“C’è ancora domani”: capolavoro cinematografico o semplice film da cassetta … parla Giovanni Falci

 

Aldo Bianchini

"Antonietta", la maestra nonna di Giovanni Falci

SALERNO – Dopo il mio ultimo articolo (quello pubblicato ieri) sul film “C’è ancora domani”, diretto e interpretato dall’attrice Paola Cortellesi e soprattutto dopo gli accostamenti fatti nel contesto del predetto articolo tra il fil di oggi e quelli del passato definiti da tutti “capolavori”, ed infine per l’accostamento tra i grandi film ed il piccolo capolavoro letterario scritto da Nicoletta Di Noia, speravo potesse lievitare un dibattito per consentire ad ognuno di dire la propria.

E il dibattito è nato grazie lla penna molto precisa e critica dell’avv. Giovanni Falci (noto penalista salernitano) che mi ha scritto la seguente lettera della quale condivido ogni singola parola:

 

  • Aldo, per prima cosa correrò a comprare il libro perché la tua presentazione mi ha convinto.

Sono sicuro che sarà un’ottima opera prima perché condivido il tuo giudizio di mediocrità sul film “c’è ancora domani“.   Quel film, a differenza di “quo vado“, vuole avere la pretesa di film impegnato e d’autore; per lo meno Zalone è dichiaratamente un comico.

In realtà a me “c’è ancora domani” è sembrato una parodia e un’ostentazione del fenomeno con una chiave di lettura di quel periodo storico assolutamente banale e anche recitata male dai protagonisti. Secondo me si salva solo l’attore che interpreta il meccanico innamorato della protagonista.

Scena tratta dal film "Una giornata particolare"

Il vero capolavoro artistico cinematografico che ha trattato quel periodo storico e la condizione di donne e “diversi” di quell’epoca è “una giornata particolare” di Ettore Scola che ha denunciato il fascismo, i pregiudizi e i ruoli di genere sempre a discapito delle donne, così come la persecuzione dell’omosessualità da parte del regime di Mussolini (ancora in pieno vigore nel periodo d’ambientazione del film e perfino oggi). Non a caso quel film ha ottenuto vari riconoscimenti internazionali vincendo, tra gli altri, il Golden Globe quale miglior film straniero e ricevendo inoltre due candidature al Premio Oscar, per il miglior film straniero e per il miglior attore, a Marcello Mastroianni.

La differenza è che lì non si è dovuto ricorrere alla parodia ovvero alla caricatura dei soggetti per rendere il dramma che voleva raccontare.  La naturalezza della recitazione di Sofia e Marcello hanno veicolato il messaggio che il regista si proponeva. Proprio così, chi subiva e subisce ancora quei soprusi, quelle violenze, le vive con naturalezza, senza rabbia, senza odio, quasi con “piacere” e sicuramente con rassegnazione.

Sofia Loren nel film non era dispiaciuta di non essere andata alla sfilata militare di Mussolini e Hitler a differenza di Paola Cortellesi che invece protesta per la sua retribuzione minore a quella dell’apprendista maschio.

Hanno entrambe subito un torto ma quello di Sofia è “accettato, raccolto, quasi approvato” mentre l’altro è “avversato, contrastato, osteggiato“.

La verità è quella di Sofia e non di Paola!

L'avv. Giovanni Falci balla con la moglie Maria

Il cinema, come la letteratura, è una cosa seria, è una forma di arte altissima e molto difficile; io ritengo addirittura che il cinema è più difficile del teatro.  Ho sempre pensato che la differenza tra un avvocato civilista e un avvocato penalista sia la stessa che esiste tra un attore di cinema e uno di teatro. Il penalista come l’attore di teatro, si “esibisce” davanti al pubblico che è presente mentre egli parla, gesticola; il civilista invece non è presente quando la sua “opera” verrà vista dal pubblico.

Certo, il civilista può provare a scrivere e riscrivere la sua comparsa, il suo ricorso, la memoria etc., proprio come l’attore cinematografico che può provare più volte la scena, ma quando l’avrà depositata o è perfetta oppure non potrà più farci niente; e così l’attore cinematografico non potrà fare niente più mentre il pubblico guarda la sua interpretazione.

Per il civilista ci sarà la freddezza del foglio che si frappone tra lui e il giudice che legge l’atto a casa sua senza averlo in presenza; per l’attore cinematografico ci sarà la freddezza dello schermo che si frappone tra lui e il pubblico. Questo determina la maggiore difficolta per il civilista-attore cinematografico: il loro pubblico è meno indulgente, è più attento e critico, in una parola è più lontano e meno facilmente coinvolgente.

Per il penalista-attore di teatro, invece c’è più indulgenza del pubblico che poiché presente partecipa emotivamente alla performance; lo vede sudare, cambiare voce, soffrire, stancarsi, sicché è possibile che non si accorga neanche di un errore di pronuncia o di una battuta mancante. Di qui la minore difficoltà per il penalista-attore di teatro che può “controllare” l’umore del suo pubblico e decidere di insistere su un passaggio che ha percepito essere stato gradito, o magari accelerare o glissare su un altro che ha capito non essere di gradimento all’uditorio.

Un esempio che descrivere dettagliatamente queste mie riflessioni ci viene dal film “profumo di donna” di Dino Risi interpretato da Vittorio Gassman del 1974 e del suo remache del 1992, “scent of woman” di Martin Brest e interpretato da Al Pacino.

Scena tratta dal film "profumo di donna"

Il secondo un capolavoro assoluto che ha portato l’Oscar nel 1993 ad Al Pacino come miglior attore protagonista, ha avuto come interprete un vero e grandissimo attore cinematografico, mentre il primo è stato recitato da un vero e grandissimo attore di teatro e perciò ha reso di meno.

Comunque mi riprometto di riprendere il discorso dopo aver letto il libro della Nicoletta Di Noia Maestra” come mia nonna Antonietta, la persona più importante della mia vita, con la quale ho vissuto in simbiosi dormendo nella stessa stanza fino a 27 anni, che era anche una attrice di teatro per aver frequentato la scuola di arte filodrammatica di Cosenza.

Quella “Maestra” mi ha insegnato l’arte di emozionarmi e mi ha iniziato fin da bambino al teatro e al cinema.

Ma questa è un’altra storia.

F.to: Giovanni Falci

 

 

 

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