il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

BRIGATE ROSSE: attacco a Salerno … 34 anni dopo !!

Aldo Bianchini

SALERNO – Dopo 34 anni da quella tremenda strage il tutto è ancora avvolto nel mistero. Le inchieste giudiziarie hanno sentenziato soltanto verità parziali ma non hanno rifatto la storia vera che prevedeva e prevede il collegamento con gli altri eventi luttuosi che colpirono Salerno in quegli anni. Come l’uccisione del procuratore Nicola Giacumbi avvenuta, sempre ad opera delle BR, il 16 marzo del 1980 dentro l’ingresso della sua abitazione sita di fronte al Tribunale. Non è stato mai possibile sapere se potevano essere ipotizzati elementi di connessione tra i due eventi o se i due casi andavano considerati e giudicati in maniera singola senza alcuna relazione sostanziosa e ideologica. A Salerno, comunque, aveva operato la colonna “Fabrizio Pelli” della Brigate Rosse ed al momento dell’eccidio dei militari in Via Parisi non era stata del tutto debellata. E’ giusto, nella ricorrenza del 34° anniversario, ricordare cosa accadde in quella giornata molto brutta per la città e per l’intero Paese.

“”Era un pomeriggio caldo, molto caldo, quello del 26 agosto del 1982. Tutta l’estate del 1982 era stata caldissima e con tanta siccità. Era la “controra”, così amano definire i salernitani quell’orario di metà pomeriggio che  è preferibile passare in casa possibilmente al fresco e possibilmente sorseggiando un fresco aperitivo. Era la controra e due giovani agenti della Polizia di Stato, Antonio Bandiera (autista) e Mario De Marco, parcheggiano la propria autovettura davanti al bar “Moka” a Torrione in Via Andrea De Leo per un  attimo di sosta durante il loro turno di lavoro alquanto monotono in quella tremenda  calura estiva di fine agosto … Ad un centinaio di metri dal bar si apre il portone di un palazzo con un forte scricchiolio delle cerniere di ferro, in strada (Via Abella Salernitana) c’è il silenzio assoluto, si sente solo il gracchiare di qualche televisore acceso che rimanda vecchi film d’avventura, dal portone esce il giovane fotografo Antonio Schiavone già noto a molti per essere il fotografo de Il Mattino. Fa pochi passi ed arriva sulla strada principale (Via Posidonia), gira lo sguardo verso destra e vede l’autovettura della polizia parcheggiata davanti al bar, è quasi tentato di farci una capatina per salutare gli agenti che quasi certamente conosce, ma il pensiero della mamma vecchia e ammalata che lo attende lo fa ritornare sui suoi passi e svolta verso sinistra per avviarsi alla volta di Via Parisi dove, in fondo verso la piazzetta, abita l’anziana genitrice. Via Parisi dista non più di duecento metri in linea d’aria … arriva da una stradina laterale nella piazzetta sulla quale sbocca Via Parisi. Nell’aria calda e soffocante avverte del vociare, quasi come se qualcuno con voce secca impartisse degli ordini precisi; si ferma, istintivamente si mette meglio in ascolto. Come un tuono avverte il primo sparo, poi altri ancora, mentre il vociare secco e preciso si fa animazione e concitazione. Non capisce bene cosa stia accadendo sotto i suoi occhi, sente altre armi far fuoco, in mezzo alla piazza proprio alla confluenza di Via Parisi ci sono alcune camionette dell’esercito e gente che corre da un lato all’altro, istintivamente  si butta per terra ed aspetta, non riesce a tirar fuori la sua preziosa macchina fotografica. Con la coda degli occhi vede un soldato (Antonio Palumbo) cadere per terra e rotolare su se stesso.  Nel frattempo Antonio Bandiera ha finito di centellinare il suo caffè nel Bar Moka proprio mentre arriva il rumore sordo ed inconfondibile del primo sparo … che i due poliziotti sono già partiti a sirene spiegate verso il luogo da dove provengono i numerosi spari. Antonio Schiavone è ancora acquattato per terra quando vede arrivare a gran velocità la volante con a bordo i due poliziotti. Antonio Bandiera apre velocemente la portiera lato guida e mette i piedi a terra, fa appena in tempo a puntare la pistola d’ordinanza, e forse a sparare, che viene falciato dai colpi partiti da una mitraglietta cecoslovacca Skorpion brandita da “Nadia”, una delle più feroci terroriste rosse del momento. Antonio Schiavone non sa che la terrorista che da ordini e spara all’impazzata è proprio Nadia (romana, classe 1954) che all’anagrafe risulta iscritta come Emilia Libera e che qualche mese prima è stata protagonista del rapimento del famoso generale americano James Lee Dozier (liberato dai Nocs e dalla CIA il 28 gennaio 1982). Non sa il bravo fotografo Schiavone che Nadia era stata la terrorista che, qualche anno prima, aveva fornito a Bruno Seghetti in Piazza Albania a Roma l’autovettura Renault/4 rossa che sarà utilizzata per il trasporto del cadavere di Aldo Moro in Via Caetani. In quel momento terrificante Antonio Schiavone, ovviamente, non pensa ma vede soltanto. E vede che Mario De Marco, uscito dall’auto, sta cercando di lanciarsi verso il convoglio militare ma viene anch’egli barbaramente raggiunto da una gragnuola di colpi. Sente un ordine perentorio: “Non è morto, spara, spara …”; la voce inquietante è di una donna. Poi qualche attimo di silenzio assordante, nell’aria solo i flebili lamenti dei feriti, le grida di raccolta dei terroristi e la fuga precipitosa mentre con le loro armi sparano ad altezza d’uomo e verso l’alto dei palazzi che sorgono tutt’intorno. Passa qualche altro attimo e nell’aria rimbombano le decine di sirene delle autovetture delle forze dell’ordine sopraggiunte sul luogo della strage in men che non si dica. Antonio Schiavone si alza ed incomincia a scattare fotografie, alcune drammatiche, che faranno il giro di tutti i giornali dell’epoca … Nell’attacco BR a Salerno furono impiegati 10 brigatisti di primo piano, furono uccise tre persone e furono presi 4 fucili “Fal Beretta Bm/59” e “2 Garand”. La brigatista Nadia sarà catturata qualche mese dopo l’attacco di Salerno dagli stessi agenti dei Nocs e della Cia che avevano liberato Dozier””.  

Ieri, venerdì 26 agosto, si è tenuta in Piazza Vittime del Terrorismo a Salerno (ex Via Parisi), nel quartiere Torrione, la cerimonia commemorativa in ricordo delle vittime del tragico attentato terroristico che provocò, il 26 agosto 1982, la morte degli Agenti della Polizia di Stato Antonio Bandiera e Mario De Marco e del Caporale dell’Esercito Italiano Antonio Palumbo. La cerimonia, sobria e commovente, ha toccato il suo apice con la deposizione di corone di alloro presso il monumento in ricordo dei caduti eretto nel luogo dell’attentato.

 

 

 

 

 

 

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