il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

DRAGHI – ALEMI: gaffes e ovvietà !!

Aldo Bianchini

SALERNO – L’affanno quotidiano della ricerca della notizia può essere stoppato anche dalla semplice lettura dei titoli che appaiono sui quotidiani e che si espongono ai commenti più svariati.

Dai titoli, spesso, possono essere analizzati i personaggi della vita pubblica e il loro modo di pensare e di agire in relazione anche a quanto la gente comune si aspetta di dover sentire.

Nella giornata di ieri, venerdì 19 febbraio 2021, ne ho letti due che mi hanno indotto ad esternare qualche piccola considerazione; piccole ma, a mio avviso, abbastanza inquietanti.

 

 

 

1)                 DRAGHI, 5Stelle a pezzi – … “Ridurre la burocrazia, favorisce la corruzione

Questo il titolo a quattro colonne in prima pagina; nel virgolettato la frase che avrebbe pronunciato il presidente Mario Draghi a margine del suo discorso programmatico dinanzi ai parlamentari della Camera dei Deputati.

Una frase dai contenuti molto impegnativi per una futura lotta alla burocrazia; un impegno inutile, oserei dire come dico, in un Paese in cui la burocrazia è la regina incontrastata ed ormai molto radicata nei comportamenti di tutti noi cittadini del “Bel Paese”.

La burocrazia è un animale viscido che si insinua dovunque e si nasconde nei meandri sconosciuti di quei piccoli “giardini di potere” che tutti amiamo gestire; a partire, tanto per fare un esempio, anche da quell’extracomunitario (per non offendere i lavoratori nostrani) che sul Corso Vittorio Emanuele di Salerno si è costruito il proprio giardinetto, con apposito recinto, e con tanto di cartello indicante la sua opera di pulizia del centro della città.

Un’affermazione inutile, Draghi se la poteva risparmiare; avrebbe fatto una più bella figura.

Se l’azione a largo raggio che un idolatrato presidente del Consiglio dei Ministri comincia con un’affermazione del genere vuol dire che la partenza non è delle migliori; per non dire altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2)                 ALEMI, terroristi, Stato e clan, i suoi segreti indicibili – “Lo interrogai più volte: mi mostrava rispetto, perche non ero una toga sporca

Sono le parole con cui Carlo Alemi, giudice istruttore del processo per il rapimento di Ciro Cirillo (assessore regionale della D.C. negli anni ’80), ha tratteggiato il ricordo della figura tristemente cattiva dell’ex boss dei boss Raffaele Cutolo, morto il 17 febbraio scorso nell’infermeria del carcere di Parma dopo oltre 40 anni di carcerazione dura.

Le parole che mi hanno colpito sono “lo interrogai più volte, mi mostrava rispetto, perché non ero una toga sporca”.

La prima considerazione che ho fatto tra me e me è stata: “Ma allora anche ai tempi di Cutolo c’erano le toghe sporche ?”. La constatazione verso la quale induce l’affermazione di Alemi è davvero molto triste e può significare che questo Paese non ha mai avuto una magistratura libera, autonoma e indipendente; ma i profili dell’affermazione suonano ancora più gravi se esposti alla luce del fatto che se Alemi si autoproclama “toga pulita” vuol dire che da sempre sono esistite toghe sporche e toghe pulite e che un burattinaio di turno aveva la possibilità di scegliere a quale magistrato affidare i casi spinosi e quelli più accomodanti.

Incredibile ma vero; e la dichiarazione di Alemi risuona in maniera confermativa anche verso tutto quello che ha scritto nel suo libro Luca Palamara contro “il sistema” che aleggia intorno alla giustizia e governa il mondo togato dei magistrati.

Poveri noi, siamo messi davvero male; il dr. Alemi avrebbe fatto meglio a tenere per se una simile affermazione.

 

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