da Pietro Cusati ( Giurista- Giornalista)
Il presidente della Repubblica Mattarella,nel giorno in cui ha inaugurato l’anno scolastico in una dei luoghi simboli della ricostruzione del terribile terremoto del 2016, Amatrice, ha mandato un monito molto chiaro. Il Governo si appresta a varare due riforme che toccano proprio il mondo dell’istruzione, il tetto nelle classi agli studenti stranieri e il divieto di indossare il burka nelle aule. Il presidente della Repubblica ha parlato avanti al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e chiama in causa chi ha il potere e il dovere di intervenire, “gli insegnanti non devono essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili”. Contesti difficili, quindi, che certamente stanno preoccupando l’opinione pubblica. Bullismo, bande giovanili ed anche aggressioni agli insegnanti: Tutti problemi che Mattarella elenca anche allargando parte delle responsabilità alle famiglie.
Il contesto di quaranta fa è totalmente diverso,i numeri non sono paragonabili con quelli di oggi. Le due circolari dell’allora Ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella,quella dell’8 settembre 1989, «Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo studio» e quella del 26 luglio 1990 ,ha come oggetto «La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale». Quaranta anni dopo anni dopo, è un’altra Italia, è un’altra scuola, la presenza straniera ha dinamiche totalmente diverse e proprio i Dirigenti Scolastici hanno obiettato l’inapplicabilità di «tetti» laddove, specie nei piccoli comuni ma anche in quartieri delle grandi città, è la presenza straniera a consentire il mantenimento dei plessi scolastici. Il ministro Valditara ha iniziato a specificare che l’attenzione sarà rivolta non agli studenti stranieri in quanto tali, ma alla scarsa conoscenza dell’italiano. “La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti. L’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli di questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti”. Mattarella riserva alla fine le parole più dure, quelle sottolineata dal più forte applauso di una platea in gran parte composta da insegnanti: “la scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”. “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – “E’ aperta a tutti”: così dispone l’articolo 34 della Costituzione,gli studenti non sono semplici utenti della scuola. La società ha bisogno della loro voce”, ha bisogno di “menti libere”, di quella cultura che porta alla libertà e non c’è libertà se non è per tutti.