Berlinguer e Berlusconi: due Italie … due mondi

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Qualche giorno fa su questo giornale è stato pubblicato un articolo scritto dal prof. Luigi Gravagnuolo (già docente Unisa e già sindaco di Cava) sotto il titolo “Berlusconi – Berlinguer. Due funerali e il tramonto di due Italie”; con il suo scritto Gravagnuolo sintetizza alla perfezione i due eventi nazionali, mediatico il primo e popolare il secondo, accomunati soltanto dai rispettivi funerali, paralleli e mai convergenti quasi come a voler smentire l’affermazione di Aldo Moro che segnò l’epoca in cui l’Italia cresceva ed eravamo lì lì per toccare la Luna.

L’analisi obiettiva, e non di parte, di Luigi Gravagnuolo consente una ulteriore ricerca sulla realtà che hanno rappresentato questi due grandi uomini politici.

Per togliere ogni dubbio al lettore affermo che in quel lontano 13 giugno 1984 sarei andato volentieri a Roma, e mi dispiace ancora oggi non esserci andato, per mescolarmi alla incredibile folla di circa due milioni di persone e di tanti capi di stato con oltre un milione di lavoratori come massima espressione di quella che allor era la sinistra.

Non ho neppure lontanamente pensato di poter andare a Milano il 14 giungo 2023 perché, innanzitutto, non avverto l’esigenza di mescolarmi a principi regnanti, politicanti, imprenditori di tutte le razze ed anche, perché no, alla scatenata tifoseria del Milan e pochi lavoratori; pur essendo tifoso del Milan fin da ragazzo.

Il mondo è cambiato, si dirà, ma la sinistra è davvero allo sbando se nell’84 non aprì bocca per i “funerali di stato” a Berlinguer che era soltanto il segretario di un partito; e oggi grida a squarciagola allo scandalo dei funerali di stato per Berlusconi che, comunque la si voglia girare, ha ricoperto per quattro volte la presidenza del Consiglio dei Ministri.

C’è un aspetto che allontana decisamente le due figure sul piano non tanto della politica ma della rappresentazione della società civile nella quale i due si sono mossi con minori o maggiori risultati, ma si sono mossi.

Entrambi hanno commesso errori plateali; Berlinguer nell’avallare senza battere ciglio la strategia della conquista del potere attraverso la creazione e la crescita a dismisura di una stagione incentrata sull’allevamento di un vero e proprio squadrone di magistrati divenuti tutti pubblici ministeri e lanciati soltanto apparentemente per la difesa dei diritti violati dei lavoratori; Berlusconi nell’estremizzare troppo il concetto che la politica passa forzatamente attraverso  l’affermazione del capitale delle imprese che allontana i lavoratori dal pur valido concetto della globalizzazzione.

Enrico Berlinguer si fermò, però, a quell’unico difetto (se così possiamo definirlo) ed ancora oggi è amato dalle folle; Berlusconi, invece, è andato oltre ed a quel difetto di origine ha aggiunto quello tanto disprezzato dal popolo, e cioè l’aver messo in pubblica piazza tutti i gravi difetti di cui sono portatori i ricchi e gli straricchi come lui (dalle Olgettine al Bunga Bunga). Sul comunista ha già parlato la storia, sul sovranista dovrà ancora farlo.

Nell’attesa si può già dire, come ha scritto Gravagnuolo, che nella storia repubblicana non ci sono mi stati eventi così seguiti come i funerali dei due leader politici.

 

 

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