Navalny e Gramsci

 

by Luigi Gravagnuolo 22 Febbraio 2024

 

Alexei Anatolyevich Navalny

Il 25 aprile 1937 veniva sospesa la pena ad Antonio Gramsci. Era gravemente ammalato. Si trovava in libertà vigilata, ricoverato alla clinica Quisisana di Roma. In quello stesso giorno, 25 aprile, fu colpito da un ictus esiziale. La sua situazione clinica apparve subito disperata. Il fondatore del Partito Comunista morì alle 4:10 del 27 aprile, assistito dalla cognata. Il funerale ebbe luogo il giorno successivo. La bara fu seguita da una carrozza con il fratello Carlo e la cognata Tatiana Schucht. Era il tempo del fascismo.

Alexej Naval’nyj è stato ucciso in carcere, più esattamente in un gulag artico, lo scorso 15 febbraio, ma neanche la data è certa. Non c’è nulla di trasparente nella sua fine. Ad Antonio Gramsci, quando le sue condizioni di salute si aggravarono, fu permesso di essere ricoverato, prima a Formia, poi alla Quisisana. Tatiana potette stargli accanto nell’agonia. Il giorno dopo il decesso – il giorno dopo! – Gramsci ricevette il rito funebre alla presenza dei suoi.

A nessuno dei parenti di Naval’nyj, neanche all’anziana madre, è stato concesso di vederne la salma. Di pregare su di essa. Ancora aspettano, implorano pietà, senza altra risposta che minacce rivolte al fratello, alla vedova ed alla figlia del dissidente: attenti, ce n’è anche per voi! È il tempo del putinismo.

Fa specie, fa rabbia leggere scritti di sedicenti antifascisti comprensivi, quando non addirittura compiacenti verso la ‘ragion di stato’ che avrebbe indotto Vladimir Putin a far assassinare Alexej Naval’nyj. Qualcuno si dà pure arie da ‘garantista’: la magistratura russa non ha ancora accertato le cause della morte del dissidente, chi l’ha detto che sia stato ucciso?

Antifascisti a casa nostra, filofascisti in casa d’altri. Specie se questi altri sono ostili alla NATO e all’Occidente. Basta questa ostilità all’Occidente per renderli ben accetti a qualche nostro ‘antifascista’, nemico giurato dell’imperialismo USA.

Yulia Navalnaya, moglie di Alexej, sta ora sfidando il regime del Cremlino. Il 19 febbraio è stata audita al Parlamento Europeo. Ha giurato che continuerà con tutte le sue forze la battaglia di suo marito. Che è la battaglia per affermare la democrazia e la civiltà del diritto in Russia. E la pace in Europa.

Già, continuerà la battaglia di suo marito con tutte le sue forze. Quali? I parlamentari europei l’hanno applaudita e confortata. Le hanno garantito che l’UE non la lascerà sola, ma non hanno chiarito cosa faranno di concreto per la libertà dei Russi e per la pace in Europa. È del tutto evidente che quanto fatto finora non è sufficiente. Putin è un osso duro.

Sicuramente una tutela forte per Yulia sarebbe di attribuirle un ruolo ufficiale di rappresentante dell’Unione Europea, magari sui temi dei diritti umani, conferendole le conseguenti credenziali diplomatiche. Ancora più forte sarebbe una sua candidatura come capolista in una delle liste che parteciperanno alle prossime elezioni di giugno. Se eletta sarebbe un parlamentare europeo, e non è roba di poco conto. Cose analoghe vengono proposte di qua e di là in questi giorni. Tutte lodevoli, tutte giuste, tutte opportune. Ma tutt’al più utili per salvarle la vita, non per raggiungere lo scopo per il quale si è immolato suo marito. La libertà in Russia e la pace in Europa.

Il 25 aprile del ‘37 Gramsci fu colpito dall’ictus. Otto anni dopo, il 25 aprile del ‘45, le bandiere della libertà sventolarono per tutte le strade d’Italia. Il fascismo era caduto, e con esso il mandante politico dell’assassinio di Gramsci. Di mezzo c’era stata la guerra e la sconfitta militare dell’asse del male Hitler-Mussolini. Senza il tracollo dei suoi eserciti non ci sarebbe stata la fine del nazi-fascismo.

Quando un despota assume il controllo capillare di ogni snodo della vita sociale, politica e civica di un Paese e lo sottomette col terrore, quindi invade altri Paesi e scatena una guerra, poi un’altra, poi un’altra ancora, l’unica strada è sconfiggerlo militarmente. Se l’Europa non vuole essere ipocrita ha una sola strada, sostenere con tutte le proprie forze l’Ucraina nella sua resistenza al tiranno invasore.

Non ci sono alternative, la libertà dei Russi e la pace in Europa vanno a braccetto. Putin deve essere sconfitto, costi quel che costi. Ed allora – solo allora, se così sarà – potremo convivere in un’Europa libera e pacifica. E magari, assieme alle giovani ed ai giovani russi liberi, ci faremo una bella passeggiata nell’ex Piazza Rossa, che si chiamerà Piazza Alexej Naval’nyj.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *