il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CONSIP: il capitano, le intercettazioni e i magistrati !!

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Il capitano dei carabinieri Giampaolo Scafarto è indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per falso ideologicco e falso in atti nel contesto dell’inchiesta sulla CONSIP che ha portato in carcere l’imprenditore Alfredo Romeo e che vede molti indagati eccellenti tra i quali Tiziano Renzi (padre di Matteo Renzi),  Luca Lotti (ministro dello sport) e i generali dei carabinieri Del Sette e Saltalamacchia. Questa la notizia che ha scosso il mondo della politica e dell’imprenditoria a livello nazionale; una notizia che deve colpire anche il comune cittadino perché di fatti come quello “presumibilmente” scoperto a carico del capitano ne accadono tutti i giorni ed in tutte le Procure del Paese. Per questo sono propenso a pensare che nessuna reale intenzione di creare elementi di colpevolezza possa essere mossa a carico di Scafarto, piuttosto è il sistema delle intercettazioni, delle sbobinature e delle trascrizioni che è in questione.

            In genere queste operazioni squisitamente tecniche vengono affidate ad aziende private esterne al mondo dell’Arma e delle Procure; e vengono eseguite da impiegati di imprese private che spesso riducono il loro compito ad una routine abitudinaria con tutte le distrazioni possibili ed immaginabili. A questo va aggiunta l’impressionante mole di lavoro che queste agenzie hanno in carico da svolgere senza tenere conto, in molti casi, che spesso le riproduzioni su carta delle intercettazioni telefoniche e ambientali possono incidere sulla stessa vita degli indagati che gli stanchi e non più solerti impiegati non conoscono neppure. Senza avere bisogno di puntare il dito su interi brani e/o frasi che spesso risultano incomprensibili e, quindi, non trascritti; e la confusione aumenta ancora di più. A questo punto le trascrizioni cartacee arrivano sul tavolo di chi (nel nostro caso il capitano Scafarto) deve preparare per iscritto le cosiddette “informative” che l’investigatore è tenuto a presentare al magistrato; vi renderete conto che basta un nonnulla per cambiare il quadro investigativo e la formulazione dei capi d’imputazione.

            Un sistema profondamente inquinato e/o inquinabile che andrebbe corretto subito, prima ancora di mettere mano all’altro grave problema che è il metodo e l’abuso delle intercettazioni; da anni se ne discute in Parlamento ma niente fino ad ora è cambiato.

            Poi c’è un altro problema, molto serio e poco considerato, che attiene al rapporto che si instaura tra pubblici ministeri e investigatori che alla fine si uniscono in una simbiosi molto pericolosa, tanto da dipendere l’uno dall’altro e viceversa. E’ noto che molti PM fanno riferimento sempre agli stessi investigatori di loro fiducia, questa contiguità e continuità nel rapporto genera, appunto, un’identica visione azione investigativa fino a sfiorare il “pensiero unico” che condiziona l’andamento delle stesse indagini: l’investigatore sa cosa vuole il pm e il pm sa come opera l’investigatore. Da qui una sorta di sottomissione passiva dell’uno all’altro, e dell’altro all’uno. Questo però, lasciatemelo dire, è il sistema più sbagliato per amministrare la giustizia.

            Non a caso il capitano Giampaolo Scafarto ha condotto l’indagine sulla Consip per conto della Procura di Napoli e soprattutto nel nome di uno dei pm più noti e discussi del Paese: Henry John Woodcock che, come accade sempre, alle prime avvisaglie della tempesta ha preso le distanze dal capitano che, oltretutto, sarebbe stato anche abbandonato da due carabinieri suoi collaboratori. Questi ultimi due avrebbero già dichiarato che “il capitano non poteva non sapere”. Sta di fatto che il capitano per conto del pm napoletano ha condotto alcune clamorose inchieste: “”Dal metano alla Consip, dal sindaco di Ischia a Romeo, da Massimo D’Alema (mai indagato, ma finito nel tritacarne per la storia dei libri e del vino acquistati dal sindaco ischitano) all’inchiesta-terremoto che punta dritto al giglio magico e che miete «vittime» eccellenti (tra gli indagati i generali Del Sette e Saltalamacchia, il ministro Lotti e Tiziano Renzi)””. 

            In passato ci sono stati casi clamorosi di sbobinature artatamente o incolpevolmente tagliate, manipolate, sbagliate. Quello più eclatante furono le trascrizioni inerenti il caso giudiziario del secolo scorso inerente “Una bomber” che colpevolizzava un ingegnere reo di aver attentato alla vita delle persone per ben 31 volte tra il 1994 e il 2006 nella zona compresa tra il Veneto e il Friuli. Fortunatamente l’ingegnere, dopo anni di indagini, riuscì a dimostrare che alcuni filmati e/o intercettazioni erano state manipolate ed addirittura tagliate nei punti salienti. Il colpevole vero è tuttora sconosciuto.

            Elvo Zornitta, classe 1957, questo il nome di colui che un poliziotto trasformò in mostro fabbricando “il colpevole”; ecco cosa disse nel 2014 l’ingegnere alla fine del suo incubo: “”Un ricordo penoso. Ero diventato il mostro e la mia famiglia viveva con il mostro. Un’esperienza che mi ha toccato mentalmente, socialmente, economicamente: ho perso anche il lavoro da dirigente. Oggi faccio praticamente l’impiegato e guadagno molto meno …Forse perché avevano bisogno di un colpevole: c’era troppa pressione mediatica, un pool di quaranta persone che indagavano e gli attentati sempre più frequenti. Dovevano dare una risposta rapida  … Avrei forse deciso anch’io una perquisizione perché era evidente che il folle andava cercato fra gli appassionati di bricolage. E avrei anche messo una pattuglia a seguirmi, come quella che avevo alle calcagna. Ma poi mi sarei fermato perché avrei capito che Zornitta non poteva costruire quelle trappole da meccanico imbranato””.

            Il caso eclatante più vicino a noi riguarda il processo “Linea d’ombra” incentrato sulla collusione tra la camorra e l’amministrazione comunale di Pagani; un’inchiesta che portò alla carcerazione di diversi politici tra i quali Alberico Gambino, per scoprire poi che alcune trascrizioni erano state manipolate anche in maniera abbastanza dilettantistica.

            Forse un nuovo caso si sta materializzando all’orizzonte; è l’inchiesta denominata “Samastra” che ha investito in pieno l’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e che ha già portato alle dimissioni del sindaco ed allo scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazioni camorristiche.

            Come finirà per il caso Consip ? Secondo il difensore di Tiziano Renzi  la sua posizione dovrebbe essere rapidamente archiviata; vedremo se la giustizia sarà capace di fare un rapido passo indietro rispetto ad una inchiesta che minacciava di sconquassare gli assetti politici nazionali di questo Paese.

            Vi lascio, per il momento, con una domanda: “Ma la giustizia quando è giusta ?”; ne parleremo nella prossima puntata. Nel frattempo gli uomini della Guardia di Finanza sono ritornati alla Consip.

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