CAMPANA: come nasce il “mondo cuore” a Salerno

 

 

Aldo Bianchini

SALERNO – E’ stato uno dei protagonisti assoluti nella costruzione del successo della cardiologia e cardiochirurgia salernitane; le sue indiscusse capacità professionali nella difficilissima materia di elettrofisiologia cardiaca sono state riconosciute anche a livello nazionale ed internazionale attraverso numerosi convegni e studi con pubblicazioni scientifiche; è stato il vero artefice del dipartimento di elettrofisiologia cardiaca (i famosi pace-maker) presso l’Azienda Opedliera Universitaria Sn Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona (Ruggi) che tante vite umane ha salvato.

Il dr. Andrea Campana ha offerto oggi la sua narrazione sulla nascita e la crescita dal nulla sia della cardiologia con il dr. Ravera che della cardiochirurgia con il dr. Di Benedetto:

 

<<Certificato di laurea con voto di laurea e voto degli esami sostenuti: questo fu l’unico titolo chiestomi dal dottor Ravera quando, nei primi mesi del 1976, fresco di iscrizione all’Ordine, gli domandai di poter frequentare il costituendo reparto di Cardiologia dell’Ospedale Giovanni Da Procida, che occupava ed occupa tuttora una bellissima posizione sulla collina della Mennola.  In quel periodo il Dottor Ravera si stava trasferendo da Curteri al Da Procida, dove era temporaneamente in funzione come “testa di ponte” un ambulatorio di Elettrocardiografia, coordinato dal compianto dottor Peppino Fortunato, sin dall’inizio strettissimo collaboratore di Bruno Ravera, avendo condiviso con lui gli studi presso l’Istituto di Clinica Medica di Roma diretto dal Prof. Luigi Condorelli.

Nel mese di giugno dello stesso anno, con il trasferimento dall’Ospedale di Curteri al Da Procida dei Dottori Umberto Bugatti, Leonardo Di Leo e Michele Di Mauro e con l’ingresso in organico dei Colleghi Francesco Silvestri ed Ernesto Marchione, si aprì la degenza di Cardiologia, articolata su due-tre camere per le donne ed altrettante per gli uomini; una delle stanze dell’ala donne era adibita a rudimentale Unità Coronarica, affidata al dottor Umberto Bugatti, con 4 monitor provvisti di allarmi e di defibrillatori. Si partì con i ricoveri e con guardie di 24 ore, perché il numero ridotto di Medici non consentiva una turnazione su 12 ore (oggi non sarebbe legalmente possibile); i 6 Medici in organico (oltre al Primario) erano affiancati da tre giovani Medici tirocinanti, tra i quali c’ero io (il tirocinio pratico ospedaliero semestrale, soppresso, come quasi tutte le cose buone dopo neanche un quinquennio, partiva istituzionalmente proprio quell’anno su tutto il territorio nazionale). Affidati a un Medico esperto, ne seguivamo i turni durante le ore del giorno, spesso anche nei giorni festivi. Al “Da Procida” cominciavano ad arrivare sempre più malati cardiologici e così fu giocoforza stabilire una dapprima difficile, ma successivamente fattiva ed amichevole collaborazione con i Colleghi dell’Accettazione.  Anche se la Cardiologia era andata, per così dire,  a turbare l’equilibrio di un tranquillo e referenziato Ospedale pneumologico INPS, ben presto si strinse un forte rapporto di cooperazione con tutti i Colleghi dell’Ospedale e da Maestri come il radiologo Vessa, i pneumologi Gramazio,  Mauro, Cecere e tanti altri, noi giovani  potemmo apprendere moltissimo della clinica bronco/pneumologica e della diagnostica radiologica, integrando queste nozioni con quelle che ci venivano quotidianamente dispensate dai nostri “tutors” della Cardiologia.

Insieme alla degenza cardiologica, continuava la sua attività, già iniziata negli anni precedenti presso il plesso di Curteri, la sezione di Elettrostimolazione cardiaca (impianti di pacemakers) con i dottori Michele Di Mauro e Leonardo Di Leo, ai quali successivamente mi affiancai io; il nostro Centro era uno degli antesignani, il quattordicesimo in Italia per data di inizio dell’attività (ora ce ne sono circa trecentocinquanta) e diventò presto un fiore all’occhiello della Divisione di Cardiologia e della Città.  Nel 1980, dopo i radicali lavori di ristrutturazione curati dall’architetto Giannattasio, si inaugurò il nuovo reparto, con 40 posti letto di degenza cardiologica più otto letti di Unità Coronarica e l’apertura del laboratorio di Emodinamica; noi giovani del primo tirocinio, dopo tre anni e mezzo di “volontariato a tempo pieno” (almeno per quello che mi riguarda) fummo regolarizzati con un concorso pubblico, insieme ad altri pochi Colleghi selezionati con lo stesso metodo.  Il dottor Leonardo Di Leo cominciò, in un primo momento da solo, ad effettuare studi emodinamici e coronarografie e quando si trovavano patologie suscettibili di cardiochirurgia, i pazienti dovevano essere trasferiti presso Centri di città vicine come Napoli o Potenza, talvolta anche nottetempo e con urgenza. Peraltro, con l’arrivo da Trieste del dottor Gregorio Medugno, cominciavano anche le prime angioplastiche coronariche, ma senza l’ombrello di una Cardiochirurgia che potesse affrontare le possibili complicanze procedurali.  Mano a mano che l’attività clinica ed interventistica della Cardiologia cresceva, la mancanza di una Cardiochirurgia veniva avvertita sempre di più: la Cardiologia di Salerno stava diventando troppo importante per non poter contare sulla presenza di una Cardiochirurgia. Il primo ad esserne consapevole era il dottor Ravera, che già nei primi anni ’70  (si ricorda che la Regione come istituzione era “nata” il 1° gennaio 1970) aveva richiesto alla Regione la creazione a Salerno di una Divisione di Cardiochirurgia; tuttavia, la V Commissione regionale (costituita in misura maggioritaria da consiglieri napoletani) non si mostrava favorevole. Grazie all’azione di mediazione dell’allora Capogruppo regionale della Democrazia Cristiana On. Gaspare Russo, si riuscì a vincere le contrarietà dei consiglieri napoletani e la Giunta Regionale approvò l’istituzione a Salerno di una Cardiochirurgia, cui fece seguito l’istituzione di una Cardiochirurgia anche a Caserta, richiesta come compensazione dai Consiglieri dell’allora Circoscrizione elettorale Napoli-Caserta. Anche per tale motivo si rese necessario, nel 1992, il trasferimento della Cardiologia dell’Ospedale Da Procida al plesso di San Leonardo, certo meno panoramico, ma provvisto di maggiori potenzialità in termini di spazi, e non solo. Lì continuò e si potenziò l’attività e la crescita della nostra Divisione (che  aveva ancora questo nome e non quello più tecnicistico di Struttura Complessa attualmente in uso) potendo avvalersi delle consulenze di figure altamente  professionali afferenti ad altre discipline mediche e chirurgiche e dell’opera degli anestesisti,  che erano assenti al Da Procida; peraltro,  anche la Cardiologia dava tanto agli altri reparti  e al Pronto Soccorso, in termini di prestazioni e consulenze a tutte le ore del giorno e della notte.  Ma dalle parole, benchè scritte in una delibera regionale, bisognava passare ai fatti, reperendo i fondi per il potenziamento della Cardiologia e la realizzazione della Cardiochirurgia.  La Cassa per il Mezzogiorno aveva stanziato parecchi miliardi di lire per la costituzione di un dipartimento materno-pediatrico a Salerno; ma una dettagliata relazione del nostro Primario sull’ incremento in atto delle malattie dell’apparato cardiocircolatorio, già all’epoca prima causa di morte in Italia, spinse il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale a deliberare (con approvazione della  Cassa per il Mezzogiorno) il dirottamento del cospicuo finanziamento dal Dipartimento Materno-Pediatrico a quello delle Malattie dell’Apparato Cardiocircolatorio. Successivamente, altri finanziamenti sarebbero arrivati grazie all’interessamento dell’allora Ministro per le Aree Urbane, On. Carmelo Conte.

Nel 1993 finalmente arrivò la Cardiochirurgia, con il primario Giuseppe Di Benedetto alla guida di un gruppo di Colleghi entusiasti; il gruppo operatorio del terzo piano del corpo centrale dell’Ospedale venne opportunamente adattato: cominciarono gli interventi cardiochirurgici a Salerno.  Poi (il 24 settembre 2007) ci fu il trasferimento ufficiale della Cardiologia e della Cardiochirurgia alla Torre Cardiologica, progettata dall’ingegnere Matteo Guida, dopo il provvidenziale accantonamento di un progetto iniziale che prevedeva la sopraelevazione della attuale palazzina amministrativa; nella Torre,  le sale operatorie cardiochirurgiche erano tre, molto all’avanguardia,  ciò che avrebbe consentito di fare fronte alle sempre maggiori richieste che arrivavano non solo dalla città e dalla provincia,  ma dall’intera regione e oltre.  Il dottor Di Benedetto era stato intanto nominato Direttore del Dipartimento “Cuore”, che comprendeva Cardiologia, Cardiochirurgia e Chirurgia Vascolare. L’attività cardiochirurgica si andava potenziando sia numericamente che qualitativamente, ma anche la Cardiologia non era rimasta ferma: le nuove tecniche avevano consentito il trattamento in Emodinamica di coronaropatie complesse con l’applicazione di “stent” e successivamente si sarebbe iniziato il trattamento per via percutanea di alcuni tipi di valvulopatie;  in Elettrostimolazione cardiaca, nel corso degli anni 90 erano stati impiantati i primi defibrillatori automatici con cateteri endocavitari: un grande passo nella lotta alla morte improvvisa; in seguito si aggiunse la stimolazione biventricolare per la terapia dello scompenso cardiaco. Fondamentale, per le più complesse procedure di Emodinamica e di Elettrostimolazione si rivelò   la collaborazione con la Cardioanestesia del dottor Isidoro Senese e del suo successore Emanuele Fiore.  Durante la prima decade del 2000 la Struttura Dipartimentale di Elettrostimolazione ed Elettrofisiologia introdusse nel nostro Ospedale (ormai Azienda) la Telemedicina applicata al monitoraggio remoto dei portatori di “devices” cardiaci impiantabili, tanto da essere tra le prime in Italia e ricevendo un “award” nazionale nel 2012. Qualche anno dopo fu la volta del defibrillatore esclusivamente sottocutaneo, senza cateteri endocavitari: effettuammo il secondo impianto in Campania: il primo era stato fatto qualche giorno prima al “Monaldi” di Napoli.

Tutto ciò era supportato da una intensa ed efficace attività clinica, attuata sia nelle corsie che negli Ambulatori diagnostici della Cardiologia, ma anche con l’espletamento di un cospicuo numero di consulenze (nell’ordine delle migliaia all’anno) per tutti i Reparti dell’Ospedale, una attività fondamentale che consentiva un vitale scambio culturale  con  altre branche della Medicina su argomenti vissuti, per così dire, in diretta: una palestra insostituibile anche per gli studenti e gli specializzandi che spesso ci accompagnavano in questo compito. Il Dipartimento “Cuore” si dimostrava molto prolifico anche nella produzione scientifica: decine di lavori con i risultati dei nostri studi e i report delle nostre esperienze venivano pubblicati su riviste nazionali e internazionali, portando all’attenzione del mondo accademico mondiale il lavoro svolto in questo, fino ad allora poco noto, Ospedale del sud Italia.   Certo, nel Dipartimento non erano tutte rose e fiori e le riunioni periodiche erano talvolta infuocate, ma la passione per il lavoro, il rispetto per i pazienti e il desiderio di arrivare alla soluzione dei problemi, che fossero clinici o organizzativi, tenevano unito un gruppo di professionisti per la maggior parte di grande livello tecnico-professionale, ma dai caratteri non sempre malleabili. Tutto ciò aveva creato la magia del Dipartimento “Cuore”, dove ci si veniva a ricoverare anche dal Nord e dalla Capitale (è successo e ne conserviamo le testimonianze), nel quale un’ottima Cardiochirurgia si era impiantata sulle basi gettate da una fantastica Cardiologia>>.

One thought on “CAMPANA: come nasce il “mondo cuore” a Salerno

  1. Un resoconto dettagliato puntuale e preciso di una storia di “best practices” esposta in modo chiaro da uno, il dr Andrea Campana, dei maggiori protagonisti per competenza passione e professionalità. Un’ esperienza che ci dimostra, ove ce ne fosse bisogno, la possibilità che nel Mezzogiorno e nel Servizio Sanitario nazionale ci sono state strutture d’eccellenza.
    Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *