il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Gambino/112: la giustizia si autoriforma e la politica si vergogna !!

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – La rinnovazione di un dibattimento, che è sempre parziale, è comunque un momento di cattiva giustizia. Questo è il mio pensiero e lo esprimo in piena libertà d’opinione. E’ un momento di cattiva giustizia soprattutto quando la rinnovazione viene chiesta ed ottenuta dalla pubblica accusa in presenza di una sentenza di primo e/o di secondo grado che ha smantellato, se non proprio azzerato, le indagini preliminari condotte in perfetta solitudine dal PM e dai suoi collaboratori. Ancora peggio quando la richiesta si fonda su confessioni dell’ultima ora da parte di alcuni pentiti di maniera, per non dire quando i pentiti si svegliano all’improvviso dopo che c’è già stata una sentenza di primo grado, come nel caso in esame. Sempre a mio opinabile avviso questo tipo di rinnovazione dibattimentale è la prova di come la giustizia riesca a riformare se stessa anticipando di gran lunga gli annunci politici di riforma, annunci che si infrangono inevitabilmente contro il potere della magistratura. E’ doloroso dirlo ma, a volte, nelle aule di giustizia si assiste a casi di stravolgimento del diritto fino al punto di rendere non tutelato e non tutelabile qualsiasi cittadino; con un valore aggiunto a carico dei politici che cadono, loro malgrado, nella morsa della giustizia. Da quando si parla di riforma della giustizia la casistica si è rapidamente riempita di casi eclatanti, misteriosi ed allarmanti: Garlasco e Perugia sono i due casi più conosciuti, ma nella statistica entrano a pieno diritto anche l’inestricabile caso di Avetrana (Sarah Scazzi) con tanti altri misteri che ci accompagneranno per decenni. Fino al famoso o famigerato “caso Ruby” in cui la Corte di Appello assolve Berlusconi e un giudice del collegio si dimette dalla magistratura spazzando via un dovere deontologico e disintegrando una pietra miliare nella storia del diritto. Posso anche sbagliarmi, certamente mi sbaglio, ma preferisco rimanere della mia opinione: la magistratura riforma se stessa in continuazione e in dispregio di quello che abbiamo rappresentato per almeno un paio di millenni: la culla del diritto. E arrivo a trattare anche il caso eclatante della rinnovazione del dibattimento richiesto dal pm Vincenzo Montemurro e praticamente accolto dalla Corte di Appello di Salerno e più specificamente dal collegio presieduto da Claudio Tringali. Parlo del processo a carico Alberico Gambino ed altri. Come fa una Corte di Appello ad ordinare la rinnovazione dibattimentale e sulla base di quali nuovi e imprescindibili elementi, se questi elementi sono costituiti da una manciata di pentiti che parlano come bombe ad orologeria. E come fa la DDA di Salerno a ritenere  erronea, superficiale e frammentaria la sentenza di primo grado ?  Forse perché ritiene le rivelazioni “de relato” dei pentiti ad orologeria come nuove, sopravvenute e non superflue ed utili a dare nuova linfa alla rinnovazione stessa del dibattimento ?  Vedremo !! Intanto andrebbe, in premessa, ricordato che la Procura di Salerno (e per essa la DDA) risulta ancora essere tra le prime procure italiane nella gestione numerica dei pentiti; in pratica a Salerno le grandi inchieste si farebbero soltanto con i pentiti e relative intercettazioni (ambientali e telefoniche !!) avendo da tempo immemore abbandonato il sistema delle indagini tradizionali. Non a caso su questa problematica alcuni anni fa intervenne la direzione regionale antimafia e fu aperta un’inchiesta a carico della DDA di Salerno rea di un utilizzo troppo dissennato dei pentiti, quegli stessi che a Napoli tacevano e a Salerno aprivano le gole profonde anche al fine di ottenere tutti i benefici di legge. Questo dell’utilizzo dei pentiti rimane un punto oscuro delle tante annunciate riforme della giustizia da parte di una politica insipiente che si lascia supplire e travolgere dal potere giudiziario. Sulla spinta innovatrice del noto avvocato Raffaele Della Valle, poi divenuto deputato di Forza Italia, qualche anno fa la politica incominciò a proporre, almeno come ipotesi concettuale, l’introduzione nel nostro codice di una norma che impedisse ad un pentito di parlare a puntate nel corso degli anni senza intaccare il suo diritto-dovere di dire tutto e subito, soprattutto quando questi pentiti si trovassero nella condizione di “imputati” in altri processi connessi o soltanto presuntivamente connessi al processo del quale si aveva intenzione di chiederne la rinnovazione, come sembra essere accaduto per il processo “Linea d’ombra” a carico dell’ex sindaco Gambino. Questa semplice, democratica e logica norma si è persa nei meandri degli annunci e delle promesse, dei timori di ritorsioni e degli accordi sottobanco ed a pagarne il prezzo è, comunque, la giustizia, proprio quella giustizia che dovrebbe essere sempre amministrata in nome del popolo ed in difesa dello stato di diritto di tutti noi. Da tutto questo e per tutto questo non esito a manifestare lo stato di imbarazzo che ho provato nel leggere la notizia della decisione della Corte di Appello di Salerno di disporre la rinnovazione del dibattimento a carico di Gambino ed altri. Ma non tutto viene per nuocere, avremo il piacere di vedere alla sbarra i cosiddetti collaboratori di giustizia (Raffaele Del Pizzo, Gianluca Principale e  Attilio Principale) e i testimoni di giustizia (Alfonso Persico e Giacomo Cicalese), cinque personaggi in cerca d’autore per scrivere, molto probabilmente e purtroppo, una nuova pagina di cattiva giustizia

1 Commento

  1. Mi aspettavo qualche news circa le disavventure di questi ultimi giorni del Consorzio Di Bonifica Integrale Comprensorio Sarno.
    Come mai questa testata non si è ancora espressa in merito??

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