il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Appeso alla croce

Salvatore Memoli (avvocato – manager)

 

avv. Salvatore Memoli

SALERNO – Il confinamento imposto dal Corona virus ci ha isolato da molti appuntamenti sociali ma ci ha permesso di vivere momenti nuovi di maggiore intimità, di riflessione, di ripensamento di tante vicende umane che riempiono la nostra informazione. Nel silenzio delle nostre abitazioni abbiamo scoperto un modo nuovo e diverso di vivere i momenti spirituali, attraverso i contatti televisivi per riscoprire una diversa forza comunicativa. In particolare sono stato colpito dalla via Crucis del venerdì santo, tenutasi in piazza San Pietro, in presenza del Papa Francesco. Le riflessioni sono state affidate ad un gruppo di  detenuti o ex, con una rilettura meditata della loro vicenda umana, offerta alla Chiesa universale. Ogni storia ci ha riportato ai risvolti di vite complesse, clamorosamente cadute nel tritatutto dell’informazione roboante, vittime dello scandalismo che non si sofferma sui particolari che possono offrire sgravi di accuse, intrappolate da pregiudizi o da colpevolismo. Penso alle parole di quel sacerdote che ha meditato la XI.ma stazione della via Crucis « Gesù è inchiodato alla croce ». Accusato ingiustamente di obbrobriosi reati, sottoposto a gogna mediatica, costretto alla frequentazione di aule giudiziarie, di faldoni, di stampa gridata, di accuse che scavano oltre l’evidente…vede la luce del riconoscimento della sua innocenza dopo dieci anni. La sua meditazione può   essere considerata una pagina di nuova letteratura giudiziaria, uno stare nella storia con la convinzione di appartenere ad una dimensione di fede che non é sufficiente a dare risposta alle accuse. « Sono rimasto appeso in croce per dieci anni… Ho scelto di essere sottoposto al giudizio ordinario: lo dovevo a me… », « La  vergogna, per un istante, mi ha condotto al pensiero che sarebbe stato meglio farla finita ».  Aver portato questa riflessione in un contesto di dolorosa preghiera della Chiesa, in presenza del Papa, credo sia servito a riscattare quel dolore da un isolamento in cui cade ogni imputato. Forse può servire ad avere un atteggiamento piú prudente prima di giudicare i presunti errori degli altri. La sofferenza di questo prete non ci impedisce di pensare all ‘ingiusta sofferenza, alla detenzione, alla celebrazione di processi mediatici. La giustizia deve fare il suo corso e deve essere libera di indagare e di concludere con un’assoluzione, dopo dieci anni. Sono altri che debbono imparare a valutare le loro posizioni che, talvolta, sono più severe delle sanzioni dei tribunali.

Mons. Nunzio Scarano incontra Papa Francesco in un momento di viva cordialità

Seguivo questa vicenda umana con la mente rivolta ad un’altra vicenda giudiziaria che coinvolge un nostro caro sacerdote, Nunzio Scarano, accusato di reati gravi di natura finanziaria e di frode fiscale ed altro. Un caso trattato con una severità mediatica sproporzionata ma che, all’epoca dei fatti, coglieva l’attualità di un cambiamento di gestione del Vaticano e della Chiesa, voluto dal nuovo Pontefice che, significativamente, consegnò  alla giustizia italiana, perché si accertasse la verità, un suo sacerdote, imputato di presunti reati che non erano stati commessi in Vaticano, dove normalmente lavorava. Tutta la vicenda di Scarano ha incontrato più detrattori che cirenei disposti a capire e ad approfondire la verità dei fatti contestati. Uno scandalismo civile e clericale  ha circondato di solitudine la vicenda umana di questo consacrato che non ha mai avuto l’opportunità di spiegare la sua verità, tanto sembrava utile inchiodarlo sulla croce. Don Scarano  aveva frequentazione con attività finanziarie, disponibilità da liberalità a lui destinate ma indirizzate alla beneficenza! Il processo, con la sua severità investigativa, con la sua naturale impostazione, che richiama la via Crucis, per quanto strano possa sembrare, sta offrendo l’opportunità di chiarire e di provare la realtà di una condotta che era stata fin troppo romanzata. A breve una lunga fase dibattimentale potrebbe mettere la parola fine ad importanti approfondimenti e chiarimenti dei fatti posti a base delle imputazioni.Sono state  raccolte significative testimonianze che permettono una ricostruzione corretta della verità, nella quale hanno valore fatti e verità che fanno giustizia di tanta superficialità, di compassata convinzione che la sostanza prende il giusto valore sulla forma. La verità potrebbe restituire  all’intonsa identità le scelte fatte, dando valore ad una corretta lettura delle stesse imputazioni e con esse  restituire il sacerdote e l’uomo, strumento di grande solidarietà umana e sociale. Scarano sta sulla croce da oltre sette anni, una posizione che lo ha segnato ma anche trasformato intimamente. La sofferenza é sua e sua deve essere il significato da attribuire a questa vicenda che lo ha privato per troppi anni di vivere il suo sacerdozio con gli altri. Certamente il suo cambiamento è interiore, chi lo conosce ne percepisce la profondità del suo miglioramento. Nella società dei crocifissori, Scarano ha incontrato i suoi cirenei, una dimensione che  non cancella  l’amara considerazione che un processo é per molti una condanna già per il fatto che viene celebrato. Molti sembrano aver dimenticato quello che hanno ricevuto da Scarano, piccole o grandi attestazioni di solidarietà che hanno avuto il senso di sollevare dall’indigenza. Anche Salerno sembra aver perso la memoria di una beneficenza che è stata ingente e visibile.  Il tempo lo ha sottratto a molte attività del suo ministero, ma il processo che potrebbe restituirgli la libertà, gli ha permesso una crescita umana e spirituale che potranno far fiorire, in un giardino promettente, i frutti autentici della sua vocazione. Molti suoi amici aspettano di vederlo scendere da quella posizione in croce e sono pronti ad accompagnare  il suo camminare sulla strada della Fede che aiuta a vivere.

 

 

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