il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Note sui limiti della buona politica

 

 

dal Prof. Nicola Femminella

 

L'aula della Camera dei Deputati

Provo a esprimere il mio modesto parere sulla vicenda che per tutta la settimana scorsa ha tenuto fisso sui teleschermi il campo attentivo di una buona parte degli Italiani. Non con la competenza del politologo che non ho, ma con le categorie mentali del cittadino comune. Nel frattempo in Italia crescevano l’inflazione, oltremodo dannosa quando lo fa con un tasso corposo, e il numero di cittadini sulla soglia della povertà assoluta. Con i venti di guerra che soffiavano in Europa e migliaia di esseri umani bloccati sulle frontiere, martiri nelle acque gelate del mare o nei boschi penetrati dalla neve e dal gelo impietosi, con neonati riscaldati dal fiato delle mamme desiderose di dare loro qualche grado in più di calore e protezione.

Parlo dell’elezione del nostro amato Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avvenuta sabato 29-1-2022, che ha ricevuto il secondo mandato con unanime e manifesta condivisione del popolo italiano, con celato e falso sorriso invece di molti esponenti dei partiti. Gli anni sulla mia carta d’identità non sono pochi e qualche elemento di conoscenza ritengo di possederlo a riguardo delle altre elezioni che si sono avute nel nostro Paese. So che nessuna di esse è avvenuta in poche ore e in maniera idilliaca, senza escludere che non esiste limite al comportamento umano, sia sul versante del decoro che su quello contrario della sconvenienza.

I partiti hanno marcato per sei giorni le urne come i più tignosi difensori di rugby e ognuno di loro voleva portare sul soglio presidenziale il designato del proprio schieramento politico. Anche se una retorica reiterata dagli ammessi al voto ribadiva l’opportunità di un presidente europeista, di alto profilo, super partes, non divisivo, possibilmente donna. Le maratone televisive hanno dedicato spazi pervasivi alla ricerca di retroscena inediti, per intrattenere i telespettatori e, nello stesso tempo, propinare centinaia di spot pubblicitari per ricavare moneta sonante, per cui le nomination, le manovre e le mosse nascoste e furbesche dei politici, le dichiarazioni ingannevoli, le strategie mutevoli, le intese contratte e sciolte dai veti, hanno assunto le caratteristiche di un thriller inestricabile, e si sa che questo genere cinematografico è quello che più avvince gli spettatori.

La saga delle grandi manovre però non è risultata utile ai protagonisti, perché ne ha messi in luce gli errori grossolani, gli abbagli, le mosse incaute, le incapacità e i limiti politici. Questi elementi sicuramente hanno apportato danni di immagine alla rappresentanza dei partiti. Il cui valore, nella considerazione dei cittadini, scende ulteriormente, fino a diventare sfiducia diffusa, totale, come le monete senza alcun potere d’acquisto, verso una classe nelle cui mani sono racchiusi i destini di 60 milioni di cittadini. In questo modo si spiega il non voto alle ultime elezioni amministrative, che è il punto finale del processo di discredito etico che investe la classe politica, quando essa, affetta da noncuranza, non percepisce il fiato che gli elettori le soffiano sul collo. La gente vuole una conduzione della cosa pubblica aderente ai bisogni concreti di ogni giorno. Chiede risposte e soluzioni ai problemi. Se intervengono impedimenti, esige spiegazioni plausibili, esaurienti e chiare. All’interno di un rapporto saldo, su una piattaforma di assoluta trasparenza e integrità morale. È questa la buona politica ed è questa la politica di servizio.

Nei giorni di cui si è detto, invece, abbiamo assistito ad un florilegio di atti e tatticismi furbeschi, che hanno prodotto un dilettantismo maldestro, di certo dannoso per l’immagine del corpo politico apicale, che non favorisce lo sviluppo partecipativo dei giovani, i quali necessitano di esempi e modelli positivi, perché nasca in loro la passione per la politica. Con Salvini a fare da instancabile kingmaker e gli altri a partecipare con uguale attivismo, ogni giorno personaggi illustri e istituzionali sono stati esposti al pubblico ludibrio, vittime sacrificali gettate allo sbaraglio, episodi che certamente non hanno divulgato un capitolo di educazione civica.

In tempi brevi i partiti si sono mostrati divisi e lacerati senza una guida, una leadership capace di indicare una direzione sicura e nello stesso tempo dignitosa; gli schieramenti riconducibili alle formazioni e alle alleanze si sono disgregati, in rotta precipitosa davanti ad un avversario di volta in volta diverso. Col procedere dei giorni si sono consolidati rancori accumulati, senza diluirli nella rilevanza e quasi sacralità del momento. Un esercito in rotta, nonostante non fosse richiesto un gruppo di preghiera unito nella fede comune.

Si è affermata la mera difesa delle botteghe, anche quelle personali, e sono stati messi da parte i valori primari, che in tali circostanze dovrebbero prevalere.

Prof. Nicola Femminella

Si è perfino trascurato il giudizio dei governanti europei, che in precedenza aveva recuperato non pochi punti positivi a favore dell’Italia. Ignorate le incombenze economiche nelle case e sui luoghi di lavoro degli italiani. Iniziative compiute disinvoltamente, avulse dalla prudenza e dal ragionamento meditato. Tutto affidato alla improvvisazione concitata e frenetica e a dichiarazioni simili ai post composti da cuoricini e pollici alzati. Uno specchio dell’epoca contemporanea che ha sostituito le parole con i disegnini, per esprimere sentimenti e concetti.

Volendo io trovare una parola unica adatta alla circostanza, ritengo di indicare il termine ‘cultura’. La classe politica in questi giorni ha mostrato di non possederne abbastanza. Non quella politica ma quella onnicomprensiva che indica il patrimonio intellettuale che ogni individuo mostra in tutte le circostanze nelle quali si trova ad operare. Servono, secondo, il mio modesto parere, poche parole e qualche frase per introdurla. Rispetto per il Paese, per le persone, per i problemi cocenti delle comunità, per il proprio ruolo, per il bene comune e non per quello proprio; prudenza nello scegliere le giuste soluzioni; assunzione di responsabilità di fronte a compiti impegnativi. E ancora: percezione del contesto storico, unità e rispetto tra i soggetti impegnati nella ricerca di un obiettivo particolarmente significativo. Mostrare il viso alla luce del sole e trascurare le ombre nere offuscanti della notte, quando il nostro io, stoltamente ambizioso, avido e temerario, ci induce a valicare i limiti e le regole del buon agire e del consorzio umano.

 

2 Commenti

  1. Carissimo Prof. Nicola Femminella , a proposito della buona politica ,nel guardare la maratona televisiva per l’elezione del Presidente della Repubblica ,ho apprezzato i tanti giornalisti e costituzionalisti che si sono avvicendati e tristemente ascoltavo i nomi che uscivano dallo scrutinio :Amadeus ,Gianni Morandi,Albano ed altri ,uscì anche una scheda in più ,il Presidente della Camera Fico che passava le schede ad una indaffarata Presidente del Senato,impegnata con il suo cellulare ad inviare messaggi per la sua candidatura ,idealmente pensavo a Gaetano Salvemini che univa il rigore dello studio con l’impegno dell’intellettuale che fa della propria conoscenza strumento di partecipazione alle lotte civili e ideali del proprio tempo. Il Prof. Gaetano Salvemini, storico, meridionalista,originario di Molfetta (Bari),allievo del Maestro Pasquale Villari, docente di Storia Medioevale e Moderna, dal quale apprese un insegnamento fondamentale, che avrebbe serbato per tutta la vita, la concezione della Storia intesa come scrupolosa ricerca del vero, strettamente congiunta all’impegno civile. Gaetano Salvemini trascorse l’ultimo periodo della sua vita a Capo di Sorrento. Non smise mai di denunciare gli antichi mali italiani, la burocrazia , le tremende lungaggini di una giustizia che, per quanto democratica e repubblicana, continuava a favorire i potenti. Lamentò il fallimento della scuola pubblica, dominata dal nozionismo ed incapace di formare delle vere coscienze critiche. Quanto attuali appaiono, ancora oggi, queste amare constatazioni. Morì il 6 settembre 1957. Aveva precisato più volte che : La classe politica italiana è per il 10% la migliore del paese , per il 10% la feccia del paese e per l’80% uguale al Paese che rappresenta. Salvemini cercò sempre di vivere secondo il precetto : «Fa’ quello che devi, avvenga quello che può».

  2. Come non darti ragione prof.Nicola Femminella.Gli eventi più che mai richiedevano un alto senso di responsabilità.Nei prossimi giorni il patetico e deludente teatrino di politicanti con poca cultura e ancor meno coscienza continuerà a tediarci.Uno sconforto totale.Intanto si va avanti ,spendendo e dilapidando ,anche con ruberie già note, i famosi fondi PNRR.Continuiamo ad offrire in Europa una performance deludente.Potremmo subire anche un colpo di coda nell’elargizione di fondi quanto mai provvidenziali.Un cordiale e devoto saluto.

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