il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Camorra & Politica/27: Aliberti, l’uomo prima del sindaco

Aldo Bianchini

SALERNO – “””Ci trasferimmo al mare, per quella giornata di esilio volontario. Il mattino seguente mi svegliai presto, lasciai l’albergo di buon’ora e mi diressi verso il porto di San Marco di Castellabate. Era una giornata che si annunciava molto calda, nonostante fosse solo la fine di maggio. Già si intravedeva la presenza di qualche turista. Castellabate è diventata una città molto conosciuta grazie al fil di Siani ‘Benvenuti al sud’. Vidi un tizio seduto su una panchina, in tuta e scarpe da ginnastica. Aveva probabilmente terminato la sua corsa mattutina solo da qualche minuto. Lo riconobbi dalla voce e dall’accento inconfondibile, era un politico che fino a qualche anno prima aveva avuto importanti cariche nazionali. –Buongiorno, anche lei di primo mattino a passeggio- mi salutò. –Si, avevo bisogno di vivere un momento di riflessione, di solitudine. Ma lei è …-. –Si sono proprio io-. –Strano vederla qui da solo, Presidente. Io sono Pasquale Aliberti, il sindaco di Scafati-. –Scafati ha detto ? A scafati si vota, ho visto che si va al ballottaggio; come mai, nel pieno di una campagna elettorale, lei è qui-. –E’ stata una batosta, proprio non me l’aspettavo. Non vincere le elezioni al primo turno per soli 156 voti, lo 0,3%, è una iattura. Anzi no, è stato un tradimento. Avevo bisogno di allontanarmi per un po’-. E lui: -Ascolti sindaco, avrà tutto il tempo per scoprire la solitudine e il silenzio del suo io privato, quando non farà più parte delle istituzioni. Avrà tutto il tempo per riflettere su quanto le ha dato la politica e quanto le ha tolto. Adesso vada perché ha il dovere di rappresentare che in lei ha ancora fiducia, quel 49,7% di cittadini che già al primo turno avrebbero voluto che lei fosse di nuovo sindaco della città-. Lì per lì non capii cosa volesse dirmi … i traditori sono altri … Qualche tempo dopo lessi delle riflessioni che aveva scritto, racconti della sua vita pubblica e delle vicende private, la difficoltà di dover digerire la fine di una carriera politica, il vedere i suoi compagni di cordata affrettarsi a cercare l’appoggio dei nuovi potenti di turno. Questo fu il suo messaggio quella mattina, ma io ne capii solo l’ultima parte: dovevo superare quel senso di tradimento, tornare nella mia città e ricominciare a lottare”””. Il colloquio è tratto integralmente dal libro “Passione e tradimenti” di Pasquale Aliberti (edito da “Associazione Scafati in”) pubblicato esattamente due anni fa. Naturalmente non è dato di sapere chi fosse il misterioso personaggio politico incontrato su una panchina del lungomare di Castellabate, solo e dimenticato; una scena bella e drammatica al tempo stesso, comunque densa di umanità e anche di umiltà; un personaggio che aveva preferito ritirarsi nel silenzio assordante della sua sola coscienza a rimuginare sul suo passato, forse glorioso, finito presumibilmente nella polvere. E’, questo, l’essenza stessa della politica dove c’è sempre qualcuno che fa fuori l’altro che incautamente si è distratto: Ciriaco De Mita fece fuori brutalmente Fiorentino Sullo, Bettino Craxi mise in fila addirittura personaggi del calibro di Pietro Nenni, Giacomo Mancini e Francesco De Martino, e gli esempi sarebbero infiniti fino al caso eclatante di Gaspare Russo che nell’autunno del 1970 mandò a casa in taxi il grande sindaco Alfonso Menna. Al presente mi rendo conto che l’ex sindaco di Scafati (so che è dura per lui accettare la parola ex, ma deve farci l’abitudine) da quell’incontro occasionale sul lungomare di Castellabate non seppe subito prendere la parte non detta ma sicuramente pregnante di quelle poche parole; quando l’ha capito era, forse, ormai troppo tardi e si avvicinava al galoppo la fine della sua vita politica, i compagni di cordata sfuggirgli per riparare altrove, i tiri mancini, le vendette e le imboscate che da quella fine di maggio del 2013. La cosa più inquietante che emerge dalle righe del libro è quella sorta di prevedibile fatalità, quasi inevitabile, che lo porterà tre anni dopo allo sfascio della sua carriera politica che si annunciava fulminante e fulgida. Badate bene che Aliberti queste cose le ha scritte prima del novembre 2014 e quindi in tempi assolutamente non sospetti rispetto agli eventi che un paio di anni dopo lo avrebbero travolto fino alle dimissioni rassegnate volontariamente  alle ore 16.10 del 28 novembre 2016. E perché, allora, se quei timori si erano già affacciati nella sua mente non li ha prevenuti e corretti ? In questi casi le risposte sono sempre difficili ed ogni ipotesi è possibile; probabilmente nel novembre 2014 Aliberti aveva capito il cerchio in cui era caduto e non gli è stato più possibile non farselo stringere addosso. Se quel personaggio casualmente incontrato a Castellabate non ebbe il tempo di spiegargli tutto legga attentamente la storia di due monaci zen : “”Due monaci zen, Tanzan ed Ekido, camminano lungo una strada fangosa. Arrivati nei pressi di un villaggio incontrano una ragazza con uno splendido kimono dorato, che cerca di attraversare una pozzanghera particolarmente estesa. La ragazza è incapace di muoversi, temendo che il proprio kimono, bagnandosi, possa subire danni irreparabili. Senza esitare Tanzan offre il suo aiuto alla ragazza e caricandosela in spalle la trasporta dall’altra parte della pozzanghera. Dopo questo curioso episodio, i due monaci proseguono il proprio cammino. Arrivati al monastero, Ekido, che era stato inquieto per tutto il resto del viaggio, sbotta e con tono di rimprovero si rivolge a Tanzan con queste dure parole: “Perché hai portato quella ragazza sulle spalle? Sai bene che i nostri voti ce lo proibiscono!” Tanzan, per nulla turbato, guarda il suo compagno di viaggio e con un sorriso risponde con queste sagge parole: “Io ho portato la ragazza qualche ora fa, tu invece la stai ancora portando sulle tue spalle”. Bene, si scrolli di dosso qualsiasi ombra del passato, si allontani da fb e dai social e mediti attentamente su quanto gli sta accadendo e se non arriva a trovare le risposte giuste ritorni su quella panchina del lungomare di Castellabate, forse gli sarà d’aiuto.

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