il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

A 50 anni dalle prime elezioni regionali una riflessione,dopo mezzo secolo di esperienza ,un nuovo regionalismo? E’ meglio affidare la sanità pubblica alle Regioni o allo Stato?

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

Roma, 8 giugno  2020 – Cinquant’anni fa una legge del parlamento italiano istituiva le Regioni a Statuto ordinario. Il regionalismo, già definito nella Costituzione del 1948 e avviato parzialmente con le 5 Regioni a Statuto Speciale, diventava una realtà,un appuntamento storico voluto dai padri costituenti. Le elettrici e gli elettori   delle Regioni Italiane  a statuto ordinario vennero chiamati per la prima volta alle urne per eleggere i loro rappresentanti nei Consigli regionali. Il principio di autonomia, degli enti locali Regioni ,Comuni e Province, è alle fondamenta della democrazia perché appartiene al campo indivisibile delle libertà e costituisce un  giusto regolatore dell’equilibrio costituzionale per il rispetto delle regole. Nel corso degli anni le Regioni sono diventate veri e propri punti di riferimento del territorio anche se c’è chi parla di un regionalismo incompiuto e di un rapporto conflittuale con lo Stato centrale? Lo ha sottolineato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  in un messaggio dedicato a questo anniversario: “Le Regioni e le autonomie degli enti locali accresceranno le opportunità del Paese, anche in questa stagione di ripartenza, se sapranno contribuire a garantire e rendere effettivo il carattere universale dei diritti sociali e di cittadinanza del popolo italiano, al cui servizio tutte le istituzioni democratiche sono poste”. Nella fase 1 dell’emergenza Covid-19 grazie anche  e soprattutto  agli enti locali  Regioni ,Province e Comuni che l’Italia , pur in una situazione drammatica, è stata in grado di reagire al nemico invisibile che ha sottratto le persone senza l’ultimo saluto. Il Titolo V,art.117 della Costituzione ripartisce la responsabilità della tutela della salute tra lo Stato e le Regioni. Sistema sanitario  regionale o centrale ? La salute è diritto di tutti. Il Servizio sanitario nazionale è un sistema di strutture e servizi che hanno lo scopo di garantire a tutti i cittadini, in condizioni di uguaglianza, l’accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie, in attuazione dell’art.32 della Costituzione. Le Regioni programmano e gestiscono in piena autonomia la sanità nell’ambito territoriale di loro competenza, avvalendosi delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere. Al di là delle appartenenze soltanto ‘’insieme’’ è stato possibile affrontare la condizione di estrema difficoltà nella quale il Paese Italia e il mondo intero è  stato colpito di sofferenze e lutti. Il pluralismo e la sussidiarietà,principi fondamentali sanciti dalla costituzione, hanno fatto si che le Regioni, i Comuni e le Province Italiane  con spirito di solidarietà hanno contribuito attivamente  a integrare le soluzioni possibili per il superamento  della fase drammatica nell’interesse dei cittadini e dei territori. La libertà dei territori e l’autonomia delle comunità sono un contributo all’unità nazionale, nel quadro di una leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Ha giustamente ribadito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ’’Siamo chiamati a una prova impegnativa: l’Italia ha le carte in regola per superare la sfida. Non vincerà da solo un territorio contro un altro, non prevarrà una istituzione a scapito di un’altra, ma solo la Repubblica, nella sua unità. Decisiva sarà la capacità di tenere insieme pluralità e vincolo unitari».Infine ,il ruolo del Parlamento è  quello di tutelare le istanze unitarie a fronte di richieste autonomistiche avanzate da alcune  Regioni che potrebbero danneggiare l’unità nazionale. Infatti,  a garanzia dell’autonomia negoziata, il novellato  art. 116, terzo comma, della Costituzione stabilisce che a concedere le autonomie debba essere: “una legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119″. E che questa legge, per avere validità, debba essere “approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”.La possibilità per le Regioni a statuto ordinario di chiedere maggiore autonomia  è prevista nell’articolo 116 della costituzione. “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”,  che possono riguardare solo le materie indicate nell’articolo 117 come “concorrenti”, cioè di competenza sia dello Stato che dell’ente locale. Oltre alla tutela della salute  ,le più importanti sono  commercio con l’estero , istruzione,  grandi reti di trasporto e di navigazione, energia, valorizzazione dei beni culturali e ambientali . Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia ha sottolineato che : ’’L’autonomia che rafforza l’unità nazionale’ è un punto fermo dell’impegno del Governo nell’attuazione dei principi costituzionali e nelle garanzie dei diritti. L’esperienza di raccordo permanente tra Stato, Regioni ed Enti locali nei mesi dell’emergenza Covid-19 ha dimostrato che con la leale collaborazione si ottengono i risultati migliori dell’azione pubblica nell’interesse collettivo. Inoltre, ha inviato una lettera alla Conferenza delle Regioni affinché “anche in vista della prossima tornata elettorale” regionale, le Regioni inadempienti possano adeguare le rispettive leggi elettorali “alle disposizioni di principio introdotte dalla legge n. 20 del 2016 volte a garantire l’equilibrio nella rappresentanza tra donne e uomini nei consigli regionali”. Il ministro Boccia ha sollecitato “le Regioni interessate, pur nel rispetto dell’autonomia loro riconosciuta dalla Costituzione, ad intervenire prontamente sulle rispettive legislazioni elettorali al fine di promuovere le pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive”.

 

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