Fondovalle Calore: il sentiero degli Dei o la strada dei veleni ?

 

Aldo Bianchini

L'inaugurazione del 1° lotto (18.10.2022)

SALERNO – Sinceramente non so dare un risposta precisa alla domanda posta nei titolo di questo articolo: “Fondovalle Calore, il sentiero degli Dei o la strada dei veleni ?”.

Se fossi costretto a fornire, comunque, una risposta propenderei sicuramente per la seconda: “La Fondovalle del Calore Salernitano (FCS) è stata ed è la strada dei veleni”, anche se tutti insieme (politica – magistratura e stampa) cercano di accreditare la tesi del “sentiero degli Dei” utilissimo per i comuni della Valle del Calore (e non solo) e per tutte le comunità ad essa collegate. Quando, invece, nel lontano 1989 alla presentazione del primo progetto di fattibilità venne subito additata come la “strada degli sprechi e delle mazzette”, decisamente inutile per la Vallata del Calore.

In quegli anni rappresentava la prima grande opera pubblica nel cuore del Cilento che veniva avviata soprattutto grazie alla presenza nel governo Andreotti del rampante politico socialista ebolitano Carmelo Conte; ed era proprio questa figura che dava notevolmente fastidio al Partito Comunista Italiano che, in maniera scientifica, gestiva i grandi appalti del post terremoto con le Coop Rosse, mentre la DC si asserragliava su altre importanti arterie stradali come la Fondovalle Sele.

Lo straordinario successo elettorale del ’90 fece, poi, il resto e tre personaggi (un politico, un avvocato e un magistrato) diedero la stura a quello che è passato alla storia come il processo dei processi denominato “Amatucci + 33” che altro non era se non il processo a carico di tutti i presunti tangentisti della FCS, quando ancora i finanziamenti non erano giunti nella piena disponibilità dei diretti interessati.

Insomma un processo alle intenzioni, fu quello per la FCS; una sorta di condanna preventiva come nel film “Minority Report” all’americana; nel corso del quale la pubblica accusa (pm Luigi D’Alessio e Vito Di Nicola) arrivò ad ipotizzare che la Legge n. 64/1986 recante la “Disciplina organica dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno” fosse stata concertata a tavolino (e il presidente del collegio giudicante Giovanni Pentagallo la fece sua per buon a parte) dalla cosiddetta “banda dei quattro” composta da Carmelo Conte, Paolo Cirino Pomicino, Francesco De Lorenzo e Giovanni Prandini (la locuzione era polemicamente rivolta al governo Andreotti, sebbene tra Conte, De Lorenzo e Prandini ci furono ripetuti contrasti in Consiglio dei Ministri e sulla stampa) con il supporto dei tecnici Enzo Maria Greco (docente universitario alla Federico II), Franco Amatucci (docente universitario a Potenza e Reggio Calabria) e Raffaele Galdi, per progettare diverse opere pubbliche tra le quali le strade a scorrimento veloce denominate Fondovalle del Calore del Sannio (FCS anche questa) e Fondovalle Calore Salernitano sulle quali rovesciare una mare di denaro pubblico da utilizzare per ungere e rifinire accordi politico-malavitosi; per queste due strade l‘accusa ipotizzò anche che fossero state progettate in fotocopia contro ogni principio di legge e di moralità.

A chi conosce, come me, la vera storia della FCS si rivolta lo stomaco quando questa vicenda viene letteralmente stravolta anche in atti istituzionali ufficiali come la “richiesta di commissariamento” avanzata dal Comune di Roscigno sulla scorta della delibera del consiglio comunale n. 47 del 10/12/2020 (con chiari riferimenti a tangentopoli ed i presunti misfatti dei politici dell’epoca); oppure nel guardare la foto della nuova inaugurazione del nuovo primo lotto del 17 ottobre 2022; una foto che ritrae almeno un personaggio che su quella strada e da quella vicenda giudiziaria ha tratto un inestimabile vantaggio sul piano politico.

C’è una morale di fondo; quella strada progettata per una cinquantina di chilometri doveva costare circa 90 miliardi di vecchie lire (paragonabili a circa 45 milioni di euro), costerà invece circa 350 miliardi di lire (circa 175milioni di euro) alla fine del suo ipotetico completamento.

Davvero una bella vittoria per la giustizia; per sventare ipotetiche mazzette ha fatto lievitare i costi di circa 4 volte; un bel risultato, non c’è che dire; e si considerano i soldi pubblici spesi per il processo, per gli indennizzi e per numerose progettazioni fatte nel corso di 30 anni, la cifra finale diventa spaventosa e potrebbe superare di gran lunga addirittura i 250 milioni di euro; vale a dire circa 500miliardi delle vecchie lire.

 

 

 

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