il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

EVOLUZIONE DELLA FIGURA DEL INGEGNERE AGRONOMO/ FORESTALE. I PIU GRANDI AGRONOMI DAL 1700 AD OGGI IN ITALIA. E IN EUROPA

 

Dr. Michele D’Alessio

(giornalista-agronomo)

Come abbiamo visto o perlomeno per chi ha letto i precedenti articoli, si ricorderà che, la figura professionale dell’agronomo in passato ha avuto un ruolo importante nella società agricola e per l’evoluzione dell’agricoltura, con pratiche agricole semplici dovute soprattutto ai singoli agricoltori. Dal 1700, nasce una nuova forma agricoltura, dovuta a studi specifici da parte di  figure professionali specifiche, che hanno cambiato iil modo di fare agricoltura e proteggere il territorio, facendo nascere il prototipo di agricoltura moderna di vasta scala, infatti, al 1713 quando, Hanns Carl von Carlowitz ( un commercialista e amministratore minerario tedesco) pubblicava il volume “Silvicultura economica” in cui esponeva la necessità che lo Stato provvedesse a creare specialisti dotati di solide conoscenze biologiche sulla cultura dei boschi e di basi tecniche ed economiche per la loro gestione, al fine di sviluppare la produzione legnosa in maniera permanente. Infatti, dopo i disastri provocati dalla guerra dei “Trent’anni”, la Germania ed il resto d’Europa si sarebbero trovate prive di approvvigionamento di legname in futuro, se non si fosse provveduto al rimboschimento sistematico delle zone disboscate, per la sopravvivenza delle popolazioni o per le esigenze degli arsenali. In Italia, come figura di rilievo c’è l’ingegnere agronomo Giorgio Manzi con la sua opera di miglioramento fondiario in Lombardia. Allievo del Brunacci e del Bordoni per la matematica sublime, la idrometria e la geodesia.  Incaricato per le incombenze di ingegnere in via provvisoria presso i LL.PP.EE. di Milano, alla dipendenza dell’ingegnere capo Ettore Stagnoli, alla morte di questi, avvenuta il 28 giugno 1826, disimpegnava con tanto zelo e probità le proprie funzioni presso le stesse Opere Pie da essere nel 1832 nominato secondo ingegnere. Sempre dedito con alacre dedizione al compito tecnico dell’istituzione, nel 1837 assumeva il ruolo di primo ingegnere e il 18 agosto 1868 veniva chiamato al posto di ingegnere capo dell’ufficio tecnico delle stesse opere pie, divenute Congregazione di Carità. Nel 1871 era collocato a riposo e nominato consulente tecnico delle stesso ente tale rimanendo fino alla sua morte avvenuta il 30 dicembre 1882 La sua operosità tecnico-amministrativa, svolta su un complesso fondiario di 6500 ettari, siti in varie zone agrarie di Lombardia e di alcune aree finitime, sorretta dalla vasta cultura universitaria ricevuta nel campo dell’idraulica pratica e dell’agronomia. non andava disgiunta dalla capacità progettuale nel campo della architettura rurale, che verso la metà del secolo XIX presentava un favorevole sviluppo “ascrivibile al progredire dell’agricoltura per nuovi metodi, colture agrarie, rotazioni, provvidenze ed istruzione, al suo riconoscimento d’industria, alla diffusione delle nuove idee, al riordinamento delle superfici fondiarie.

Arrigo Serpieri

Molti gli interventi edilizi approntati ancora nei primi anni del suo praticantato, con  la formazione di nuove case coloniche con portici attestanti l’aia sul lato settentrionale del castello, disposte su un impianto semicircolare, ripreso dal Lasteyrie, che avrebbe coronato, senza interferire nello schema rettangolare dell’area un tempo fortificata. Con la disposizione all’esterno delle abitazioni e delle aree di servizio, si veniva a conseguire la separazione delle varie aree componenti il cascinale secondo le regole che si andavano affermando in campo agrario lombardo. Nel 1900, abbiamo varie figure professionali che si distinguo nel campo agronomico-forestale tra cui il Prof. Carlo Francesco Palazzo, titolare dell’insegnamento di chimica forestale, riceve il più alto riconoscimento al Convegno internazionale su “Carbonio carburante e selvicoltura”, tenutosi a Bruxelles nel luglio del 1935, poi Preside della prima Facoltà di Agraria e Forestale che viene istituita con Regio Decreto 26 marzo 1936 n 100. Il curriculum degli studi per la formazione del dottore forestale non subisce modifiche sostanziali e la sua partecipazione all’applicazione della legge per la bonifica integrale, che nel piano generale non prevede soltanto le opere idrauliche pubbliche e private, ne accresce i campi di attività attraverso la creazione di Consorzi obbligatori tra i proprietari, al fine di raggiungere la colonizzazione del territorio, mediante la trasformazione dell’agricoltura da estensiva ad intensiva. Al Prof. Arrigo Serpieri si deve, come è noto, l’ampliamento della politica e dell’economia forestale, nel più vasto quadro della bonifica integrale per accrescere le risorse della montagna e per cercare di ridurre la pressione sul bosco da parte delle popolazioni. Questa vasta opera che muterà il volto del nostro Paese, vedrà in primo piano il dottore agronomo ed il dottore forestale impegnati nel miglioramento della coltura del grano e nella diffusione dell’albero fuori foresta. L’inizio del secondo conflitto mondiale, nel 1939 interrompe il completamento dei piani di bonifica e l’Italia viene travolta dagli avvenimenti bellici che causano morti e distruzioni nelle città e nelle campagne. La ripresa della vita avviene con molte difficoltà ma nei cinquanta anni che seguono fino alla fine del 900 il nostro Paese assisterà ad un susseguirsi di avvenimenti che lo porteranno tra quelli più industrializzati nel mondo. Il dottore forestale che dispone, come l’agronomo, di una vasta preparazione interdisciplinare riesce a captare più rapidamente rispetto ad altre professioni le nuove esigenze della società. Tra le figure professionali più recenti, non possiamo non ricordare il Prof.Massimo Cordero Di Montezemolo, presidente del Conaf dal 1985 al 1992. È stato un grande uomo per l’agricoltura italiana, sapendo rinnovare la categoria degli agronomi proiettandoli in una dimensione moderna e competitiva. Nato a Rosignano Marittimo (Li) il 23 dicembre del 1920, nel 1945 si è laureato in Scienze Agrarie con Lode presso l’Università degli Studi di Bologna, abilitandosi alla professione di dottore agronomo nel 1946. Dal 1946 al 1955 è stato capo del Servizio Agrario del Consorzio della Bonifica Renana. Dal 1955 al 1956 capo dell’ufficio Bonifiche e Trasformazioni Fondiarie nel Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno. Dal 1956 al 1986, prima Dirigente poi Segretario dell’Associazione Nazionale delle Bonifiche e delle Irrigazioni.

Massimo Cordero di Montezemolo

Dal 1968 presidente dell’Agriconsulting, società per la consulenza e lo sviluppo delle attività agricole. Durante la sua carriera è stato componente del Consiglio Superiore dell’Agricoltura presso il Mipaaf, della Commissione Censuaria Centrale del Ministero delle Finanze, dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, dell’International Association of Agricoltural Economist, del Consiglio dell’ITALICID – Sezione italiana dell’International Commission on Irrigation and Drainage. Autore di numerose pubblicazioni riguardanti gli aspetti tecnici ed economici dell’agricoltura con particolare riferimento alla bonifica idraulica ed all’irrigazione.

L’espansione industriale che ha contribuito alla diffusione del benessere è avvenuta con scarso rispetto dell’ambiente ed ha determinato, in seguito all’estesa urbanizzazione una diffusione degli inquinamenti, nell’aria, nel suolo e nelle acque. La crescente preoccupazione spinge le nuove generazioni ad elaborare e ad attuare politiche e programmi di protezione ambientale che portano alla creazione di nuovi enti ed organizzazioni in difesa degli ecosistemi terrestri.

 

 

2 Commenti

  1. Non dobbiamo spaventarci o ritirarci a “riccio” se troviamo opposizioni o addirittura ostilità: teniamo presente lo spirito e l’alta valenza morale della nostra offerta professionale anche in ragione delle emergenze globali quali la salvaguardia dell’ambiente e del territorio, la sicurezza, l’approvvigionamento e la qualità dell’alimentazione nonché l’emergente e potenziale problematica della fame nel mondo. Pensiamo “oltre” e in “grande” per il bene comune e dell’umanità: solo così diventeremo “grandi” prima di tutto noi stessi.

  2. Da quasi trent’anni Unipa ha un corso di laurea in scienze forestali. Molte centinaia di giovani si sono laureati, hanno svolto dottorati anche dall’estero e sarebbero perfettamente in grado di occuparsi di pianificazione, previsione, prevenzione, gestione, spegnimento degli incendi boschivi riducendo enormemente i danni dei criminali incendiar

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