il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Vatican Girl: dov’è Emanuela ?

 

Aldo Bianchini

SALERNO – In questi giorni ho avuto modo di seguire, con attenzione, lo speciale televisivo “Vatican Girl” (una serie di Netflix) mirabilmente condotto dal compianto Andrea Purgatori (recentemente scomparso) e tutto incentrato sulla scomparsa il 23 giugno 1983 della giovanissima cittadina vaticana Emanuela Orlandi ed anche sull’altrettanto giovanissima cittadina italiana Mirella Gregori (scomparsa 47 giorni prima di Emanuela), e mai più ritrovate.

Assolutamente inestricabile l’intrecci di ipotesi, di fatti reali, di depistaggi, di mistificazioni, di falsità, di crudeltà, di atti delittuosi, di implicazioni internazionali; il tutto ben condito dai silenzi assordanti del Vaticano e dall’impegno instancabile di Pietro Orlandi (fratello di Emanuela) che dopo 41 anni ancora continua quotidianamente a lottare con tutti e contro tutti nella disperata ricerca della sorella.

La “Serie Netflix” mi ha riportato alla mente il giorno di alcuni anni fa (16 dicembre 2012) Pietro Orlandi (accompagnato dal giornalista Fabrizio Peronaci del Corriere della Sera) calò a Salerno per presentare il libro “Mia sorella Emanuela” (scritto con Peronaci) nell’aula magna del Convitto Nazionale in Piazza Abate Conforti grazie alla lungimiranza dell’allora rettore Maurizio De Gemmis; toccò a me in quella occasione moderare l’interessante incontro.

Su quell’evento scrisse con grande professionalità un articolo da rileggere con molta attenzione il prof. Michele Ingenito (giornalista, scrittore e già docente universitario), un articolo che a me ancora oggi piace moltissimo:

SALERNO – Ascoltare la sua voce quasi flebile e timida, ma non per questo non determinata, sembra richiamare quella della sorella scomparsa. Pietro Orlandi non è più un ragazzino, il giovane ventenne travolto 28 anni fa, con l’intera famiglia, da un evento più grande di lui. Nella magistrale intervista pubblicata ieri su questo quotidiano a cura di Marco Bencivenga, fatti e particolari del rapimento del secolo – quello di Emanuela Orlandi – evocano, chissà perché, i misteri tipici ed impenetrabili di un mondo vaticano, così abilmente descritto da Dan Brown nell’ormai celebre Codice da Vinci. L’unica differenza non da poco è che, se il mistero narrativo della trama affascina, quello della tragedia umana reale uccide. E, infatti, nel suo sguardo triste e doloroso, Pietro Orlandi parla e descrive come chi riviva, attimo dopo attimo, l’antico dramma. Suo e dell’intera famiglia per la sorella rapita, trascinata via dallo stato più protetto del mondo, e, forse, chissà, uccisa. Il colore prevalente in lui ricalca abbondantemente il nero. Una condizione di lutto permanente, esteriore perché interiore. Nero il cappotto quasi trasandato, l’abito, i capelli folti e disordinati all’insù, gli occhi piccoli e disincantati, lo sguardo apparentemente spento. Ma anche tanta bontà e malcelata rassegnazione. L’ultima speranza per un diritto che nessuno potrà mai negare. Scoprire la verità, fare giustizia.  Dal suo racconto emergono particolari inquietanti, di cui c’è ampia traccia nell’intervista sopra richiamata.  Supportato da Fabrizio Peronaci, de Il Corriere della Sera, con il quale ha recentemente pubblicato un libro interessantissimo – Mia sorella Emanuela – Orlandi snoda tutta una serie di particolari per molti aspetti agghiaccianti sull’evoluzione investigativo-politico-criminale della vicenda e, soprattutto, sulle ambiguità e le incertezze vaticane nel contribuire veramente alla scoperta del mistero. Papi, cardinali, Segreteria di Stato non ne escono affatto bene. Eppure, dagli altari infiniti distribuiti nel mondo il ricorso alla parola verità è costante e deciso. La predicano tutti i sacerdoti, quell’esercito di uomini che hanno votato la propria vita alla testimonianza della presenza di Cristo in terra. Dinanzi alle contraddizioni dei vertici vaticani, che non sembrano assecondare nei fatti l’opera nobile dei propri umili rappresentanti di base, il pessimismo cresce per un potere che rischia di apparire inviso ai più. Specie quando si rafforza il convincimento, come è accaduto ieri sera nell’Aula Magna del Convitto Nazionale di Salerno, che le verità altrui, ossia le tante verità, mezze verità, verità nascoste divulgate da chi, invece, davvero sa sulla vicenda-Orlandi, rischiano, alla distanza, di essere, né più né meno, il copricostume maleodorante della Verità!”.

 

Andrea Purgatori

Per ritornare, e chiudere, alla serie Netflix ho riflettuto a lungo sulla lunga dichiarazione di quell’amica di Emanuela che ben mascherata continua a dire, ancora oggi, che l’amica le aveva confidato di essere stata oggetto di attenzioni sessuali da parte di un alto prelato molto vicino al Papa; una dichiarazione da prendere con le molle perché fatta molti anni dopo l’insoluto accadimento.

Se vera coinvolgerebbe ancora di più, ed in maniera molto più grave, la responsabilità diretta del Vaticano che Andrea Purgatori ha messo benissimo in evidenza tra intrighi politici internazionali, fiumi di denaro sporco, rapporti con le mafie per riprendere il solito inutile ritornello della congiura per l’attentato al Papa.

 

Foto d'archivio risalente al 16 dic. 2012 per la presentazione a Salerno del libro di Pietro Orlandi

NOTA – da “ilquotidianodisalerno.it” del 17.06.14 a firma di Maddalena Mascolo

Insomma un <<cold case>> tutto all’italiana, per questo molto più misterioso e intricato di quelli americani, preceduto da un altro rapimento altrettanto oscuro, quello di Mirella Gregori. Il coraggioso Fabrizio Peronaci si è inerpicato su per sentieri rischiosissimi fino ad arrivare al famoso o famigerato <<Il Ganglio>>, un gruppo occulto formato da “tonache dissidenti” (di matrice franco-lituana) con il supporto di laici ed elementi del servizi segreti, nato alla fine degli anni ’70 per contrastare l’anticomunismo di Wojtyla. Questo nucleo clandestino, secondo le rivelazioni sottoposte dall’autore a un rigoroso riscontro incrociato, non si sarebbe limitato a organizzare il doppio sequestro Orlandi-Gregori, ma avrebbe esercitato un ruolo attivo in fatti di importanza cruciale nella storia della Chiesa, come l’attentato al Papa polacco e le manipolazioni, a fini di pressioni interne, del terzo segreto di Fatima.

 

 

 

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