il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

A Rocco Chinnici,fulgido esempio di magistrato, si deve l’ispirazione che ha portato alla nascita del pool antimafia,i suoi metodi erano innovativi,la sua lezione resta ancora molto preziosa.

 

da Pietro Cusati

La strage di Via Federico Pipitone

Sono passati 39 anni dalla strage di Palermo,di Via Pipitone Federico, dove morirono il giudice lungimirante Rocco Chinnici, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato dei carabinieri Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi. I suoi metodi erano innovativi, fondati sul coordinamento delle inchieste e sulla valorizzazione di giovani magistrati  come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La sua lezione resta  ancora molto preziosa , grazie anche al suo esempio, il nostro Paese ha compiuto molti passi in avanti nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata, soprattutto sul piano normativo e della cooperazione internazionale. Rocco Chinnici per primo elaborò l’idea del pool antimafia, una idea che è stata raccolta da chi, dopo di lui, è stato chiamato a condurre le indagini contro la mafia e ogni forma di criminalità organizzata, di lavorare all’insegna della specializzazione, del coordinamento, della condivisione delle informazioni, che sarebbe diventato un paradigma a livello nazionale e internazionale nel contrasto al crimine organizzato.‘’La Procura europea ,ha detto in un messaggio la Ministra della Giustizia Marta Cartabia , in cui la magistratura italiana si distingue per professionalità e operosità, come mi ha più volte ripetuto la procuratrice Laura Kovesi, è l’ultimo, più recente presidio contro corruzione, frodi e inquinamenti mafiosi, che si colloca lungo una linea di sviluppo istituzionale cominciato con Rocco Chinnici e con la squadra che volle creare. L’esempio del pool antimafia di Palermo e poi l’intera nostra storia recente ci insegna come nel contrasto alle mafie un altro decisivo fattore sia rappresentato dalla fiducia dei cittadini nelle istituzioni, nel servizio giustizia, nei magistrati. La fiducia che Rocco Chinnici seppe costruire intorno a sé’’ .Rocco Chinnici,nacque a Misilmeri,nei pressi di Palermo, il 19 gennaio 1925. Nel 1943 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Palermo contemporaneamente lavorando presso l’ufficio del Registro di Misilmeri.Si laurea nel 1947. Prova a sostenere, senza successo, il concorso per diventare magistrato militare ,arriva secondo quando unico era il posto bandito. Nel 1953 entra nella magistratura ordinaria, svolge il periodo di tirocinio a Trapani.La prima sede cui viene assegnato è la Pretura di Partanna dove rimarrà per dodici anni, dal 1954 al 1966, alternando applicazioni alle Preture di Gibellina, Santa Magherita Belice ed al Tribunale di Trapani. A Partanna, del giudice Chinnici ricordano non solo la professionalità ma anche il rigore morale, l’umiltà e la disponibilità ad ascoltare i problemi e le preoccupazioni degli abitanti del piccolo paese del trapanese.Nel rapporto informativo redatto nel febbraio 1962, dai dirigenti degli uffici giudiziari di primo grado di Palermo, il profilo professionale di Rocco Chinnici viene  definito come quello di “uno dei migliori magistrati di questo Circondario” mentre sotto il profilo umano vengono sottolineate la “adamantina correttezza” ed il “ nobile e leale contegno” che insieme a “l’indipendenza e la serenità poste nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali gli fanno meritare la stima incondizionata degli uffici superiori, del Foro e del pubblico“. Il 18 maggio 1966  si insedierà presso l’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo,prima giudice istruttore, poi consigliere istruttore aggiunto, e infine guiderà l’Ufficio dagli inizi del 1980 fino al giorno della sua tragica scomparsa. Nel trasmettere il fascicolo personale del dott. Chinnici alla Corte di appello di Palermo, il Presidente del Tribunale di Trapani il 18 giugno 1966 osservava come il magistrato ”durante il lungo periodo in cui ha prestato servizio quale Pretore presso il mandamento di Partanna, ha esplicato le sue funzioni con scrupolo, osservanza del dovere, dimostrando doti di intelligenza, di comprensione e di preparazione giuridica non comuni” e che lo stesso “...si è particolarmente distinto per il suo ingegno, per la sua correttezza, per la sua indipendenza e la serenità poste nell’esercizio delle sue funzioni, meritando la stima incondizionata dei Superiori, del Foro e del pubblico“. Le stesse doti dimostrate negli anni della permanenza a Trapani ed a Partanna saranno manifestate ed apprezzate anche negli anni successivi, benchè in un ambiente più vasto e difficile che necessariamente sarà caratterizzato da una mole di lavoro esponenzialmente in crescita, come i “problemi” giudiziari che la stessa città offriva.

 

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