il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Cemento/18: il Crescent come il Trincerone

Aldo Bianchini

SALERNO – Tra avvisati, indagati e sentiti sarebbero ben 19 i personaggi coinvolti a vario titolo nella “vicenda giudiziaria” del Crescent che, seppure molto lentamente, comincia a prendere piede all’ombra di una città sonnolenta e distratta. Sarà molto probabilmente soltanto una mia personalissima sensazione ma la storia giudiziaria di questo distretto mi insegna che le cose più pericolose sono proprio quelle che lievitano lentissimamente all’ombra dell’apparente sonnolenza di tutti. Lo fu l’inchiesta sul famigerato Trincerone Ferroviario di Salerno che il 31 maggio 1993 portò dietro le sbarre due ex sindaci (Vincenzo Giordano e Aniello Salzano),  un ex assessore (Fulvio Bonavitacola) oggi parlamentare PD, oltre a due tecnici docenti universitari di chiara fama; alla fine furono tutti assolti e la Procura della Repubblica di Salerno rimediò una di quelle figuracce da far impallidire anche gli scolaretti delle elementari. Anche in quella inchiesta c’erano coinvolti una ventina di personaggi, tra politici, funzionari e tecnici comunali. Ma veniamo al caso in questione. La vicenda CRESCENT – PIAZZA della LIBERTA’ per certi versi è paradossale tra caparbietà del Comune di andare avanti a tutti i costi sfidando fermi-divieti-ordinanze e ostinazione di Italia Nostra (Raffaella di Leo) e No Crescent (Pierluigi Morena) di fermare i lavori a tutti i costi. Ben diciassette gli esposti, più una lettera inviata al capo del governo (Letta) ed al ministro delle infrastrutture (Lupi), prodotti dai due organismi nati a tutela dell’ambiente, alcuni durissimi e addirittura con richiesta di blocco dei lavori, altri sferzanti (esposto n. 16) fino al punto di “sollecitare l’esercizio dell’azione penale” da parte della Procura della Repubblica. Dall’altra parte (Comune e imprese costruttrici) una difesa strenua ed estenuante, colpo su colpo, puntigliosa e sul filo della lama di un rasoio. Si è andato avanti così per anni, almeno fin dal 2008, quando all’improvviso spunta fuori una lettera ufficiale dell’ing. Lorenzo Criscuolo (all’epoca responsabile dell’ufficio tecnico comunale) diretta al “servizio trasformazioni urbanistiche del comune” per sollecitare il disbrigo della pratica ai funzionari apparentemente ritardatari ma, forse, più semplicemente timorosi e indecisi sul da farsi. La lettera è del 15 febbraio 2008 e, secondo gli inquirenti, ispirata direttamente dal sindaco dell’epoca. La pratica viene completata ed avviata alla Soprintendenza che quell’anno era retta da Giuseppe Zampino; quest’ultimo stranamente lascia decadere i termini per eventuali correzioni e il mega-progetto passa sulla base della famosa regola del “silenzio-assenso” che certamente andrebbe bene per un paletto da conficcare nel terreno ma non certamente per una mega piazza e per un altrettanto mega edificio, sicuramente fuori contesto rispetto all’urbanistica dell’intera città. Lo si vede ad occhio nudo ed inesperto, non c’è bisogno di soloni o di scienziati. Su questo passaggio fondamentale del “silenzio-assenso” (che è previsto dalla legge) stanno ora lavorando due tra i PM più validi della Procura salernitana, Rocco Alfano e Guglielmo Valenti, che dopo i primi silenziosi accertamenti hanno notificato tre avvisi di garanzia, utili per il prosieguo delle indagini, a tre personaggi certamente di spicco: Vincenzo De Luca (sindaco), Lorenzo Criscuolo (già capo ufficio tecnico)  e Matteo Basile (direttore settore trasformazioni urbanistiche) sulla base di un teorema accusatorio che, a mio modestissimo avviso, scricchiola pesantemente. In pratica gli inquirenti ritengono che la lettera del 15 febbraio 2008 fu inviata da Criscuolo a Basile previa pressione di De Luca; un fatto tutto da dimostrare. Ma dal 2008 ad oggi diverse cose sono cambiate: De Luca ora fa il viceministro, Criscuolo è fuggito dal Comune verso la Provincia e Basile è rimasto (se non vado errato) al suo posto, almeno per ora. Sarei curioso di sapere se la Procura è a conoscenza dei veri motivi che portarono Criscuolo, nel 2009, ad abbandonare il Comune di De Luca per abbandonarsi nelle accoglienti braccia di Cirielli alla Provincia. Ma c’è, ovviamente, di più. Probabilmente tutta la bufera sull’appalto del “Termovalorizzatore-inceneritore” e la conseguente battaglia tra varie imprese contrapposte (non ultime la Lombardi/De Vizia e la Daneco/RCM/Ros Roca), che tra alti e bassi se le sono suonate di santa ragione dentro e fuori i tribunali, si è scatenata a seguito della “fuga di Criscuolo” ?. E perché Criscuolo ha lasciato la sponda del Comune ? Tutte cose che occorrerebbe chiarire ed anche in fretta. Alla prossima.

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