore di prendersela con chi viene da fuori a beccare voti su voti, invece di accusare per nomi e cognomi i rappresentanti politici che da decenni hanno pensato e pensano soltanto al loro tornaconto (politico !!) personale in termini di potere e di poltrone in uno scontro fratricida che viene consumato sotto gli occhi di tutti e largamente condiviso dagli stessi che accusano “gli stranieri”. In quest’ultima tornata elettorale ne abbiamo viste di cotte e di crude con ben nove candidati in campo, alcuni dei quali grandi protagonisti dello scellerato passato ed altri presentatisi come “nova frontiera” di una immaginaria cordata rinnovatrice che non ha colpito l’immaginario collettivo e non ha dato i frutti sperati in termini di consenso elettorale. Ecco perché Paolo Imparato ha vinto le elezioni pur senza essersi candidato; che piaccia o meno, è rimasto da solo a rappresentare l’intero Vallo di Diano che lui ama estendere fino a Sapri ed ai confini di Pontecagnano. E’ qui la vera solitudine del Vallo, non nel fatto che i voti sono stati donati agli stranieri; questo è un luogo comune che non regge più innanzitutto perché si ripete ogni volta e poi perché l’elettore medio valdianese si muove e sceglie in quella direzione. Dunque se c’è in assoluto una colpa, quella deve essere attribuita in primis all’elettore che da molto tempo non riesce a scegliere in maniera serena il proprio leader. Poi c’è, ovviamente, la responsabilità dei tantissimi personaggi politici che, alla stregua di piccoli signorotti della politica, per mantenere le loro baronie sono subito tutti pronti a bruciare le velleità di avanzamento del vicino di casa e dell’amico di partito, per non parlare degli avversari politici. Non si riesce più, da molti anni a questa parte, a fare fronte comune per raggiungere obiettivi importanti come accadeva al tempo di Domenico Pica, Enrico Quaranta e Gerardo Ritorto. C’erano anche allora tantissimi uomini politici, molti dei quali superiori di una spanna a quelli attuali, ma tutti erano disponibili a fare un passo indietro per non rovinare le scelte decise dai vertici nelle sedi istituzionali dei singoli partiti; anche a costo di turarsi il naso. Non tocca a me fare i nomi ed i cognomi, sono conosciutissimi da tutti, qualche tempo fa finanche il nuovo Vescovo mons. Antonio De Luca ebbe modo di bacchettare tutti quelli che senza alcun ritegno rimanevano attaccati alle poltrone da decenni. Ma c’è anche chi, e sono in tanti, considera straniero il candidato nato e cresciuto in un altro paese dello stesso Vallo; figuratevi in quale miscelatore perverso devono nascere e crescere i nuovi, quelli che dovrebbero garantire sviluppo e crescita. Alla fine degli anni ’60 in piazza a Sassano venne a tenere un comizio per le provinciali il candidato De Luca di Teggiano che tra i sassanesi raccoglieva e mieteva consensi a iosa. Mentre parlava un cittadino dal pubblico gridò: “Cosa hai dato a Sassano per chiedere i nostri voti”. L’esperto e già maturo personaggio politico (consigliere provinciale da alcune consiliature) senza scomporsi rispose: “A Sassano ho dato tutto quello che il vostro rappresentante mi ha chiesto” (alludeva chiaramente ad un personaggio molto noto che aveva rivestito anche la carica di sindaco, per la DC naturalmente). Ecco è questa la fotografia storica degli elettori e dei candidati del Vallo di Diano, senza bisogno di scomodare le “terre degli stranieri” e le “terre di nessuno”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *