Scuola, tetto del 30% e stop al volto coperto. Integrare o selezionare?

 

Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri fissa un limite agli alunni stranieri non italofoni nelle classi prime, vieta burqa e niqab in aula e chiama in causa i genitori. Cosa cambia, cosa resta aperto e come si muove il resto d’Europa.

 

di Maria Stella Bosco

Si può misurare l’integrazione con una percentuale?

Il 24 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge sulla scuola che interviene su tre fronti. Un tetto del 30% agli alunni stranieri con difficoltà linguistiche nelle classi prime; il divieto di presentarsi a scuola con il volto coperto; nuovi percorsi di italiano per i genitori. Per il Governo sono «strumenti di buonsenso» pensati per evitare le classi-ghetto. Per le principali forze di opposizione si tratta invece di un provvedimento discriminatorio che colpisce i più piccoli. Il testo dovrà essere convertito dal Parlamento entro sessanta giorni. La partita, dunque, resta aperta.

Il tetto conta i passaporti o le parole?

Il punto decisivo sta nella definizione. Il limite non riguarda tutti gli studenti stranieri, ma soltanto quelli con un percorso scolastico italiano breve o assente. Alla primaria, chi non è nato in Italia o non ha frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; alle medie e alle superiori, chi non ha alle spalle almeno tre anni positivi nel sistema scolastico nazionale. Quando la soglia non potrà essere rispettata, gli uffici scolastici territoriali potranno concedere deroghe o distribuire gli alunni tra scuole vicine. Per chi resterà sopra soglia sono previsti corsi di potenziamento dell’italiano. Il criterio, almeno sulla carta, è la lingua, non la cittadinanza.

Un problema diffuso o un’eccezione?

Qui i numeri si prestano a letture opposte. Secondo il ministero dell’Istruzione e del Merito, le classi con oltre il 30% di alunni stranieri sono circa 34mila. Ma circa due alunni stranieri su tre sono nati in Italia e l’italiano lo parlano da sempre. Chi sostiene la misura vede un fenomeno da governare; chi la critica osserva che le classi davvero in difficoltà linguistica sono molte meno di quelle evocate nel dibattito.

Salerno è lontana dal problema o ci è già dentro?

La Campania resta lontana dalle medie del Nord, ma la provincia di Salerno è quella con la presenza più alta di alunni stranieri nella regione. Proprio nel Salernitano si concentra quasi la metà delle scuole campane in cui gli stranieri superano gli italiani, soprattutto in piccoli plessi del Vallo di Diano e della Piana del Sele. Da qui nasce una domanda molto concreta. Nelle aree interne, dove la scuola “vicina” può distare molti chilometri e i collegamenti sono scarsi, come si ridistribuiscono gli alunni senza creare un nuovo ostacolo proprio per chi fatica di più?

Il volto coperto, questione di sicurezza o di libertà?

Il decreto vieta di partecipare alle lezioni e agli incontri scuola-famiglia con il volto coperto, salvo ragioni sanitarie o di sicurezza. La sanzione va da 200 a 1.000 euro e, se si tratta di un minore, ricade sul genitore. Il divieto riguarda burqa e niqab, cioè i veli integrali; non l’hijab, il foulard che lascia il viso scoperto. Non esistono statistiche ufficiali su quante studentesse lo indossino. Il divieto nasce quindi come norma di principio, prima ancora che come risposta a un fenomeno misurato.

Genitori a lezione di italiano, sostegno o sanzione?

La novità più delicata riguarda le famiglie. La scuola dovrà segnalare ai servizi sociali i casi in cui le barriere linguistiche dei genitori ostacolano l’inserimento dei figli. Per loro sono previsti corsi gratuiti di italiano; chi non li completa rischia una multa. Sullo sfondo resta l’articolo 34 della Costituzione, «la scuola è aperta a tutti». Il costituzionalista Salvatore Curreri ha avvertito che una redistribuzione capace di allontanare i minori dal proprio territorio rischierebbe di contraddire proprio l’obiettivo dell’integrazione.

L’Europa ha già scelto. Ma quale Europa?

Sul velo integrale l’Italia si muove dentro un fronte ampio. Francia e Belgio vietano di coprire il volto negli spazi pubblici dal 2011, con il via libera della Corte europea dei diritti dell’uomo. I Paesi Bassi lo vietano proprio in scuole, ospedali e uffici pubblici; l’Austria si è spinta oltre, vietando a scuola anche il semplice velo alle alunne sotto i 14 anni. In Spagna, invece, prevale la tutela della libertà religiosa. Sul tetto per classe il quadro cambia. La Danimarca consente limiti agli studenti di “origine non occidentale” e mescola le classi in base al reddito delle famiglie. La Francia fa il contrario; vieta le statistiche etniche e ridisegna i bacini scolastici per unire quartieri ricchi e poveri. Due filosofie. Una interviene sulle persone, l’altra sui territori.

Una soglia per la scuola o per il dibattito pubblico?

Il decreto trasforma in legge un’idea rimasta per sedici anni in una circolare poco applicata. Restano però domande che nessun comunicato chiude. Le risorse basteranno per le scuole che non potranno rispettare il limite? Una multa avvicinerà le famiglie alla scuola o le allontanerà? Il passaggio in Parlamento dirà se il testo cambierà. Nel frattempo, la domanda più semplice resta la più difficile. Che cosa rende davvero “italiana” una classe, la lingua che vi si parla o i documenti di chi vi siede?

 

Fonti. Ministero dell’Istruzione e del Merito (dati a.s. 2022/23 e 2024/25; conferenza stampa del 24/09/2026 via ANSA); testo e bozza del decreto (Adnkronos, Euronews, Il Sole 24 Ore); dati Campania e Salerno, elaborazione de Il Mattino su Open Data MIM; quadro europeo, Euronews (20/09/2026

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