il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FALCONE: venticinque anni dopo !!

 

 Aldo Bianchini

SALERNO – Mi è stato sufficiente cambiare soltanto il titolo all’articolo che avevo dedicato alla memoria di Giovanni Falcone, il giudice antimafia per eccellenza, trucidato dalla mafia nel pomeriggio del 23 maggio del 1992, esattamente venticinque anni fa. Da quando ho scritto l’articolo al quale faccio riferimento non è cambiato praticamente nulla, il mistero si è aggiunto agli altri misteri anche se da anni diversi pèresunti colpevoli sono stati condannati all’ergastolo

“”Il pomeriggio del 23 maggio 1992 fu un pomeriggio molto particolare, soprattutto per le redazioni giornalistiche salernitane. Da mesi, oramai, in Città e nelle redazioni si respirava un’aria molto pesante. Il 17 febbraio era partita la “tangentopoli nazionale” passata alla storia con il nome di “mani pulite”, a Salerno montavano le inchieste giudiziarie soprattutto su due nomi Raffaele Galdi e Franco Amatucci (i cosiddetti due compassi d’oro) molto vicini all’area socialista dell’allora ministro Carmelo Conte.  A Pontecagnano Faiano erano stati uccisi, in uno sporco agguato, i due carabinieri Arena e Pezzuto, come sinistro avviso di quello che sarebbe poi realmente accaduto.  Le elezioni politiche del 6 aprile non cambiarono di molto la situazione, anzi se possibile la aggravarono. Gli equilibri politici un tepo ritenuti inossidabili saltarvano l’uno dopo l’altro e a cascata dai livelli nazionali a quelli locali. Il 12 maggio era arrivato a Salerno l’arcivescovo Gerardo Pierro (vicinissimo al gran visir Ciriaco De Mita) e tutti speravano in una frenata dell’azione devastante della magistratura contro la politica. Insomma quel pomeriggio del ’92 si respirava il clima delle grandi attese e la notizia di lì a poco, purtroppo, arrivò e fu una notizia devastante. All’epoca dirigevo TV/Oggi Salerno e quel pomeriggio, sebbene fosse sabato, avevo allertato tutta la mia redazione per seguire l’avvenimento nel Tribunale di Salerno e per prepararsi adeguatamente all’edizione serale del telegiornale prevista per le ore 19.30.  Intorno alle 18.00 mi trovavo nel mio studio di direttore e stavo seguendo le notizie sul televideo quando intorno alle 18.20/18.30 apparve la breve e inquietante scritta: “Palermo/Capaci, bomba autostrada A/29, ferito giudice Giovanni Falcone”. Richiamai tutta la redazione in servizio per una riunione tecnica che fu interrotta alle 19.00 dall’edizione straordinaria del TG/1. Apparve l’immagine molto commossa di Angela Buttiglione per annunciare la morte di Falcone e di almeno tre uomini della scorta oltre ad una ventina di feriti. I numeri del micidiale attentato furono, però, ben altri: 5 morti e 23 feriti. Persero la vita. Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo (magistrato), Vito SchifaniRocco Dicillo e Antonio Montinaro i tre uomini della scorta. Si salvò incredibilmente l’autista di Falcone perché si trovava seduto sul sedile posteriore dell’autovettura che il giudice aveva preferito guidare direttamente. L’attentato era avvenuto alle ore 17.58 sull’autostrada A/29, loc. Isola delle Femmine nei pressi dello svincolo di Capaci. Tra i primi responsabili Giovanni Brusca e Pietro Rampulla. Era chiaro, a tangentopoli si accavallava sinistramente la mafia che stava portando un attacco storico, epocale e senza precedenti al cuore dello stato e, forse, con la complicità di alcuni pezzi importanti di esso. Ancora oggi l’argomento è di grande attualità, ai semplici sospetti si va piano piano sostituendo qualche timida prova, ma tutto è ancora di là da venire. Nei prossimi anni, probabilmente, ne sapremo di più ed il quadro di quel periodo storico sarà più chiaro. Lo Stato sembrò prima fermarsi per un attimo e subito dopo riprendere la sua furente lotta sia contro la malavita organizzata che contro l’illegalità diffusa. La stagione di tangentopoli ci convinse che forse tutto stava cambiando verso il meglio. Ma esattamente 57 giorni dopo quel tragico 23 maggio 1992 arrivò l’altra grande strage di Via D’Amelio contro Paolo Borsellino e la sua scorta. La strada della legalità era ancora lunga e molto frastagliata. Dopo 25 anni nulla, o quasi, è cambiato.  Il 19 luglio successivo ci fu un altro duro colpo al cuore dello Stato””.

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