da Pietro Cusati ( Giurista- Giornalista)
Partono il 26 ottobre 2026, i ricorsi costituzionali contro la legge elettorale , il Melonellum, su «Sei profili di incostituzionalità»,uno per ogni corte d’appello. Sarà una «staffetta tra parlamento e società civile». Nella conferenza stampa del 12 ottobre 2026 a Montecitorio, l’avvocato Pietro Adami, il professor Enrico Grosso e il professor Roberto Zaccaria,promotori della Rete per un voto libero e uguale ,hanno annunciato la presentazione di 30 ricorsi alla Corte costituzionale ,che saranno depositati il 26 ottobre 2026, presso le Corti d’appello, in coincidenza con l’entrata in vigore della legge approvata l’8 ottobre2026 . Sono stati sollevati sei principali dubbi di costituzionalità contro la nuova legge elettorale.Il premio di maggioranza, criticità legate all’attribuzione del premio,il cosiddetto Stabilicum, in unico turno e senza adeguate soglie minime di rappresentatività o garanzie. Le preferenze e i capilista bloccati, dubbi sulla reale libertà di scelta degli elettori e sul meccanismo delle candidature multiple nei collegi plurinominali. La parità di genere, perplessità sul rispetto effettivo della rappresentanza equilibrata tra donne e uomini nelle liste e nelle pluricandidature. Le sottoscrizioni per le liste, contestazione del numero eccessivo o discriminatorio di firme richieste per la presentazione delle liste dei partiti non presenti in Parlamento rispetto a quelle già rappresentate. Le prerogative del Presidente della Repubblica, rilievi su possibili frizioni con i poteri e le competenze costituzionali del Capo dello Stato nell’ordinamento. Altre criticità procedurali e di sistema, aspetti legati all’accesso al voto e alla parità di armi tra le diverse forze politiche. L’obiettivo dichiarato è ottenere un’udienza e una pronuncia della Consulta entro la primavera,tra marzo e giugno 2027.Le sei questioni di costituzionalità verranno inviate come «suggerimenti» agli avvocati che poi materialmente redigeranno il ricorso. Sono 99 i legali volontari che depositeranno trenta ricorsi,29 corti d’appello più circoscrizione estero, ma con formulazioni diverse tra di loro anche nell’ottica delle specialità territoriali, come quella delle regioni a statuto speciale con le minoranze linguistiche.Saranno presentati tutti il 26 ottobre 2026 , due giorni dopo l’entrata in vigore del Melonellum, prevista per il 24 ottobre 2026. Lo strumento è il ricorso ex articolo 281 decies c.p.c., azione di accertamento dove non c’è istruttoria da svolgere, con elementi di fatto acclarati.Entro cinque giorni il giudice dovrà fissare l’udienza, la cui data sarà ragionevolmente entro 50 giorni, arrivando a metà gennaio. Alla prima udienza il giudice può trattenere la causa in decisione sulla questione di costituzionalità e fare un’ordinanza di rimessione alla Consulta.Accanto agli avvocati che depositano i ricorsi, servono i ricorrenti in nome dei quali vengono depositati.Sono 500 i nomi , tra giuristi, politici ed esponenti della società civile. Gli avvocati lavoreranno a titolo gratuito, ma la rete ha aperto un fondo di solidarietà perché i ricorrenti rimangano esenti da spese. Alla conferenza stampa hanno partecipato rappresentanti di tutti i gruppi delle opposizioni.Si muove così la «straordinaria macchina dei ricorsi»,i rilievi di costituzionalità ignorati dalla maggioranza in sede di redazione del Melonellum vengano esaminati dalla Consulta. Il cui responso influenzerà necessariamente non solo il prossimo voto ma anche la campagna elettorale.