il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PESSOLANO: un medico d’altri tempi !!

 

Aldo Bianchini

ATENA L. – Antonio Ciro Pessolano, (nella foto tratta da Ondanews.it) medico primario presso il presidio ospedaliero di Polla, non c’è più. E’ ritornato alla casa del Signore. Da oltre un anno era stato collocato a riposo ma, nonostante la grave malattia che lo affliggeva, continuava a frequentare le corsie ospedaliere ed a dispensare consigli. Aveva lasciato l’ospedale, il suo ospedale, per l’ultima volta in barella, era allo stremo delle sue forze, consapevole, ha preferito morire a casa circondato dall’affetto dei suoi cari. Per lungo tempo è stato dirigente  dell’Unità Operativa Complessa di Medicina dell’ospedale “Luigi Curto”, incarico al quale era stato costretto a rinunciare a causa della malattia. I funerali solenni sono stati celebrati nel pomeriggio del 16 agosto  nella Chiesa di San Michele Arcangelo di Atena Lucana, comune dove era nato e dove da sempre risiedeva. Fin qui la cronaca del fatto, ma chi era, o meglio chi è stato Antonio Ciro Pessolano ?  Credo di poter affermare che è stato un medico, un ottimo medico, ma prima ancora è stato un uomo con tutti i pregi e tutti difetti tipici dell’uomo e del professionista. Sicuramente aveva un carattere scontroso ed anche puntiglioso; due elementi distintivi che scaturivano, forse, dalla timidezza che nascondeva dietro il paravento della “bonaria aggressività” ma sempre nell’osservanza assoluta di quel <<giuramento di Ippocrate>> che lui riteneva essere una pietra miliare per tutti quelli che si avviavano e si avviano sulla strada della medicina. In pochi anni aveva trasformato il <<suo reparto>> da una corsia ospedaliera, dove depositare per lunghi e inutili accertamenti vecchi ingombranti,  in una divisione medica all’avanguardia e tenuta in debita considerazione anche da alcuni noti ospedali capitolini. Probabilmente era preso dal timore della <<sindrome di agorafobia>>, almeno per quella parte della malattia che porta a prevenire le raccomandazioni ancor prima di riceverle; in questo era certamente un maestro, sapeva districarsi alla perfezione anche  nei casi più difficili per una realtà sostanzialmente di provincia e permeata dalle raccomandazioni di ogni tipo. Per questo appariva scontroso e recalcitrante, tanto da innalzare spesso uno scudo protettivo tra se e gli altri. Spiegava volentieri ai suoi pazienti che le raccomandazioni erano inutili se non fastidiose, nel suo reparto tutti dovevano essere trattati allo stesso modo; emblematico il caso di una paziente che aveva smosso anche il cognato-sindaco per sollecitare l’applicazione del protocollo delle cure previste per il suo caso; di fronte all’imperturbabilità di Pessolano la paziente si arrese e venne presto ripristinata la serenità del reparto.  Spesso soleva dire che per le puerpere extracomunitarie le nascite venivano presentate più come funerali che come una festa di vita; molto spesso brigava affinchè, fosse  colmato il divario vergognoso tra una nascita tutta fiori e nastrini e l’altra in assoluta solitudine; anche questo era Pessolano. Sublime il suo impegno professionale in favore di una giovanissima rumena alla quale era stato diagnosticato un male incurabile e per la quale si impegnò fino in fondo, oltre i limiti del suo dovere professionale, facendola curare anche presso il centro specialistico di Rionero in Vulture. Sapeva, ovviamente, anche presentarsi nelle vesti di esperto e duro professionista, come quella volta che riuscì ad evitare conseguenze gravi  correndo al capezzale di una paziente alla quale stavano praticando una trasfusione con l’utilizzo di aghi non idonei a tale bisogno; ma di episodi come questi ce ne sarebbero mille e mille. Una volta riuscì anche a salvare l’immagine della Madonna di Guadalupe impressa sull’addome di una anziana signora (il tatuaggio l’aveva fatto una quarantina di anni prima) baipassandola con un ardito intervento  chirurgico. Era duro ma sincero con i pazienti, così come lo era con il personale medico e paramedico, non soltanto del suo reparto; evitava, almeno pubblicamente, qualsiasi trattamento di favore e trattava tutti i pazienti allo stesso modo. L’ho conosciuto pochissimo, i pochi momenti di rapporto che ho avuto con lui sono stati sufficienti per tracciarne il suo profilo; mi è sembrato giusto e doveroso svelare alcuni degli aspetti meno conosciuti del suo carattere. Ha insegnato molto a tanti giovani medici, non so quanti gli rimarranno riconoscenti. Chi l’ha visto quel giorno sulla barella mentre veniva portato via, quasi strappato al suo ospedale, mi ha detto di aver letto nei suoi occhi tutta la tristezza per l’amore che non avrebbe più potuto riversare su quel presidio ospedaliero e per il quale aveva dato, comunque, buona parte della sua vita. Ora riposa in pace per sempre. Chissà se qualcuno lo vedrà ancora, di domenica e nei giorni festivi, aggirarsi guardingo nelle corsie dell’ospedale dove era solito recarsi in quegli specifici giorni per stare moralmente più vicino ai suoi pazienti che non abbandonava mai a cuor leggero. Mi auguro che la struttura ospedaliera e i suoi colleghi non dimentichino presto la figura, l’immagine e l’opera di Antonio Ciro Pessolano, un uomo e un medico d’altri tempi.

1 Commento

  1. Non avevo letto l’articolo ed ora sono ancora una volta orgogliosa di mio marito . Non conosco il Sig. Bianchini ma devo a lui un profondo e sincero ringraziamento per aver tracciato con tanta dovizia di particolari il profilo di mio marito. Lui era così fuori e tra le corsie del suo reparto o meglio della sua seconda casa , senza falsità e con profonda lealtà. Sono certa che il suo ricordo sarà vivo sempre , dentro e fuori dall’ospedale. GRAZIE

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