il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Certosa: la raccolta dei Soprintendenti

 I Soprintendenti di tutta Italia si riuniscono alla Certosa di Padula per un sano e ricco confronto. A rischio la chiusura di alcune Soprintendenze, senza la necessaria managerialità.

 

Aldo Bianchini

Padula -  Si conclude oggi, sabato 10 settembre, la convention che ha visto schierati (fin da ieri) numerosissimi Soprintendenti di tutt’Italia. “”Forse è per la prima volta, nella storia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che i massimi dirigenti delle Soprintendenze hanno avvertito l’esigenza di riunirsi e discutere delle tante problematiche che quotidianamente affrontano nelle sedi di appartenenza. Il desiderio di tutti è di capire che cosa sta succedendo in questi mesi di grande incertezza per il loro futuro e per quello delle stesse strutture del Mibac. Un esempio: si parla apertamente di accorpare le soprintendenze per rimediare alle carenze di organico che ne lasciano ormai scoperte una quarantina in tutta Italia. Il pericolo, avvertito da tanti soprintendenti, è quello di una loro progressiva, silente estinzione che si accompagna al rapido declino del fondamentale ruolo sociale svolto finora. Non sarà una riunione di protesta. Si parlerà soprattutto delle possibili soluzioni che consentano di continuare nel loro compito a difesa del nostro patrimonio culturale””. Questo, per grandi linee, il contenuto del comunicato con cui la Soprintendenza di Salerno/Avellino ha annunciato l’incontro di studio e di lavoro. Molto atteso l’intervento del segretario generale del ministero Roberto Cecchi che dovrebbe parlare proprio oggi per rassicurare, almeno così si dice, tutti i Soprintendenti sulla fine che dovranno fare prima o poi. Vorrei solo sperare che il segretario generale non faccia orecchie da mercante e non utilizzi il politichese come mezzo di diffusione comunicazionale; mi rendo conto che il suo ruolo è difficile ma è Lui che può e deve consigliare il Ministro competente che, per ragioni politiche, potrebbe anche essere incompetente della materia molto delicata e difficilmente riconducibile in un alveo circoscritto. Quello delle Soprintendenze è un ruolo importantissimo nel nostro Paese, ricco di beni che non hanno pari al Mondo, e quello dei Soprintendenti dovrebbe essere il ruolo tipico del “manager” capace di trarre dal bene che amministra il massimo ricavabile in funzione della sua stessa sopravvivenza. Questo è il manager che si incontra negli altri Paesi, tranne che in Italia dove di questo termine ci si sciacqua la bocca ad ogni parola. Nel nostro Paese, purtroppo, il manager si sovrappone molto spesso al tipico funzionario di ministero che (un po’ come accade in magistratura) fa la sua carriera fino agli altissimi livelli tenendo soltanto conto degli anni di servizio, delle pseudo-minime capacità organizzative interne e, soprattutto, delle raccomandazioni di tipo politico. Il resto non conta. Quando uno di questi presunti manager arriva al governo di una istituzione importante che dovrebbe investire e ricavare sfruttando, semmai, l’immagine e la storicità del suo patrimonio, che cosa fa: “spende il danaro che ha a disposizione per rimesse dallo stato centrale e si lamenta quando queste risorse arrivano al lumicino”. I nostri manager non si chiedono mai se per occupare la prestigiosa poltrona di manager devono svegliarsi e far fruttare anche il patrimonio che hanno a disposizione inventandosi una gestione virtuosa che possa metterli in grado di gestire capitali non derivanti dalla rimesse centrali. Se poi nella fattispecie parliamo di patrimoni come la Certosa o altri “beni architettonici e paesaggistici” sembra allucinante che la gestione di patrimoni così importanti debba dipendere solo e soltanto dalle rimesse centrali. Il problema è tutto qui. Quando si organizzano eventi e manifestazioni qualcuno dovrebbe sempre cercare di attingere quanto meno possibile dai fondi centrali e tentare di autofinanziare detti appuntamenti; i cosiddetti manager incomincerebbero a capire come deve essere svolto il loro mestiere che non deve essere considerato un fatto carrieristico ma esclusivamente manageriale. Come lo fanno loro potrebbe farlo chiunque, anche senza avere diretta conoscenza della materia da trattare.

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