il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

ALVI – VILLANI: le ragioni dell’ex Presidente della Provincia

 

Aldo Bianchini

Dr. Angelo Villani - già Presidente della Provincia di Salerno

SALERNO – “Dove eravamo rimasti”, in un caso giudiziario molto complicato e complesso come quello del crac ALVI è giusto ricordare, per breve sintesi, tutto ciò che ho già scritto nelle precedenti puntate.

Nella fattispecie è, comunque, sufficiente, ricordare in special modo questi tre  capoversi dei precedenti articoli:

  • Il colpo a sorpresa arrivò alle ore 18.00 di una sera qualsiasi, quando all’ALVI venne contestato un “impagato x valuta”, e non di saldo, ovvero i soldi c’erano ma non potevano essere movimentati; oltretutto alle 18.00 di sera anche il tentativo della sorella di Villani, di versare per contanti al fine di coprire la mancanza di valuta, andò a vuoto per la chiusura della stessa Banca.
  • Complotto politico – bancario ? Non ci sono prove per poterlo affermare anche se l’ombra è ancora presente; resta petò in tutta evidenza che non si può aggredire un gruppo molto solido a causa di un impagato x valuta; non sta nè in cielo e nè in terra.
  • Ma il presidente Angelo Villani, non essendo l’ultimo arrivato, fiuta il gravissimo pericolo e cerca di correre ai ripari.

Non è facile trovare le ragioni che hanno portato un colosso imprenditoriale costruito dalla famiglia Villani in tanti anni di duro lavoro cadere in disgrazia e finire alla deriva in poco tempo, forse addirittura in pochi minuti. Innanzitutto la ragione principale, costruita forse a tavolino non si sa da chi, ma sicuramente costruita, ci porta subito al primo capoverso sopra indicato. E per chi se ne intende minimamente di “cose di banca” sa benissimo che gli imperi industriali si reggono esclusivamente sul rapporto banca-impresa e quando questo rapporto viene meno ecco che la credibilità dell’azienda si squaglia come neve al sole e la mancanza di fiducia dei terzi viene subito meno.

Da quella famigerata sera nella Banca della Campania è accaduto proprio questo; e il leader del gruppo industriale dr. Angelo Villani resosi conto in pochi minuti che la situazione poteva degenerare (anche la stampa qualificata si era schierata contro, lo abbiamo analizzato nel precedente articolo), come degenerò, e per porre rimedio inviò la sorella con danaro contante per coprire quel cosiddetto “impagato x valuta”, ma la Banca oppose un netto rifiuto, come era nelle sue legittime peculiarità.

Da quel momento le difficoltà finanziarie del gruppo aumentarono a dismisura e, come accade sempre in questi casi, partirono le prime non preoccupanti istanze di fallimento; allora tramite l’avv Pagnotta (all’epoca difensore del gruppo)  fu fatto presente  al giudice dr. Giorgio Iachia della fallimentare che l’Alvi aveva tutte le intenzioni di chiedere un concordato con quei pochi creditori che avevano presentato le istanze; la risposta del giudice fu lapidaria: “aspettare la prima udienza per chiedere un motivato rinvio”.

Ma con grande sorpresa, alla prima udienza, senza por tempo in mezzo l’ALVI venne dichiarato fallito, e da lì parte uno dei momenti di distruzione di una grossa azienda mai visto prima, almeno nella storia giudiziaria del distretto di Salerno.

E allora il dr. Villani mette in atto una nuova strategia per evitare il tracollo; tacita con regolari pagamenti bancari tutte le spettanze ai suoi numerosi dipendenti in modo da dimostrare che l’azienda innanzitutto privilegiava i dipendenti e i loro posti di lavoro; e ancora di più. Difatti già qualche tempo prima della dichiarazione di fallimento i membri della famiglia Villani immisero nella società il valore di tutte le proprietà a loro singolarmente intestate. Cioè i Villani fecero una cosa completamente diversa ed al contrario dai soliti falliti che cercano prima della data incriminata di liberarsi dei propri beni e salvarli. Dopo questo atto coraggioso figurarsi se i Villani, come sostiene l’accusa, avessero mai potuto pensare di svuotare il colosso Alvi con passaggi di denaro verso altre società satellite per salvare il patrimonio e lasciare a mani vuote i creditori. Crac che la  Procura ha calcolato in un buco economico di oltre 200 milioni di euro.

Quest’ultimo passaggio induce ad una riflessione più globale sull’opera in gran parte meritoria ma a volte particolarmente devastante della Guardia di Finanza; una sorta di “dove coglio … coglio” che sembra impossessarsi di quei militari; tanto ci sarà sempre qualcuno, dopo, a riequilibrare le cose fatte male. Gli esempi sarebbero moltissimi; cito soltanto gli ultimi due casi: il blitz contro i re della movida di Salerno (con sequestri ancora tutti da valutare) e il sequestro del resort Giglio di Mare a Capaccio con il TAR che ha riabilitato l’impresa. Oltretutto, è bene ricordare, che il periodo temporale del crac Villani cade proprio nel bel mezzo di una devastane, ma inutile, pesca a strascico fatta dalla GdF dell’epoca contro vari totem della politica, dell’imprenditoria e anche della Chiesa Cattolica Romana (l’arcivescovo Pierro e mons. Scarano).

Nonostante questo la procedura è andata avanti, addirittura fino ai clamorosi arresti di una decina di anni fa ed alla sentenza di 1° del 5 febbraio 2022 con richieste di condanne (67,1 anni di reclusione per i dieci imputati ivi compreso Angelo Villani al quale sono stati attribuiti ben 12 e sei mesi di carcere).

Il processo di appello si avvia alle conclusioni; nella requisitoria il Procuratore Generale ha chiesto la conferma della condanna di Angelo Villani; la sentenza dovrebbe arrivare prima della prossima Pasqua. Vedremo !!

 

 

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