il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Muro Lucano: una biblioteca in ricordo del prof. Vincenzo Lordi

 

Aldo Bianchini

prof. Vincenzo Lordi

MURO LUCANO (PZ) – Vincenzo Lordi è stato uno degli ultimi “don” in una realtà di provincia come quella di Muro Lucano che negli anni ‘50 ha conosciuto il massimo sviluppo della sua millenaria storia; uno sviluppo che ha toccato l’apice sotto il profilo numerico della popolazione residente, ed anche della crescita economica – imprenditoriale e occupazionale. Insomma Muro Lucano in quegli anni è stata, sicuramente, un’isola davvero felice in cui operava anche la Pretura unitamente alla Diocesi con tanto di Vescovo; un’isola felice in cui planò la SIP con un attrezzato centralino telefonico in Piazza Don Minzoni e un Istituto Bancario potentino con filiale in un locale adiacente sempre la piazza centrale.

Quella che sto scrivendo non deve, però, falsare il piano dei miei nitidi ricordi; quelli erano soltanto i primi bagliori di un progresso ormai inarrestabile anche se ancora muoveva i suoi primi passi; ricordo, ad esempio, c’erano pochissimi telefoni (forse qualche decina in tutto) e rarissimi erano i televisori che richiamavano, soprattutto il giovedì sera con Lascia o Raddoppia di Mike Bongiorno, amici e parenti nelle case di chi poteva permetterselo; come sempre per esempio per telefonare bisognava comporre il numero del centralino e chiedere alla bella ragazza murese (non ricordo chi !!) che ci lavorava (soltanto di giorno) di collegare il richiedente al numero dell’abbonato desiderato. Noi ragazzini andavamo spesso in piazza per assistere, soltanto guardando dall’esterno, alle operazioni che ci apparivano come una specie di spettacolo giornaliero, oltretutto gratuito

In questo scenario, quasi da amarcord, si stagliava benissimo la figura di don Vincenzo Lordi, un uomo schivo e controllato ma portatore di una grande umanità e umiltà; la sua figura che attraversava il centro del paese percorrendo Via San Leone per approdare a Piazza Don Minzoni imponeva rispetto ed in molti casi anche silenzio per noi assordanti ragazzini amanti degli schiamazzi più chiassosi di sempre; don Vincenzo era, già negli anni ’50, un personaggio sicuramente di altri tempi con il suo incedere impeccabile e deciso; il busto eretto e spesso ingabbiato in uno dei classici impermeabili dell’epoca, camminava in maniera lenta e pensosa guardando soltanto la strada che aveva davanti. Insomma nel suo atteggiamento pubblico era molto misurato, non aveva bisogno di parlarci o di sgridarci, noi sapevamo, lo rispettavamo ed al suo passaggio ci fermavamo quasi impietriti anche se impegnati in furiose partite di pallone o del gioco classico di “mazz’ e piuz’” che imperversava per le strade e i vicoli di tutto il paese.

Seppure poco meno che quarantenne, don Vincenzo, negli anni ’50 sembrava già anziano (ma allora tutti i quarantenni sembravano avanti con gli anni) ed era sicuramente visto come un “filantropo”, ma di quella specifica razza che si interessava al benessere ed alla felicità del prossimo attraverso l’esercizio misurato della sua attività di “docente” per rovesciare su una schiera infinita di giovani leve la possibilità dell’apprendimento sano per un futuro migliore. Fino alla morte è stato sempre attivo sotto il punto di vista della solidarietà verso i bisognosi; una facoltà rara che è stata raccolta ed ampliata dalla figlia (primogenita !!) Maria Antonietta che ha dedicato gran parte della sua esistenza al miglioramento dello “stato sociale” della comunità in cui vive ed opera da sempre.

Vincenzo Lordi” non aveva nessuna delle specifiche caratteristiche dell’uomo del sud e del lucano in particolare; preferiva compiere lunghe passeggiate da solo per concentrarsi meglio su come continuare a curare la sua grande passione per la scrittura; aveva, però, tutte quelle caratteristiche che ne facevano di lui un uomo lontanissimo dal contesto ambientale in cui viveva, quasi come se fosse arrivato lì per caso dalla lontanissima Cornovaglia; tanto era l’aplomb britannico che promanava dal suo incedere elegante e di classe, da vero signorotto inglese. Per dirla tutta sembrava quasi come se si muovesse in una immensa brughiera, della parte sud occidentale della Gran Bretagna, che attraversava assumendo la classica espressione facciale di chi si sente al di sopra delle miserie umane e sta per immergersi nei profondi meandri della lettura e della scrittura che amava, a mio avviso, anche più di se stesso.

Dalle chiare origini nobiliari che affondavano le radici tra il 18° e 19° secolo faceva parte di una famiglia che, per espressioni professionali e serietà comportamentali, si affermava come una delle poche famiglie importanti (Lordi, Pistolese, Martuscelli, Tirico, Farenga, ecc.) nel contesto della vita sociale, amministrativa, professionale ed economica di quella splendida Muro Lucano di altri tempi. Una famiglia, quella dei Lordi, che riusciva (anche se con una certa difficoltà) ad estraniarsi da quelle battaglie intestine che surrettiziamente serpeggiavano tra i vari casati per ottenere la supremazia nella vita pubblica di un paese in forte crescita.

Egli, amante della sincerità della vita, in ogni  sua espressione; lontano da tutto ciò che suona odio o vendetta, lontano da ogni risentimento e da ogni rancore; preso soltanto ed unicamente dal senso della pietà e del perdono”, scrive così l’illustre poeta e letterato prof. Carmine Manzi nella prefazione di “Sospiri dell’anima”, raccolta delle novelle scritte in forma sceneggiata dal compianto Vincenzo Lordi. Parole, quelle di Manzi, che restituiscono ai lettori l’esatta dimensione del personaggio che io, molto più umilmente, ho cercato di descrivere facendo ricorso e appello ai miei lontani ricordi d’infanzia.

Lo vidi per l’ultima volta nella lontana estate del 1959, pochi anni dopo la nascita dei suoi due figli gemelli Maria Antonietta e Decio; mi trasferii a Salerno con tutta la famiglia e da quel momento persi ogni legame con la mia infanzia, felice e vivacissima, spesa nei vicoli di un paese che non ho mai dimenticato; così come non ho dimenticato quella figura quasi ascetica che attraversava schiere di ragazzi giocosi che si fermavano come d’incanto per ammirare quell’uomo che quasi non poggiava i piedi per terra, tanto era felpato e riservato il suo cammino.

Sabato 26 ottobre 2019, alle ore 18.00 nel salone delle feste della Società Operaia di Piazza San Marco, a poco più di quattro anni dalla sua morte, la comunità di Muro Lucano gli renderà omaggio per sempre, nel ricordo della sua azione terrena molto meritoria, con l’inaugurazione di una biblioteca che porterà il suo nome “Vincenzo Lordi”; grazie anche alla profonda dedizione con cui la figlia Maria Antonietta si è dedicata alla ricostruzione della figura dell’augusto genitore e, soprattutto, alle opere di solidarietà e di concreta beneficienza per ricordarne al meglio la memoria.

Nel corso della serata interverranno, nell’ordine, per i saluti Cosimo Ponte (presidente Unitre), Giovanni Setaro (sindaco di Muro Lucano), Carmine Cicala (presidente consiglio regionale della Basilicata); per le relazioni Filippo Scivoli (avvocato), il sottoscritto, Giuseppe Autunno (già dirigente scolastico) e Maria Antonietta Lordi (figlia di don Vincenzo). Il coordinamento dell’evento è stato affidato alla giornalista Gherarda Cerone.

Ma chi è stato Vincenzo Lordi ?

Il suo profilo, storico e sociale, lo ha tracciato molto bene Milena Nigro che il 6 marzo 2015, all’indomani della morte di “don Vincenzo”, ha scritto:

  • Si è spento un grande uomo di Muro Lucano: il prof. Vincenzo Lordi. Studiò presso il liceo classico di Salerno ma si ritirò perché chiamato alle armi. Dopo quattro anni trascorsi in Africa, fu catturato dai tedeschi. Riuscì ad evadere dal campo di concentramento e dopo tante difficoltà, raggiunse il suo paese. Riuscì così a conseguire la maturità magistrale insegnando nelle scuole elementari. Fu decorato come invalido di guerra, nominato Cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana” dal Capo dello Stato. Ma è stato anche uno scrittore, poeta, filosofo, ricevendo numerosi premi letterari che non cito perché sarebbe un elenco lunghissimo. Tra le sue opere ricordiamo: La panca delle tenebre (romanzo), Ombre e tramonti (poesie), L’io e la società, Frammenti, La prova inesorabile, Il passo incatenato, Poesie e prose, Sospiri dell’anima, Miraggi senza tramonto, Il gemito del vento. Anche l’Unitre di Muro Lucano nel 2011 gli conferì una Laurea Honoris Causa in Lettere e Filosofia, perché per Muro è stato un punto di riferimento per la crescita culturale e un insegnamento per le generazioni future. Con i suoi scritti ha raccontato il suo piccolo paese di provincia, svelando la sua magia e la bellezza, la vita quotidiana e le grandezze del passato. Siamo rammaricati per la perdita di una persona che ci ha dato così tanto onore.

1 Commento

  1. Meravigliosi ricordi di un tipo di persona che oggi non esiste più, neanche nella memoria del prossimo!

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