il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Alvi, Villani, Amato e IFIL, doppiopesismo politico/giudiziario … cominciato con un semplice insoluto (voluto !!)

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Rispetto alla domanda “Amato – Villani: doppiopesismo ?” posta nel novembre 2011 (in epoca assolutamente non sospetta rispetto al precipitare degli eventi) ho soltanto rimosso il punto di domanda ed ho aggiunto anche l’IFIL per meglio incardinare il discorso su un triangolo politico/giudiziario/bancario che ha del clamoroso per i tempi e le modalità molto diverse con cui la Procura della Repubblica di Salerno ha condotto le relative e separate indagini preliminari che hanno portato a processo alcuni personaggi graziandone altri perché probabilmente unti dal Signore.

Per capire meglio il discorso è necessario andare con ordine e precisare, innanzitutto, che le tre indagini preliminari sono state condotte con asprezza e/o con dolcezza dagli stessi uomini (più o meno) della Guardia di Finanza che in quegli anni ha davvero furoreggiato con le sue inchieste quasi sempre cervellotiche e complicate (cominciate con la nebulosa Amato – Ifil, continuate con il gruppo Villani e finite con Don Nunzio Scarano) che hanno caratterizzato, molto in negativo, una fase storica della vita associativa, imprenditoriale, politica e giudiziaria di Salerno. Una fase in cui, grazie o a causa dell’azione prepotente della GdF (in verità di pochissimi uomini !!) tutto sembrava essere avvolto da un alone diabolico di misteri, misfatti, corruzioni e concussioni ai limiti di sfrenati atti delinquenziali commessi con un protervia che solo una città profondamente, totalmente ed irreversibilmente dedita al malaffare politico-malavitoso può evidenziare con tanta ambiguità.

Io, come Voi lettori, non siamo giudici ma semplici giornalisti e/o osservatoti e se non partiamo da questo quadro complessivo degli eventi non riusciremo mai a capire il fenomeno nel suo complesso per i singoli casi che, soltanto all’apparenza, sembrano essere distinti l’uno dall’altro ma che in realtà fanno parte di un complicato puzzle ben sistemato nella stessa cornice.

E se dalle singole inchieste sono emerse falle gigantesche nelle indagini della GdF che spesso ha preso l’asso per figura (vale la pena qui di ricordare il tavolo nella villa in costiera di Amato, i biglietti aerei offerti in omaggio gli orologi Rolex d’oro sequestrati a Villani o i dipinti del Caravaggio ritrovati in casa di Don Nunzio Scarano) si è giunti fino alla paranoia (con tanto di suggestione del PM – come affermato in udienza dall’avv. Andrea Castaldo) di negare l’evidenza e cincischiare sulle prove mai pienamente provate; figura confermata dalla scoperta che sul tavolo della villa in costiera c’era un semplice capretto al forno con patate (molto amato dal compianto cavaliere del lavoro, anche se non la mangiava), che i Rolex d’oro erano soltanto imitazione e che i dipinti del Caravaggio erano copie eseguite in maniera quasi perfetta.

Per carità non voglio dire, come non dico, che sono tutti degli angioletti innocenti e con il giglio da prima comunione in mano, e affermo, invece, che tra i tanti personaggi coinvolti ce ne sono alcuni palesemente colpevoli-abituali che, guarda caso, sono usciti indenni dai processi mentre per altri la giustizia (fatta dagli uomini) è stata assolutamente rabbiosa andando ben oltre i limiti tecnici di una serena e sana ricerca della verità.

E allora mi chiedo, e chiedo, perché nel caso Amato/Ifil la mannaia è calata soltanto su Paolo e Mario Del Mese (su Mussari calò dalla Procura di Milano) e per la IFIL si sta palesemente giocando sui tempi della prescrizione ormai imminente, ed invece per il caso Villani/Alvi stiamo assistendo ad una vera e propria brutalizzazione persecutoria nei confronti di uno uomo e di un medico (Villani) reo di aver dedicato parte della sua vita alla politica, alla professione di medico e, soprattutto, alla crescita dell’azienda di famiglia attraverso la quale ha dato lavoro a centinaia e centinaia di dipendenti con relative famiglie; dipendenti che, caso rarissimo per un’azienda fallita, sono stati risarciti nei loro diritti fino all’ultimo centesimo.

Eppure non c’è stata alcuna pietà quando poche settimane fa la Procura Generale nell’udienza finale del processo di Appello  ha richiesto, senza mezzi termini, la conferma della sentenza di primo grado emessa nel febbraio2022, dopo circa dodici anni di indagini preliminari – di rinvio a giudizio e di centinaia di udienze, che, contro ogni aspettativa, era stata assolutamente micidiale: 12 anni e mezzo di carcere per Villani (roba mai vista) e tanti altri anni di carcere per alcuni dei suoi più stretti familiari, per quell’assurda accusa di “bancarotta fraudolenta” conseguente al crac Alvi, prestigiosa azienda di distribuzione rappresentata in primis dallo dr. Angelo Villani.

E pensare che tutto è nato a causa di con un impagato x valuta, da parte della banca della Campania alle 18,00 di sera…, in modo che sorella di Villani (all’uopo delegata) non potesse nemmeno più versare contanti per coprire la mancanza di valuta e non di saldo.

Una storia che ha dell’incredibile e che racconterò nella prossima puntata di questa lunga ed estenuante telenovela.

 

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