da Antonio Cortese (docente – giornalista)
Da quasi dieci anni dal politichese in giù sembra problema impellente come vestire gli alunni e come arredare le classi scolastiche, se con un martello o un crocifisso.
Il tema la cui pedanteria sta divenendo ridicola é inoltre fuori luogo perché per affermare una religione sull’altra numerosi professionisti probabilmente inebetiti cadono in una trappola nostalgica pareggiando la presunta ignoranza delle religioni antiche orientali dove ad esempio islam e governo hanno unica sede.
Ricordando poi la premessa che gli stessi invocatori del perbenismo arrogante e plastificato non conoscano gli articoli costituzionali su pari equivalenza e libertà per le relative e personali professioni di culto, non sembra ancora chiaro all’intera nazione che il vaticano sia un altro stato “ospite” a prescindere dalla forza del credo di ciascuno.
Poi, con tanti temi importanti a livello amministrativo e governativo come mai simili crucci non siano proprio come prima affidati alla responsabilità dei presidi e dei parroci (ospiti) o dei provveditori invece di essere ingigantiti da parte di commentatori radiotelevisivi prima che istituzionali?
Tutti questi precetti richiamano il titolo di un film “ Le fate ignoranti” da cui senza doverne richiamare la trama cinematografica sembra piuttosto facile dedurne una battutina per ammonire la stupida moda perbenista, avanzata in specie al sesso debole come a dire “ le fate diventare ignoranti”; anche perché si pretende da più parti di insegnare agli alunni determinati modelli che anche se maggiormente corretti civilmente e socialmente appartengono a paradigmi pedagogici degli inizi del secolo passato, per stili di vita e cultura irreversibili ed idealizzati negli anni cinquanta e sessanta ma nemmeno standardizzatisi appieno: figurarsi quindi come con tali detriti di valori si voglia oggi imporre uno zero in condotta o ammissioni ed integrazioni varie se non di qualche fotocopia sciupata ed ingiallita.
A chiudere il semestre di ripetizioni sui temi suddetti, dopo i ritorni di fiamma per coccarde e grembiulini, le battutacce di Tajani e Vannacci dai quali anche dal tono si capisce finalmente la vana e futile importanza degli argomenti scaduti in stile vetero collegiale.