il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Sandro Pertini: Perchè è così amato dalla Nazione?

 

 

da Davide M. Migliore

(studente al 4° anno del Liceo Artistico presso Pomponio Leto di Teggiano)

 

 

TEGGIANO – “Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.”

-Sandro Pertini-

 

La mattina del lunedì 4 dicembre 2023 si è tenuto nel complesso della SS. Pietà di Teggiano (SA) un incontro di riflessione sul Presidente Sandro Pertini, in cui si è ripercorsa la storia di quest’importante figura della politica italiana, cercando di cogliere i motivi per cui tale figura è stata ed è ancora tanto amata dagli italiani. A quest’incontro ha anche partecipato una rappresentanza di studenti del Liceo Artistico del Polo Scolastico I.I.S. Pomponio Leto.

 

In quest’articolo, per quanto possibile, tenterò di riportare quanto è stato detto durante l’incontro, facendo delle riflessioni in merito a questa tematica.

 

Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro è stato un giornalista, partigiano e politico italiano nato il 25 settembre 1896 e morto il 24 febbraio 1990. Fra il 9 luglio 1978 ed il 29 giugno 1985 è stato il settimo presidente della Repubblica Italiana, primo socialista e unico esponente del PSI a ricoprire la carica. Pertini ha avuto una vita molto travagliata, secondo alcuni “alla stregua di un romanzo”. Egli nacque da una famiglia benestante, con un padre proprietario terriero, morto giovane all’età di 55 anni. Sandro era il quarto di tredici figli (solo quattro dei tredici fratelli sono arrivati all’età adulta). Sandro ha frequentato il collegio dei salesiani “Don Bosco”. Scoppiata la Grande Guerra fu chiamato al fronte nel novembre del 1915 e assegnato alla 1ª Compagnia Automobilisti del 25º reggimento di artiglieria da campagna di stanza a Torino, dove giunse il 2 dicembre. Inviato a combattere in prima linea come sottotenente di complemento, si distinse per aver compiuto alcuni atti di eroismo, come aver guidato nell’agosto del 1917 un assalto al monte Jelenik durante la battaglia della Bainsizza. Pertini fu congedato dal servizio militare nel 1920. Intanto nel 1919 aveva conseguito la maturità classica al liceo Gian Domenico Cassini di Salerno. Nel luglio del 1923 si laureò in giurisprudenza all’università di Genova con un punteggio di 105/110 con la tesi “L’industria siderurgica in Italia”. Nel 1919 sarebbe stato eletto consigliere comunale a Stella nella lista socialista. Il 22 maggio 1925, Pertini venne arrestato per aver distribuito un opuscolo clandestino, stampato a sue spese, dal titolo Sotto il barbaro dominio fascista, in cui denunciava le responsabilità della monarchia verso l’instaurazione del regime fascista, le illegalità e le violenze del fascismo stesso, nonché la sfiducia nell’operato del Senato del Regno. Venne anche condannato per “Incitamento all’odio fra le classi sociali”. Il 3 giugno 1925 fu condannato a otto mesi di detenzione e al pagamento di un’ammenda per i reati di stampa clandestina, oltraggio al Senato e lesa prerogativa regia, ma fu assolto per l’accusa di istigazione all’odio di classe. Nel 1926 fu oggetto di violenze da parte dei fascisti, che lo definivano un avversario irriducibile dell’attuale Regime, e venne assegnato al confino di polizia per 5 anni (il massimo della pena previsto dalla legge”. Nell’autunno del 1926 espatriò clandestinamente in Francia per sfuggire alla cattura. Il 10 settembre 1943 prese parte alla battaglia di Porta San Paolo, nel tentativo di difendere Roma dall’occupazione tedesca. Nel 1945 partecipò agli eventi che portarono il nazionalsocialismo alla sua fine.

Nell’Italia repubblicana fu eletto deputato all’Assemblea Costituente per i socialisti, quindi deputato nella prima legislatura e deputato in quelle successive, sempre rieletto dal 1953 al 1976. Ricoprì per due legislature consecutive, dal 1968 al 1976, la carica di presidente della Camera dei deputati. Infine, la carica per la quale oggi è più ricordato, è quella di Capo dello Stato. Il suo mandato elettivo iniziò l’8 luglio del 1978, per scadere il 29 giugno del 1985. Pertini fu eletto al sedicesimo scrutinio con una percentuale dell’82,3% dei voti, guadagnandosi così gli appellativi di “presidente più amato dagli italiani” o il “presidente degli italiani”. Durante la sua carriera si prodigò per la crescita del PSI e per l’unità dei socialisti italiani. Era un esponente democratico e riformista del socialismo italiano. Egli si oppose strenuamente alla scissione del 1947 e sostenendo la riunificazione delle sinistre. Conferì, nel 1979, per la prima volta dopo il ‘45, mandato di formare il nuovo governo a un esponente laico, il repubblicano Ugo La Malfa. Durante e dopo il suo mandato di presidenza, al fine di stare al di sopra delle due parti, non rinnovò la tessera del PSI, non rinnegando per questo il suo essere socialista.

 

Nell’incontro tenutosi la mattina di lunedì 4 dicembre del 2023 sono emersi i motivi per cui il Presidente Pertini sia rimasto nei cuori di moltissimi italiani, possiamo dire quanto egli fosse vicino a questi ultimi. Basti pensare a come per propria scelta avesse deciso di rinunciare alla scorta, dal momento che era sicuro che se gli fosse accaduto qualcosa le persone, i comuni cittadini che camminavano in strada, lo avrebbero difeso e non avrebbero mai permesso che gli accadesse qualcosa. Ricordiamo anche l’ormai celebre esempio della finale dei mondiali di calcio del 1982, in cui gli italiani divennero campioni del mondo, dove il Capo dello Stato Pertini esultò alla vittoria dell’amore Nazionale. Poi, dopo la partita decise di fare il viaggio per tornare in Italia con l’aereo della squadra di calcio, per condividere insieme ai calciatori il volo di ritorno a casa, e quella vittoria che era un momento molto sentito e pregno di significato per la popolazione italiana. E qui non si può dimenticare la partita di “Scopone” fra il presidente Pertini ed i calciatori. Pertini infatti era anche un appassionato di carte. Non certo populismo, ma autenticità della persona, vicina alla gente comune, quando le ideologie politiche attraversavano la vita di tutti…

Altra cosa da sottolineare è senza dubbio la sua neutralità in politica e la sua volontà di non parteggiare per nessuno. Prova di questo, sua volontà di non rinnovare la tessera del PSI.

 

Insomma, per concludere, la figura di Sandro Pertini non si può non amare ed ammirare, anche per chi non appartiene ad un’ideologia di stampo socialista.

 

Da studente, credo sia interessante che nelle programmazioni didattiche di Storia si affrontino e studino argomenti che superano il secondo dopoguerra, così da arrivare davvero alla Storia Contemporanea.

 

 

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