Aldo Bianchini
PADULA – Voglio subito sgombrare il campo da qualsiasi possibile illazione e/o strumentalizzazione, da parte di chiunque dovesse leggere questo mio articolo, in forza del fatto che il mio rapporto giornalistico con l’Amministrazione Comunale di Padula non è stato e non è dei migliori; scrivo questo articolo con profonda convinzione personale sulla base di quanto è accaduto sotto i miei stessi occhi nella “Sala Sanseverino” della storica Certosa di San Lorenzo di Padula sabato mattina 3 ottobre 26 in occasione della “calata a Padula” del dr. Stefano Vitelli, il giudice che assolse nel 2009 in sede di udienza preliminare il dr. Alberto Stasi accusato dell’omicidio di Chiara Poggi nel contesto del famigerato ”Caso Garlasco”.
“Il ragionevole dubbio di Garlasco” questo il titolo opportunamente dato al convegno; un titolo che ricalca fedelmente quello dato dalla PIEMME (che altri non è se non la Mondadori di berlusconi) al libro di successo scritto a due mani da Stefano Vitelli e da Giuseppe Legato (giornalista di cronaca giudiziaria de “La Stampa”).
Al convegno hanno preso parte Michela Cimino (sindaca di Padula), avv. Vincenzo Bonafine (pres. Ordine avvocati Lagonegro), avv. Giovanni Leonasi (pres. Camera penale Lagonegro) e lo stesso dr. Stefano Vitelli; convegno moderato dall’avv. Caterina Di Bianco (assessora alla cultura di Padula).
Bene, una volta sciolti i convenevoli di rito ovvero la sterile cronaca relativa alla citazione dei presenti, passo alle mie considerazioni sul contenuto del convegno che ha registrato una imponente ed attenta platea di spettatori che non ha mancato di porre anche domande alquanto pertinenti ed intelligenti che non hanno avuto, però, le risposte che meritavano.
ORGANIZZAZIONE – E’ assolutamente giusto dare atto all’avv. Caterina Di Bianco (ottimamente supportata dalla sindaca di Padula e dall’Ordine degli Avvocati di Lagonegro) di essere riuscita, credo tra mille difficoltà, ad organizzare un ottimo e difficile convegno ed a portare a Padula un personaggio (il giudice Vitelli) che oggi, grazie al fatto di aver assolto Stasi nel 2009 addirittura in udienza preliminare, veleggia con un imponente vento a favore sui grandi network televisivi del Paese; non a caso e non per caso nella stessa serata di sabato, dopo Padula, è stato ospite in diretta sulle frequenze di La/7 nella trasmissione “In altre parole” condotta dal noto Massimo Gramellini (editorialista de Il Corriere della Sera). Un convegno ottimamente condotto dalla Di Bianco che, a mio umile avviso, nella gestione dei personaggi e degli interventi ha superato di gran lunga il mestiere di tanti giornalisti/e del Vallo di Diano. Un convegno caduto proprio nel momento più “azzeccato” perché il cosiddetto “caso Garlasco” in onda da circa venti anni ha toccato in queste settimane il suo apice storico con le nuove devastanti rivelazioni che la Procura di Pavia ha inserito in un lungo e ufficiale comunicato stampa.
I PERSONAGGI – A chi non conosce il “mondo giudiziario” sfugge, ovviamente, la grande difficoltà di mettere insieme personaggi così variegati per un “confronto possibilmente sereno” sul momento della giustizia di questo Paese, e farlo con un magistrato è ancora più difficile. Ed è proprio in queste difficoltà che si distingue il capolavoro organizzativo e gestionale messo in campo da Caterina Di Bianco. I personaggi Vincenzo Bonafine e Giovanni Leonasi, esponenti apicali del Foro di Lagonegro, non hanno deluso le attese ed hanno rappresentato al massimo livello le due importanti istituzioni della giustizia nell’ambito della giurisdizione del Tribunale di Lagonegro.
- Vincenzo Bonafine (presidente dell’ordine degli Avvocati di Lagonegro) nel riconoscere i meriti del giudice Vitelli ha evidenziato, con convinzione, l’esigenza di contenere al più presto il “baraccone mediatico” per i processi giudiziari in televisione e la non più rinviabile necessità di bloccare nella misura possibile le partecipazioni di esponenti dell’avvocatura, senza trascurare quelli della magistratura e dello stesso giornalismo. “Stiamo offrendo un cattivo esempio di giustizia all’intero Paese”, questo in sintesi il messaggio lanciato dall’avv. Bonafine.
- Giovanni Leonasi (presidente della Camera Penale “A. De Marsico” di Lagonegro), con una dialettica molto forbita, nel segno di una profonda conoscenza della materia ha esplorato e descritto i meandri spesso sconosciuti del “ragionevole dubbio” che dovrebbe segnare più profondamente le coscienze di tutti gli attori del diritto penale a cominciare innanzitutto dai magistrati sia inquirenti che giudicanti. Il suo intervento ha riscosso una serie di scroscianti applausi nel segno che la gente si aspetta una giustizia sempre più giusta.
STEFANO VITELLI – Nato nel 1974, consegue nel 1998 la Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa discutendo una tesi in diritto penale dal titolo “La scriminante dell’ordine del superiore nel diritto penale” conseguendo il massimo dei voti. Nell’anno 2000, vinto il concorso nazionale per l’accesso alla Magistratura, intraprende l’uditorato giudiziario presso la Corte di Appello di Firenze. Dall’anno 2003 sino al 2008 ha ricoperto il ruolo di Giudice di primo grado civile e penale presso il Tribunale di Vercelli con una parentesi semestrale per applicazione extradistrettuale presso il Tribunale del Riesame di Perugia. Dall’anno 2008 sino al 2012 ha ricoperto funzione di GIP/GUP presso il Tribunale di Vigevano redigendo come Giudice di primo grado la sentenza nei confronti di Stasi Alberto (c.d. caso di Garlasco). Dal 2012 è in servizio con funzione di GIP/GUP presso il Tribunale di Torino con una parentesi trimestrale di applicazione presso la Sezione Penale della Corte di Appello di Torino; ed è autore di numerose pubblicazioni. Stefano Vitelli è la più classica delle dimostrazioni di come dovrebbe essere un giudice che, come spesso Lui stesso dice, deve superare “Il dolore di giudicare che nasce dal bisogno automatico della mente di etichettare la realtà, un meccanismo che genera sofferenza sia verso gli altri che verso se stessi”. A Padula, nella sala Sanseverino stracolma di gente ha offerto, secondo me, il meglio di se; e lo ha fatto con una dialettica normale, comprensibile e coinvolgente in un crescendo di affermazioni che riportano al minimo storico lo squarcio tra la giustizia e di come essa viene percepita; ed ha dimostrato che anche un giudice legge, approfondisce, pensa, si consulta e infine si pronuncia anche su argomenti difficilissimi come quello relativo al “ragionevole dubbio” che sempre dovrebbe accompagna i giudici e tutti gli operatori del diritto.
LE RISPOSTE – Le risposte alle tante domande rivolte dal pubblico presente non sono state, ad onor del vero, molto soddisfacenti; soprattutto quelle che si attendevano dal giudice Vitelli che in realtà ha, comunque, precisato di non voler entrare a gamba tesa (giustamente !!) nella cronaca attuale che riserva colpi di scena un giorno si e l’altro pure. A margine del convegno si è poi saputo (almeno così mi hanno riferito) che il giudice avrebbe confidato agli organizzatori di essere stato invitato dal CSM ad essere più cauto del normale nei suoi interventi pubblici e televisivi; interventi che sono sempre molto seguiti ed attentamente analizzati, anche perché negli ultimi diciassette anni (dopo la sentenza del 2009) si sarebbe sempre mosso con molta cautela su un terreno cosparso di uova dalla facile rottura.
CONCLUSIONI – Insomma a Padula è andato in scena un convegno che ha superato anche le più rosee aspettative grazie anche, se non soprattutto, alla conduttrice Di Bianco che ha saputo districarsi in un terreno insidioso e scivoloso come quello di un confronto sulla giustizia in forza del fatto che ha curato in ogni minimo dettaglio l’intera organizzazione. Davvero complimenti.
Ma l’avv. Caterina Di Bianco si è distinta anche nelle ore successive al convegno di grande successo, esternando sulle pagine FB il suo pensiero di donna, di cittadina comune e di scrupolosa operatrice del diritto; e con molto piacere l’intera redazione di questo giornale ha deciso di riproporre qui di seguito il post apparso su FB; post che supera di gran lunga anche tanti ottimi articoli di stampa.
Caterina Di Bianco — sabato 3.10.26 FB
Grazie per il sostegno all’Ordine degli Avvocati di Lagonegro e alla Camera Penale A. De Marsico di Lagonegro (onorata di far parte di entrambi); ai tanti colleghi presenti e alle numerose persone intervenute. L’attenzione ininterrotta della platea è stata concreta manifestazione di gradimento e interesse per l’iniziativa. Grata al dott. Stefano Vitelli per averci onorato della sua presenza e per aver condiviso con noi una piccola parte della sua esperienza umana e giudiziaria.
Si è tenuta questa mattina, nella splendida cornice della Certosa di San Lorenzo, alla presenza di una platea gremita, tra cittadini, professionisti e addetti ai lavori, la presentazione del libro del Giudice Stefano Vitelli, “Il ragionevole dubbio di Garlasco: Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”.
Un appuntamento promosso dall’Amministrazione Comunale di Padula per offrire un’occasione di approfondimento su una vicenda che, al di là della straordinaria attenzione mediatica, ha posto e continua a porre interrogativi importanti sui principi fondamentali del nostro sistema di giustizia: il valore della prova, il principio del ragionevole dubbio e la responsabilità di chi è chiamato a giudicare.
Attraverso la propria esperienza professionale, il magistrato Stefano Vitelli ha ripercorso le ragioni che lo portarono, nel 2009, in qualità di GUP, a pronunciare in primo grado la sentenza di assoluzione di Alberto Stasi nel procedimento per l’omicidio di Chiara Poggi.
Vitelli ha illustrato il percorso che lo condusse a ritenere presenti elementi di concreta e multidirezionale incertezza, tali da non consentire una condanna nel rispetto dei principi costituzionali.
Dopo i saluti istituzionali della sindaca Michela Cimino, sono intervenuti l’Avvocato Vincenzo Bonafine, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lagonegro, e l’Avvocato Giovanni Leonasi, Presidente della Camera Penale “A. De Marsico” presso il Tribunale di Lagonegro.
L’incontro, moderato dall’Avvocato Caterina Di Bianco, del Foro di Lagonegro e Assessore alla Cultura del Comune di Padula, ha rappresentato un importante momento di confronto, arricchito dalle domande e dalle riflessioni del pubblico presente.
Un’occasione preziosa per parlare di giustizia non soltanto attraverso le vicende della cronaca, ma soprattutto attraverso i principi, le responsabilità e le garanzie che ne costituiscono il fondamento.