GIUSTIZIA: il procuratore Borrelli divisivo ?

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Dopo l’intervista rilasciata, il 19 maggio 24, dal capo della Procura della Repubblica di Salerno dr. Giuseppe Borrelli al giornale online “leCronache.it” i tanti mi hanno chiesto: “Ma il procuratore è divisivo ?”.

Tutti ho risposto dopo attenta riflessione: “SI se la sua intervista viene letta soltanto come una rottura con il resto del Tribunale; assolutamente NO se invece viene letta come un tentativo di ricucitura di certi squarci organizzativi per evitare tonfi clamorosi”.

Siccome non mi nascondo mai e non mi arrampico sugli specchi sarò, anche stavolta sincero innanzitutto con me stesso e poi con i lettori di questo giornale: “Io credo che il procuratore capo Giuseppe Borrelli sia divisivo, almeno lo è stato in questa ultima circostanza, quando cioè ha brutalmente messo sotto accusa tutto il sistema giudiziario del nostro distretto con la storia dei tanti processi che non sarebbero stati neppure incardinati”.

Non so, e non sarà facile saperlo, perché questa eventuale squallida storia è venuta fuori all’improvviso e senza segnali precedenti; va da pensare che sia venuta fuori in un momento molto vicino alla conclusione del processo (meglio sarebbe dire dei processi) incardinato contro il duo Vittorio Zoccola e Nino Savastano per la questione delle Cooperative Sociali; un processo che si va sfaldando udienza dopo udienza in quanto il castello accusatorio delineato dalla Procura perde credibilità d ogni battere di ciglia.

Quindi è come se il procuratore avesse messo le mani avanti con la sua intervista nei confronti di un’inchiesta che sembrava dover abbattere ogni sistema di potere politico cittadino e che invece potrebbe rivelarsi come un enorme flop ? Questo sinceramente non lo so e non posso dirlo; credo soltanto, come ho già scritto, che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Nel senso che le decantata attribuzioni autoctone dei giudici “indipendenza – autonomia – obbligatorietà dell’azione penale” siano soltanto delle espressioni letterarie che vengono quotidianamente messe a dura prova nell’accostamento di queste definizioni all’uomo-magistrato che dietro detto paravento si muove e agisce comunque da essere umano portatore di convinzioni personali che vanno oltre le stesse definizioni e si concretizzano nell’espressione di un giudizio.

Questi due elementi non vanano mai trascurati quando si parla di una “giustizia giusta, rapida e indipendente”; in caso contrario siamo tutti fuori strada.

In quest’ottica ho apprezzato molto l’editoriale scritto da Salvatore Memoli e pubblicato anche su questo giornale sotto il titolo di “Pro e contro l’intervista di Borrelli” e assolutamente meritevole di quale ulteriore riflessione.

Da parte mia non c’è alcun irriverente retropensiero nei confronti del Procuratore e che non avrei alcun dubbio a dire, come dico, che il suo parlare è più simile adun messaggio in codice che ad un pour parler con la nuora affinchè la suocera intenda.

In merito allo strabismo di alcuni magistrati (ne parla Memoli nell’articolo) la mia visione è totalmente diversa in quanto proprio il presunto strabismo potrebbe essere la causa di tanti sconcertanti processi; insomma una clava che viene utilizzata alla bisogna; esttamente come il paravento dell’indipendenza – autonomia e obbligatorietà.

Benissimo, invece, ha fatto Memoli nel precisare che quando ci si incammina per gli irti sentieri della comunicazione bisogna anche aspettarsi che qualcuno evidenzi e metta sul tavolo della discussione il cattivo utilizzo della comunicazione (leggasi intervista del procuratore Borrelli) dei tanti e insidiosi strumenti della stessa comunicazione che non tutti conoscono alla perfezione.

Ed infine qual è la scelta organizzativa come modello lavorativo del Procuratore ?, si chiede Salvatore Memoli.  Ebbene qui si apre un altro mistero che da sempre non è mai stato sciolto innanzitutto per una innata o indotta ritrosia dei magistrati in genere che odiano le scelte organizzative, soprattutto quando queste ultime provengono anche soltanto da un platonico pensiero della politica.

Un ultimo messaggio lo dedicherei in esclusiva al Procuratore dr. Giuseppe Borrelli; un messaggio che viene da lontano; esattamente del 21 settembre del 1992 quando una nebulosa copriva Salerno come una cappa insopportabile; a denunciare il tutto fu un magistrato coraggioso con tanto di nome e cognome “Mariano De Luca” che firmò una clamorosa ordinanza di rigetto della richiesta di libertà dell’ing. Raffaele Galdi che qui di seguito pubblico a stralcio: ““… e desolante realtà che sovente si annida nelle pieghe delle istituzioni troppo facilmente permeabili ad interessi personalistici ed a sfruttamenti parassitari; lo squallido sottobosco che rigoglia ai margini del sistema istituzionale è nella vicenda processuale esemplarmente rappresentato e mostra, con la forza della protervia dei fatti, come l’abbandono di ogni principio morale, il disprezzo verso i valori fondamentali della vita associata, il miope egoismo che tutto subordina al tornaconto personale siano ampiamente diffusi, sovente elevati a sistema di vita e tendenzialmente suscettibili di attentare alla stessa sopravvivenza dello stato di diritto, non meno di fenomeni delinquenziali assai più appariscenti ed eclatanti …”.

Una sconcertante descrizione del clima di quegli anni ? Forse, ma se così era è facile aggiungere che così è ancora oggi. E che, quindi, non è vero che a Salerno certi processi non sono stati neppure avviati.

 

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