LAGONEGRO VINCE A SANREMO

 

dal dr. Matteo Claudio Zarrella

(già presidente del Tribunale di Lagonegro)

Dr. Matteo Claudio Zarrella

Cittadino onorario di Lagonegro, mi sento partecipe della vittoria di Angelina Mango al festival di Sanremo. Grazie ad Angelina, la città di Lagonegro è salita alla ribalta dello scenario nazionale. Proprio Lagonegro di cui ancora si stenta a conoscere la collocazione in Italia (molti ancora pensano che si trovi in Calabria), per quanto abbia avuto conferma il suo posto nella geografia giudiziaria, quale dignitosa sede di Tribunale in Basilicata. La città di Lagonegro chiusa tra il maestoso monte Sirino e la distesa azzurrina del mare di Maratea, con un mirabile affaccio sul golfo di Policastro, è fedele al motto dell’antico stemma raffigurante l’uccello acquatico che “immersus emergit”; immerso sott’acqua riemerge nei momenti cruciali della sua storia, come quando Lagonegro riemerse, riscattandosi, nell’anno 1552, dall’opprimente dominio feudale dei Carafa. Nella notte della vittoria, Lagonegro vive in un tripudio di entusiasmo che manifesta con un alzare collettivo di calici, uno scorrazzare di automobili ululanti con gioiosi clacson. Nel “cielo grande che spalanca il cuore”, evocato dalla voce di Pino Mango, ora brilla una stella: Angelina. A Lagonegro, e non solo a Lagonegro, parlare di Angelina è parlare del padre, Pino Mango. “Dove sei, Dove sei?”, canta Angelina sul palco di Sanremo, come ad invocare la presenza del padre, volato via nella notte dell’8 dicembre del 2014 come la rondine della canzone, quando al concerto dato per beneficenza a Policoro si fermò, assieme al suo cuore, la sua voce sulle note di “Oro”. Dalla voce di Angelina le parole musicate prendono nuovo significato: è il padre la “rondine andata via”, il suo “volo a metà”, il suo “passo nel vuoto”? Pino Mango usciva da Lagonegro per registrare i suoi successi, ma come una rondine tornava al suo nido, a Lagonegro, alla sua casa, costruita pietra su pietra dal padre, con l’aiuto della famiglia tutta, specialmente di Giovanni, il fratello maggiore che, muratore di mestiere, allietava la fatica con una fresca musica di fisarmonica. Una casa in contrada Sant’Antuono, cui si accede attraverso un giardino scosceso. Impregnata di natura viva e di musica. Pino Mango a Lagonegro era Pinuccio di Sant’Antuono, affezionato a Lagonegro che lo compensava con la poesia del paesaggio, dei sentimenti radicati fin dalla prima infanzia. Poteva dire con Emile Cioran: Je donnerais tous le paysages du monde pour celui de mon enfance (Io darei tutti i paesaggi del mondo per quello della mia infanzia). E a Lagonegro ha donato una delle sue canzoni più belle: “Nella mia città”. È nella sua città, la casa bianca con il “glicine in fiore che sale su”. È nella sua città “il cielo grande che spalanca il cuore”. “Unica città, cara splendida città”, con il suo “viale alberato” e la ferrovia, ormai dismessa, che per Mango “sferraglia da sempre”. Pino Mango viveva la leggenda di Monna Lisa, che si vuole vissuta nei suoi ultimi giorni a Lagonegro. A Monna Lisa chiedeva con la soavità del canto: “come mai la tua serenità è indecifrabile come la verità?”.

Angelina ha respirato musica dalla nascita. Incantata dalle parole sonore del padre, a sentirlo cantare “La Rondine” fin da quando aveva un anno, ha rivelato a Sanremo un talento canoro e musicale tutto suo. La sua è una voce dirompente che parla di vita vissuta. Rivela nella canzone “Fila indiana” da lei composta, con riferimento alla morte del padre, un fastidio per le convenzioni, al sentirsi stringere fortemente gli “zigomi”; al vedere “la fila per l’ostia, tutti a bocca aperta”, la fila indiana delle “vecchie signore” che “cercano veleno nella spazzatura fuori dalla porta” e “trovano soltanto quattrocento mozziconi”. Infine la trionfante canzone “La Noia”, al ritmo incalzante della “cumbia”. Canta la noia del rimanere “ferma” nei “giorni usati” e la tentazione di cambiare “di nuovo città”.

Angelina Mango (figlia del compianto Pino) che ha vinto il Festival di Sanremo 2024

Vengo a sapere che il Comune di Lagonegro si appresta a consegnare ad Angelina Mango “le chiavi della città”. La cerimonia della consegna delle chiavi, di medievale memoria, evoca un tempo remoto, quando si procedeva, con rito solenne e deferente ossequio, alla consegna delle chiavi della città fortificata, munita di porta di ferro e di ponte levatoio, al nuovo Signore. Oggi la consegna delle chiavi assume un valore simbolico di riconoscimento del grande merito di chi, come Angelina Mango, ha dato lustro alla città. Eppure c’è qualcosa di prima, di rito antico, che stona. Sarebbe bene attualizzare questa cerimonia e nell’omaggiare Angelina Mango, stabilire un accordo di reciproca fedeltà, facendole promettere un costante contributo alla crescita culturale, sociale di Lagonegro, sull’esempio del geniale padre che a Lagonegro ha donato uno dei canti più belli, da eleggere ad inno della città. E stando in Basilicata come non recepire un altro grande, ricordevole esempio offertoci da Giuseppe Zanardelli? Conferitagli la cittadinanza onoraria, nell’ottobre del 1902, dalla Civica Rappresentanza di Moliterno (cittadina del lagronegrese), rispose: “L’onore della cittadinanza conferitomi, con unanime voto, aumenta i miei vincoli verso codesta contrada al cui benessere sarò lieto di dedicare ogni mio sforzo”. Mantenne la promessa. Appena un anno dopo, nell’ultimo suo anno di vita, si prodigò e fece in tempo a presentare il disegno di legge speciale in favore della Basilicata e del Meridione d’Italia.

MATTEO CLAUDIO ZARRELLA

 

 

One thought on “LAGONEGRO VINCE A SANREMO

  1. Carissimo Direttore Aldo Bianchini ,sono d’accordo per la vittoria Sanremese di Angelina Mango e condivido l’autorevole opinione dell’illustre magistrato Matteo Claudio Zarrella, già Presidente del Tribunale di Lagonegro, il noto autore del libro “Quid est veritas ?”. Ricordo che Il Presidente Zarrella è anche cittadino onorario del Vallo di Diano (Montesano sulla Marcellana): “Per la passione civile e superiore dedizione alle Istituzioni della Repubblica caratteristiche grazie alle quali ha saputo magistralmente integrare comunità e uffici appartenenti a storie, regioni e province diverse. Presidente del Tribunale di Lagonegro, con le sue doti di imparzialità, sapienza, pazienza e prudenza ha posto il suo ufficio nel Palazzo di Giustizia al di sopra di ogni logica di fazione dimostrando, pur nell’inevitabile turbinio degli eventi, equilibrio, imparzialità, umanità, riservatezza e altissimo senso della Giustizia. Per la costante attenzione al territorio del Vallo di Diano.’’ La cittadinanza onoraria testimonia i sentimenti di stima e gratitudine nutriti dal Vallo di Diano nei confronti del Magistrato Zarrella ,nonché socio onorario dell’associazione giuristi cattolici di Sala Consilina , per l’impegno svolto nella tutela della legalità e per il suo spirito di abnegazione. Ritengo ,quindi, che l’uomo e il Magistrato Zarrella è dotato di grandi valori umani , morali e giuridici che sono valori incommensurabili.

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