il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

“Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza”.

da Pietro Cusati

 

 

 

 

 

 

 

 

Non si ripetano gli errori del passato,ma le parole hanno un senso ? E’ il titolo del documento  dell’Osservatorio Carcere, dell’Unione delle Camere Penali Italiane, presentato  in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022, dai penalisti italiani a Catanzaro e richiamano  la parola ‘’dignità’’che Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha usato , nel suo discorso d’insediamento, per indicare ai parlamentari l’Agenda Politica dei prossimi anni,  anche sui temi della Giustizia, da troppo tempo in sofferenza e sulle problematiche relative all’esecuzione della pena. Un  riferimento alla  situazione in cui versano gli  istituti carcerari . La Ministra della Giustizia Marta Cartabia ha, in più occasioni, affermato che il carcere è una delle priorità del Governo . Lo stesso Presidente del Consiglio Mario Draghi,dopo la visita al carcere di Santa Maria Capua Vetere,  ha dichiarato che il sistema penitenziario va riformato. Il sovraffollamento cresce di giorno in giorno di circa  10.000 presenze in più, rispetto alla capienza consentita.  Recuperare  i lavori della Commissione per la Riforma dell’Ordinamento Penitenziario e rispettare le pronunce della Corte Costituzionale. E’ urgente una nuova visione dell’Esecuzione Penale, come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo  ha chiesto dal 2013. Rivedere l’organizzazione dei Tribunali di Sorveglianza. Aumentare l’organico di operatori sociali, psicologi, mediatori culturali. Riorganizzare gli interventi sanitari. E soprattutto ripensare al carcere non solo come punizione, ma come opportunità di recupero sociale, nel rispetto del dettato costituzionale. Il discorso d’investitura di Mattarella oltre la parte dei messaggi alla politica sulle riforme e sul percorso da fare vi è anche una parte più innovativa. Quella dei diritti sociali. Che offre al Parlamento e al Governo   un’indicazione precisa da seguire. Che non è altro se non ciò che è scritto nella Costituzione stessa. Se “speranza” fu la parola più usata sette anni fa dal Presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di giuramento, questa volta il termine ripetuto maggiormente è “dignità”: ben 18  volte. Un’Italia più moderna, ma soprattutto un’Italia più giusta «è il compito fondamentale a cui è chiamata a gran voce la politica».Ma per farlo, affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche. Ma c’è un  punto molto importante che viene toccato dal capo dello Stato, la giustizia. Nel suo discorso, Mattarella punta i riflettori anche sull’Ordine giudiziario. E ribadisce che «i cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia. E mai devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la doverosa certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone».

Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati. Perché «la Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi. Facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei».

Ma non solo. L’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura «devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini».

È quindi indispensabile «che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento. Affinché il Consiglio superiore della Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria. Superando logiche di appartenenza che devono rimanere estranee all’Ordine giudiziario».Ma per farlo, ribadisce  Mattarella «occorre che venga recuperato un profondo rigore». Infatti, indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione. Ma bisogna essere consapevoli che «il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini. E questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza».

 

 

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