il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Di Benedetto: da “Parenzan Boys” ad “angelo del cuore” … venti anni dopo !!

 

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Giuseppe Di Benedetto, il prof. Di Benedetto, un mito !! Ha dato tutto se stesso, ha dato più di se stesso, ha applicato a Salerno tutto quanto di buono aveva appreso a Bergamo nel <<più grande centro di chirurgia pediatrica esistente al mondo>>, un centro che tra il ’68 e il ’94 sfornò un numero incredibile di bravi cardiochirurghi. Nonostante qualche ombra è diventato l’angelo del cuore. Amato, invidiato, osteggiato, odiato, sbandierato, strattonato, onorato, premiato, isolato, promosso, bocciato; di Giuseppe Di Benedetto si può dire di tutto e di più. Di lui si incominciò a parlare a Salerno subito dopo il 30 ottobre 1990, giorno del concorso di primario per il nascente reparto di cardiochirurgia. Sei i concorrenti, primo Di Benedetto, sesto Gaetano Azzolina (il famosissimo cardiochirurgo pediatrico); entrambi venivano dalla scuola di Lucio Parenzan. Insieme a Paolo Ferrazzi, Ottavio Alfieri, Giorgio Invernizzi, Mattia Glauber, Marco Carminati, Gaetano Azzolina e Vittorio Vanini furono definiti i “Parenzan Boys”. Subito dopo il concorso arrivarono le polemiche furiose, insulse, strumentali. In tanti accreditavano la vittoria di Giuseppe Di Benedetto allo stretto legame che il cardiochirurgo aveva con l’allora ministro Carmelo Conte e con l’allora manager della Usl/53 Elio Presutto. Probabilmente era vero ma, a distanza di venti anni, tutti dovremmo esultare al fatto che quella che veniva presentata come una squallida manovra politica si è dimostrata una scelta vincente e di grandissima qualità. Resta, comunque, un’ombra; quella dell’autovettura che nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 1990, all’indomani del ricorso di Azzolina contro l’esito del concorso, scorazzava per le strade della Città tra la direzione sanitaria dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona (in via San Leonardo) e la direzione generale della Usl (in Via Nizza) con a bordo due scatoloni stracolmi di carte e fascicoli. Erano gli atti del concorso che non sono stati mai più ritrovati; due alti funzionari (non è il caso di ricordarne i nomi !!) vennero inquisiti ma tutto finì in una bolla di sapone anche se sulla vicenda si avventò come un falco il pm Vincenzo Di Florio (quello che notificò lo storico promo avviso di garanzia al ministro Conte). Alla fine anche Di Florio si arrese e in data 17 dicembre 1991 chiese alla Commissione per le Autorizzazioni a Procedere della Camera di poter agire a carico del deputato Gaetano Azzolina per i reati p.e p. dagli artt. 81 e 595 del C.P. per diffamazione contro Giuseppe Di Benedetto. Poi la storia metterà Azzolina nelle condizioni di distruggersi da solo, e nessuno ne parlò più. C’è un’indiscrezione che mi piace ricordare. Al tempo del Parenzan Boys il mitico “Lucio” (oggi quasi novantenne), il giorno del commiato dal centro, sembra che rivoltosi a Di Benedetto ebbe a dirgli: “Cerca di fare soltanto il cardiochirurgo pediatrico”. Fortunatamente il nostro Giuseppe non ha dato ascolto al suo maestro ed in breve è diventato uno dei migliori cardiochirurghi europei. Una piccola nuova parentesi incerta all’epoca della applicazione delle norme sull’intramoenia, incertezza forse dovuta più agli ostacoli e ostracismi interni che alla diretta volontà del primario. Poi tutta una serie incredibile di successi e di ottima organizzazione interna ed esterna con un rapporto abbastanza stabile con il mondo dell’informazione. Giuseppe Di Benedetto, fisico asciutto, aplomb all’inglese, anzi alla sud-africana, portamento ed atteggiamento quasi alla Christiaan Neethling Barnard; dall’aria apparentemente sufficiente ma profondamente umano e comprensivo. Almeno ai miei occhi non è mai apparso come un personaggio nato e cresciuto ad Eboli ma come un “signore” venuto da lontano. Una moglie bergamasca e giornalista (al suo attivo anche una trasmissione sulle frequenze di Lira Tv), famiglia unita, esperienza politica quel tanto che basta nella sua città natale, poi soltanto lavoro e studio, studio e lavoro. Oggi a poco più di venti anni dal suo arrivo a Salerno ha già sfornato numerosi allievi e discepoli ed ha dato vita ad una “scuola di cardiochirurgia” che, seppure inesistente sulla carta, può essere additata come onore e vanto della nostra Città e della storica Scuola Medica Salernitana del tempo che fu. Probabilmente non sarà mai un “professore universitario” come quelli, soltanto teorici e paludati, che vorrebbe un ansimante Rettore sul filo di lana della quiescenza, perché Lui, Di Benedetto, è “un maestro” di diritto e in grado di mettere in fila soprattutto quelli che si parlano addosso nelle università italiane. Un’altra occasione persa dal rettore, avrebbe fatto meglio a tacere. Ma Giuseppe Di Benedetto, in definitiva, cosa è: <<Un uomo di scienza che dell’abnegazione ha fatto il suo credo quotidiano riuscendo ad imporre ritmi talora inumani e, creando, una squadra professionalmente più che valida e capace di mettere in campo quelle che, per la cardiochirurgia, sono le più immediate innovazioni>>, questo il commento di Salvatore Ulisse Di Palma, un uomo della squadra della cardiochirurgia del San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona; un commento che faccio volentieri anche mio. Un vanto che snocciola numeri da capogiro: più di 800 interventi all’anno, oltre 16mila quelli eseguiti dal 1° aprile 93 ad oggi. Meno male che in quel lontano dicembre del 1991 il pm Vincenzo Di Florio intuì la grande capacità professionale di Giuseppe Di Benedetto, in caso contrario oggi avremmo raccontato tutta un’altra storia.

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