In ricordo di Teresina Sampogna

da Giovanni Falci (avvocato)

 

La compianta sig.ra Teresina Sampogna

Carissimi Carlo, Franco e Renato,

la morte di vostra madre, che chiamerò sempre Teresina, mi addolora perché ha attraversato la mia storia come se fosse di ogni tempo e ha rappresentato un frammento della mia esistenza avendo accompagnato, la sua figura, 69 anni della mia vita.

La perdita della madre è un momento tragico a qualsiasi età avvenga; è un lutto.

In francese lutto si dice deuil.  Deuil ricorda l’italiano, doglie, che sono proprie delle madri, le doglie di un parto, e basta tirare una linea tra queste due parole, per scorgere d’un colpo un unico filo tra nascere e morire.

Ma, pensando a Teresina che se n’è andata, mi viene in mente una frase di Erich Fromm nell’opera “dalla parte dell’uomo”: “Morire è tremendo, ma l’idea di dover morire senza aver vissuto è insopportabile”.

Questo sicuramente non è avvenuto per vostra madre che ha vissuto intensamente la sua vita con tutti voi.

Ci sono molti, diversi da lei, che terminano la parabola della loro vita senza essere cresciuti pienamente, rimanendo ancora imperfetti, informi, incompiuti.

Ciò che deve amareggiare queste persone è arrivare a questa meta senza avere colmato di vita, di senso, di opere giuste, di verità di bellezza.

Esattamente quello che ha fatto Teresina che ha edificato nel presente, colmo di opere giuste, non solo la memoria di sé, ma anche il proprio futuro spirituale.

Pensate solo che vostra madre ha avuto una “morte bella” perché l’ha considerata in antecedenza, l’ha guardata negli occhi, e ad essa si è avvicinata con la valigia pronta, colma del bene e dell’amore che si è lasciata alle spalle.

La morte è solo quel “punto di intersezione tra tempo e eternità” diceva T. Elliot.

Comprenderla non è con un risultato filosofico: è solo l’intuizione che ci aiuta a penetrare l’Enigma.

Noi non conosciamo solo la logica razionale ma abbiamo aperto nella nostra mente un altro canale di conoscenza, quello dell’amore, della sapienza, della poesia e della fede che ci fa comprendere quando felice è stata Teresina per sé e per chi ha avuto il privilegio, io per primo, di averla conosciuta e di poterla ricordare.

Vi voglio bene.

Giovanni Falci

 

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