il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Quarantesimo anniversario dell’uccisione del Magistrato Nicola Giacumbi, assassinato dalle brigate rosse. Aveva rifiutato la scorta: “per non mettere a repentaglio altre vite umane come era avvenuto due anni prima con il sequestro Moro”.

 

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

dr. Nicola Giacumbi

Salerno,20 giugno 2020 – Quarantesimo anniversario dell’uccisione di Nicola Giacumbi, il Magistrato che perse la vita a Salerno il 16 marzo 1980, per l’impegno nel contrasto alla violenza terroristica. La limpidezza è un elemento essenziale per la vita dell’ordine giudiziario. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso la riconoscenza della Repubblica per il servizio esemplare che figure di magistrati come  Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Guido Galli, Mario Amato, Gaetano Costa, Rosario Livatino e le forze dell’ordine hanno reso per la salvaguardia della nostra società e delle sue istituzioni democratiche. Questi valorosi magistrati  che, come tanti altri, hanno dolorosamente punteggiato la  storia della Magistratura italiana .L’Italia è chiamata a un impegno di ripresa, dopo la drammatica emergenza della pandemia e le sue conseguenze, di salute, economiche e sociali. All’intera società è richiesto il rispetto di un’etica civile che chiama tutti alla responsabilità: ogni cittadino, ogni istituzione, ogni settore sociale. Inizio modulo

Nicola Giacumbi, Magistrato per vocazione e per tradizione, vittima del terrorismo, era nato a Santa Maria Capua Vetere (CE), il 18 agosto 1928 , Procuratore f.f. della Repubblica di Salerno, conosciuto e rispettato da tutti a Palazzo di Giustizia, venne ucciso, a due anni esatti dal rapimento di Aldo Moro, dalla colonna salernitana delle Brigate Rosse la sera di domenica 16 marzo 1980. Due giorni dopo a Roma fu ucciso un altro magistrato Girolamo Minervini. Il giorno successivo ancora, Guido Galli. L’agguato avviene in corso Garibaldi a Salerno: Giacumbi sta rientrando a casa in compagnia della moglie dopo una tranquilla domenica trascorsa dai suoceri e al cinema. Sono quasi le venti e Giacumbi sta per infilare la chiave nella serratura del portone d’ingresso quando  gli sparano con due pistole silenziate. Il suo primo incarico importante è alla Procura di Cosenza, l’affetto per la mamma, rimasta vedova, gli fa chiedere il trasferimento a Salerno. Qui si occupa dei principali casi di corruzione salernitana. Fu applicato anche alla Procura della Repubblica di Sala Consilina. Quattordici anni di servizio a Salerno fino a quel maledetto 16 marzo 1980. Il Procuratore  Nicola Giacumbi è stato  vittima innocente di un’azione terroristica che lo colpisce solo perché simbolo dello Stato.  Il Procuratore Giacumbi  aveva rifiutato la scorta “per non mettere a repentaglio altre vite umane come era avvenuto due anni prima con il sequestro Moro”. È toccante il ricordo che del padre ha Giuseppe Giacumbi che, all’epoca del fatto, aveva solo sei anni e che è oggi ingegnere chimico: “Nel ricordo dei colleghi “mio padre era una persona molto seria, precisa e dedita al lavoro, con un grande senso dell’impegno e della responsabilità. Paradossalmente, a quanto ho appreso, il suo omicidio non ebbe un movente legato alle attività professionali. Mio padre fu “semplicemente” ucciso da un gruppetto di disperati salernitani che aspiravano, mediante il gesto, ad accreditarsi presso i vertici delle BR”.

 

 

1 Commento

  1. Gli esempi dei Magistrati uccisi nel corso della loro azione a tutela della legalità: GIACUMBI,Amato, Costa, Galli, Livatino e Minervini ,simboli civili della nostra Italia che hanno pagato con l’estremo sacrificio la loro incondizionata dedizione alla giustizia e ai valori democratici della Costituzione.
    Un esempio da seguire, specie in un momento difficile per la magistratura con l’unico obiettivo di tutelare gli interessi della comunità.Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella :
    GIACUMBI, Amato, Costa, Galli, Livatino e Minervini :“hanno perso la vita a causa del loro impegno nel contrasto alla violenza terroristica e mafiosa, consapevoli dei rischi a cui erano esposti. Li hanno coraggiosamente affrontati per rispetto della dignità propria e per quella del loro compito di Magistrati,
    con coerenza e autentico rigore”.

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