Bilancio di una sagra A STIO LA SAGRA DEI “CICCIMARITATI” PROMUOVE LA CULTURA E LE TRADIZIONI DEL CILENTO Si è appena conclusa la manifestazione che attira nel comune cilentano quasi 15.000 turisti.

 

di Enrico Trotta

E’ appena terminata la manifestazione che nel borgo dell’Alto Calore Salernitano attrae, ogni anno, turisti provenienti da tutte le regioni italiane: da Cannobio a Palermo o Catania, passando per Bologna, Firenze, Gallipoli, Potenza e Catanzaro. La sagra attira a Stio, davvero migliaia di utenti e turisti, che sono attratti da quelli che, all’inizio, venivano considerati i “piatti poveri” dei contadini: i ceci, le foglie con le patate lesse, formaggi amorevolmente cagliati nelle case dei pastori, oltre ad alcuni dolci locali, semplici, artigianali, come le zeppole sia dolci che salate. Il luogo è molto suggestivo: un bosco di castagno facilmente raggiungibile sia da Paestum che da Agropoli o Pioppi e Acciaroli e Golfo di Policastro. Qui i vacanzieri non solo si muovono con grande piacere alla ricerca dei sapori perduti che nelle città non si trovano più, ma fanno da traino e promoter di vaste comitive di amici e familiari che si muovono dalle grandi e medie città di appartenenza. La “festa” dei ciccimaritati attrae per ognuna delle sette sere dell’evento una media di 2.000 – 2500 persone con un inevitabile calo fisiologico nel corso dell’evento. Lo staff, composto da tante donne del paese, opera ogni anno con grande spirito di sacrificio, alzandosi ogni mattina alle sei e operando fino a notte fonda (l’una, le due) per preparare le pietanze, come anche anche i cappelletti, rigorosamente fatti a mano (circa un quintale di pasta al giorno) mettendo in lievitazione struffoli e zeppole da portare ai tavoli montati nella suggestiva cornice del bosco bucolico, di virgiliana memoria. La sagra, nei sette giorni, vede tutto il paese concentrato sull’evento più prestigioso, suggestivo e meglio organizzato di tutto il Cilento. Peccato solo che, come sempre, pur dopo 30 anni dalla creazione dell’evento, grazie alla lungimiranza dei soci fondatori dell’Associazione “Il Punto”, oggi quasi tutti cinquantenni e sessantenni, non viene dato ancora il giusto valore all’evento, e che susciti ancora qualche gelosia ed invidia nel Comune Cilentano, che comunque vede una popolazione locale che non ha saputo ancora “intercettare” le potenzialità di sviluppo economico e l’indotto che potrebbe nascere e crescere intorno alla sagra stessa, come, invece, è avvenuto a Giffoni Valle Piana, intorno al Festival del Cinema per Ragazzi. Nel 21° Secolo, negli anni duemila, ancora la popolazione stessa ha paura di crescere, ancora è legata a schemi clientelari e parassitari del piccolo favore personale e non sa guardare oltre la punta del proprio naso. Eppure grazie ai numeri della sagra, qui si potrebbero aprire ristoranti, negozi di artigianato locale, commercializzazione di prodotti tipici locali: formaggi, miele, marmellate e trasformazione dei prodotti, capicollo, soppressate, alici di menaica, strutture ricettive (B & B). Purtroppo il limite culturale di una parte anche della politica locale, non favorisce la crescita e lo sviluppo. Si preferisce la cultura becera del feudalesimo, tenendo a bada i sudditi. Si preferisce mandare al governo degli asini anzichè cavalli di razza che dovrebbero attrarre cultura ed investimenti economici per lo sviluppo dell’intera comunità, non facendo più scappare i giovani dai paesi del Cilento ma promuovendone il ritorno!

 

 

 

 

 

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