PORTO: da Lupi a Del Rio … passando per Basile; e De Luca ?


Aldo Bianchini

SALERNO – Quando si parla di porti, di portualità, di armonizzazione di sistemi portuali, di messa a punto della riforma strutturale nazionale, bisogna parlare sempre in termini di “modello organizzativo e lavorativo” e mai di numeri in assoluto. Soltanto con i numeri si rischia seriamente di non risolvere il problema e di caricare su entità portuali che non funzionano altri numeri ed altri incombenti che non potranno mai essere onorati e degnamente risolti. Ho letto attentamente l’intervista rilasciata qualche giorno fa da Antonio Basile, neo commissario straordinario delle Autorità Portuali di Napoli e Castellammare; una intervista che sebbene condivisibile in molti punti è altrettanto obsoleta e non porta niente di nuovo sotto il cielo della portualità nazionale e, soprattutto, campana. Se guardassimo soltanto ai numeri dovremmo rapidamente concludere che tra il porto di Salerno e quello di Napoli non c’è competizione e non c’è confronto da fare; i numeri sono a stragrande vantaggio di Napoli: 16 ormeggi contro 74, 3 darsene interne contro 12, lunghezza banchine 3,2 km. contro 11, di superficie a terra 429.500 mq. contro 1.300.000, di superficie specchio d’acqua 1.106.290 mq. contro 2.800.000, di profondità all’imbocco di -16 m. contro i 18, di profondità interno bacino da -12.5 a -8 contro -14,50 a -8, di anno di costruzione dell’attuale configurazione tra il 1968 e il 1972 contro un periodo dal 1860 al 1940., rinfuse liquide 0 contro 5.939, rinfuse solide 88 contro 4.060, containers 3.337 contro 4.954, ro-ro 6.613 contro 5.437, altre merci 930 contro 0, teu-s 263.405 contro 10.082.420 e passeggeri 601.175 contro 6.931.856, per indicare alcuni dei numeri che contano. Se, dunque, si ragionasse soltanto sulla base dei numeri il porto di Salerno dovrebbe subito scomparire per essere definitivamente, e senza discussione, accorpato a quello di Napoli e Castellammare. Se, invece, andiamo ad analizzare nel dettaglio che esulano dalla configurazione strutturale e naturale dei due porto, in considerazione della tipicità innaturale del porto di Salerno stretto negli spazi dalle montagne degradanti verso il mare, se ne deduce che là dove l’autorità portuale di Salerno ha potuto competere c’è una sostanziale e sana rivalità competitiva fino ad arrivare ad alcune specificità in cui Salerno supera agevolmente Napoli. E questo che cos’è se non il risultato di un attento lavoro di organizzazione e proposizione del “modello Salerno” anche sulla piazze più importanti del mondo. E chi se non il presidente dell’autorità portuale salernitana, Andrea Annunziata, con tutto lo staff che gli si muove intorno ha mano a mano creato e ha dato vita a quello che oggi da più parti viene indicato come “il miracolo salernitano”. E’ qui che è carente l’esposizione, anche dettagliata per certi versi, fatta dal neo commissario straordinario di Napoli Antonio Basile; il suo progetto manca di un valido modello organizzativo. Oggi si parla soltanto della riforma che il neo ministro Graziano Del Rio sta mettendo a punto e ci si dimentica del lavoro già svolto dal predecessore Maurizio Lupi; ma al di là delle chiacchiere, delle anticipazioni e delle promesse se la riforma della portualità non terrà conto anche dei “modelli organizzativi” (senza per carità sottacere i numeri !!) ci troveremo per l’ennesima volta di fronte ad una riforma che annuncia cambiamenti epocali per non cambiare nulla. E se, infine, sempre ispirandosi alle dichiarazioni di Basile volessimo fare un confronto tra Salerno e Napoli dovremmo rapidamente concludere che Salerno batte Napoli almeno per 3 a 0: modello lavorativo, efficiente comunicazione interna ed esterna, qualità e capacità professionali di tutti i componenti lo staff (dal presidente, ai funzionari, agli impiegati e ai lavoratori portuali). Su tutto questo si dovrà, nel giro di poche settimane, capire e valutare il primo vero impatto che il nuovo governatore Vincenzo De Luca avrà su un problema di carattere regionale che rischia di andare contro la sua città. Ma ciò che mi preoccupa di più è la sicurezza con cui Antonio Basile parla del “progetto Del Rio” come se già sapesse dove quel progetto andrà a parare; non vorrei che la recente nomina di Antonio Basile da parte del ministro Graziano Del Rio fosse foriera di decisioni già prese in maniera clamorosamente sbagliata. Ma di queste ultime due cose parlerò nella prossima puntata.

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