il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FESTA: si riapre, nel modo più sbagliato, un caso comunque doloroso !!

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Si riapre, dopo circa dieci anni, il doloroso caso giudiziario che nel gennaio del 2009 portò agli arresti domiciliari l’allora sindaco di Pisciotta “Cesare Festa” che, personalmente, ritengo uno dei politici più limpidi in assoluto che abbia mai calcato la scena pubblica salernitana. E’ giusto ricordare che insieme al sindaco finirono nella rete anche i consiglieri comunali Pietro Veneroso e Vittorio Marsicano e che le indagini preliminari furono svolte dal pm Alfredo Greco e dal maresciallo dei carabinieri Domenico Castiello. Il caso fece scalpore negli ambienti politici e giudiziari non solo perché la figura e l’immagine di Cesare Festa erano al di sopra di ogni sospetto, ma anche perché qualche giorno dopo il mandato di arresto fu revocato ed annullato dando la possibilità al sindaco Festa ed ai suoi due consiglieri di organizzare e tenere una rovente conferenza stampa nel Caffè Moka di Salerno. Poi della vicenda si persero le tracce, come spesso accade, e tutto il peso della violenza dell’arresto (l’arresto è sempre violento !!) ricadde soltanto sui soggetti interessati e in special modo su Cesare Festa che in quel momento rappresentava una delle punte di diamante della destra salernitana che si accingeva a stravincere le elezioni provinciali con Edmondo Cirielli alla presidenza. Poi seguirono altre vicende ed altri strascichi giudiziari, ma il caso più importante e significativo è stato da sempre quello che vide protagonista il pm Alfredo Greco che oggi, a distanza di circa dieci anni, viene brutalmente attaccato nel contesto di una interrogazione parlamentare promossa dal sen. Maurizio Gasparri (atto n. 3-03313 del 22 nov. 2016 -seduta commissione n. 728) ed inviata ai “ministri della giustizia e della difesa” con la seguente inquietante motivazione: “… Cesare Festa ha ricoperto la carica di sindaco del Comune di Pisciotta (in provincia di Salerno) dal 5 aprile 2005 al 7 novembre del medesimo anno e dal 29 maggio 2007 al 3 aprile del 2011 … in meno di 5 anni complessivi, durante i quali ha svolto il mandato di primo cittadino, Festa è stato sottoposto a 7 procedimenti penali … dall’analisi dei procedimenti penali, si può evincere che gli stessi sarebbero stati imbastiti a parere dell’interrogante sulla base d’indagini stravaganti e, a volte, anche prevenute, da parte della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, a suo tempo guidata dal sostituto procuratore, dottor Alfredo Greco …”. Un’accusa molto grave nei confronti di un magistrato che ha sempre dato prova di specchiata onestà professionale e di una grande umanità nella trattazione di casi anche estremi come quello degli assassini dei due carabinieri di Pontecagnano-Faiano. Un’accusa spiacevole perché imbastita sull’ipotesi di un accanimento giudiziario finalizzato in favore di un presunto complotto politico contro Cesare Festa che l’interrogante sintetizza così “…a giudizio dell’interrogante, sarebbe auspicabile fosse trasmessa al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) un’informativa sugli avvenimenti accaduti, considerato che, sulla base di quanto espresso, i vertici dell’Arma dei carabinieri, altresì, avrebbero proceduto al trasferimento di un maresciallo del Corpo (signor Domenico Castiello) ai tempi in stanza presso la caserma di Pisciotta, e personalmente coinvolto nelle indagini effettuate a carico del Festa …”. In pratica, se l’italiano è italiano, sembra che la colpa di tutto debba essere addebitata all’ex maresciallo dei carabinieri di Pisciotta reo di aver ordito un complotto pseudo-politico nel quale sarebbe caduto anche il magistrato Alfredo Greco; un complotto nel quale, dice lo stesso Festa, non crederci. Difatti già nel 2005 c’era stato un ribaltamento del risultato elettorale che aveva visto Festa al posto di sindaco per soli sette mesi, per poi ritornare in sella nel 2007 dopo un periodo di commissariamento del comune; tutto questo potrebbe far pensare ad una sorta di repulsione nei confronti dell’uomo di destra di una certa casta-capitalista della comunità pisciottana e della costiera cilentana per via di corposi interessi economici nel mondo della speculazione dilizia. Io personalmente la penso in maniera molto diversa e partendo dalla realtà di una mia continua, ma serena, critica per molte cose che la magistratura porta avanti in maniera errata, credo che non ci si possa spingere fino a questo punto di forzatura, di uno strumento parlamentare come quello dell’interrogazione, altrimenti siamo davvero messi male in tutti i sensi. Per carità, mi rendo conto e taccio di fronte alle difficoltà fisiche (… da notizie in possesso dell’interrogante, nel caso di specie, si sarebbe trattato certamente di un episodio di “malagiustizia”, che ha generato conseguenze fisiche e morali gravissime ai danni del sindaco pro tempore Festa, il quale si sarebbe visto leso ingiustamente nella sua dignità di persona perbene, incensurata e di amministratore pubblico integerrimo, oltre ad aver riportato gravissime patologie cardiache e depressive …) patite da Festa dopo l’arresto e per questo gli esprimo la mia totale solidarietà, ma la stampa dovrebbe anche alzare le antenne del commento e dell’approfondimento per ristabilire certe verità e, soprattutto, per spiegare ai non addetti ai lavori quali sono e come vanno letti i molteplici passaggi tecnici giudiziari. Nella fattispecie, difatti, la stampa dovrebbe aggiungere che dopo la revoca degli arresti (gennaio 2009), se ben ricordo, il pm Greco non interpose appello, salvo poi a farlo in Cassazione ma per altri motivi attinenti sempre il caso, nel segno che anche lui stava vivendo quella vicenda nel rigore della legge ma con grande partecipazione umana e dolore personale; un tratto questo, come dicevo, che ha sempre contraddistinto la lunghissima carriera giudiziaria di Greco; un atto che all’epoca venne letto anche come un sofferto ma doveroso passo indietro. Non solo, c’è anche la motivazione con cui Cesare Festa in data 5 dicembre 2012 venne assolto dal gup Carla Di Filippo con la formula del “non luogo a procedere per gli insufficienti elementi probatori portati dalla Procura”; una motivazione che è cosa molto diversa dall’assoluzione “perché il fatto non sussiste”; ma per capirlo non c’è nemmeno bisogno di essere avvocati o giuristi. Ecco perché non mi spiego agevolmente la spinta giustizialista che ha mosso e indotto un senatore della Repubblica, a tanti anni di distanza dai fatti ed in presenza di una formula assolutoria che può essere letta in tantissimi modi diversi sia dalla pubblica accusa che dalla difesa che in quell’occasione mobilitò il meglio dell’avvocatura salernitana, a smuovere importanti istituzioni pubbliche per riportare sulla scena un caso che sembrava sepolto da tempo. E’ vero che un’ultima tranche dell’inchiesta si è chiusa nel mese di luglio del 2016, ma la richiesta dell’interrogante, però, è secca e precisa “… quali orientamenti i Ministri in indirizzo intendano esprimere, in riferimento a quanto esposto in premessa, e, conseguentemente, quali iniziative vogliano intraprendere, ciascuno in base alle proprie competenze, per fare opportuna chiarezza in merito all’annosa e duratura problematica che ha coinvolto il sindaco pro tempore di Pisciotta (Salerno) Cesare Festa; se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno avvalersi dei poteri ispettivi conferitigli dall’ordinamento, per individuare eventuali anomalie nei procedimenti penali che hanno coinvolto il Festa, nonché per comprendere le effettive ragioni relative alle denunce subite negli anni in cui ha ricoperto l’incarico di sindaco; se il Ministro della difesa sia a conoscenza dei motivi che hanno indotto gli organi competenti dell’Arma dei carabinieri a ritrasferire presso la caserma di Acquavella (Salerno), nel Cilento, il maresciallo Domenico Castiello che, per evidenti ragioni di incompatibilità ambientale, era stato allontanato dalla Caserma di Pisciotta (Salerno) e trasferito presso la caserma di Castel San Giorgio (Salerno) dopo aver preso parte alle attività che avevano determinato le imputazioni a carico del sindaco Cesare Festa, risultate insussistenti agli organi giudicanti …” e sa di una fredda vendetta studiata questa si a tavolino. Se dovessi mo andare avanti nel mondo della giustizia con le ricostruzioni fantasticamente fantasiose che, se è giusto che vengano propugnate da un ex indagato, non mi appaiono condivisibili e, soprattutto, pubblicabili da un giornale serio come Il Mattino da cui ho attinto la notizia per questo approfondimento. Mi dispiace ricordare a Cesare Festa, visto che nessuno lo ha fatto, che le inchieste giudiziarie e i processi sono tutta un’altra cosa rispetto alle pur legittime ipotesi messe in piedi dai collegi difensivi. Del resto anche se la stessa interrogazione, se ben analizzata in ogni suo dettaglio, apre a legittime perplessità vuoi per il ritardo con cui viene posta rispetto agli accadimenti e vuoi per la durezza inspiegabile nella reiterazione di antichi rancori, forse giustificabili dal punto di vista umano ma assolutamente sopra le righe di una riflessiva e moderata presa di posizione ai fini costruttivi di una ragione sociale e generale del problema giustizia, o mala giustizia.

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