il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

L.S.U.: una identità perduta !!

Aldo Bianchini

Protesta davanti Palazzo Santa Lucia a Napoli (sede della giunta regionale) dei lavoratori socialmente utili (LSU)

SALERNO – I lavoratori socialmente utili (LSU) hanno perso, probabilmente, ogni identità e con essa anche buona parte della dignità civile di esseri umani, e come ingiusta conclusione rischiano di perdere anche quel piccolo posto di lavoro a garanzia di un reddito minimo ma utile per mettere il piatto a tavola.

I lavoratori di detto settore (LSU) sono da molti mesi in agitazione perché la Regione Campania presso cui sono incardinati ai fini economici e previdenziali ha deciso di tagliare drasticamente il loro numero per ridurlo quasi all’osso con la finalità di garantire l’occupazione ai pochi eletti “unti dal Signore”, o meglio scelti con il lanternino della sudditanza politica e della logica della carota, all’ombra della più squallida campagna di pane mai vista nelle nostre realtà socio-occupazionali.

Da martedì 16 marzo 2021 i lavoratori socialmente utili (LSU), e fino alla fine di marzo, sono sei i presidi attivi dinanzi a Palazzo Santa Lucia a Napoli (sede della giunta regionale); guidano i presidi i sindacati CGIL (Nicola Ricci) – CISL (Doriana Buonavita) e UIL (Giovanni Sgambati). I presidi sono ovviamente tematici e toccheranno: i fondi europei – turismo e commercio – sanità e socio sanitari –trasporti e logistica – agricoltura e ambiente.

Il dialogo con la regione più volte richiesto ed anche parzialmente avviato ormai si è rotto con decisione improvvisa e unilaterale; anche in dispregio delle aperture annunciate dal presidente del consiglio Mario Draghi in favore di una categoria di lavoratori molto martoriata.

Tutto questo fa accrescere la rabbia dei tanti LSU, soprattutto dopo il concorso attivato e portato a termine per cambiare la situazione lavorativa di alcuni LSU (forse quei pochi scelti con il lanternino ed unti dal Signore ?) da tempo determinato in tempo indeterminato.

In tanti sono, comunque, alla completa disperazione e già da mesi senza alcuna retribuzione; le premesse e le promesse, decisamente elettorali, erano completamente diverse rispetto all’atteggiamento unilateralmente duro e sprezzante di oggi.

La situazione è veramente drammatica perché ogni accordo dovrebbe essere ratificato entro, e non oltre, il 31 marzo prossimo.

 

Ma chi sono e perché si chiamano “lavoratori socialmente utili” ?

 

Se ci si ferma soltanto all’analisi della denominazione è facile capire che questa categoria di lavoratori è utile alla nostra società che si regge su una pubblica amministrazione che ha sempre bisogno di essere puntellata ed aiutata a sostenere il peso della vita amministrativa ed economica dell’intero Paese.

L’invenzione di detta denominazione risale ad alcuni anni fa, quando l’incalzare della disoccupazione e la precaria (se non proprio cattiva) resa lavorativa della Pubblica Amministrazione dimostrò di essere il più grande carrozzone politico della nostra storia recente e passata. E così invece di formare, educare, preparare ed avviare ad una occupazione stabile il “grande vecchio” con grande fantasia invento la sigla LSU per dire e significare che dava, si, un lavoro a tempo ma lo dava solo per interesse politico e dopo la prostrazione (anche elettorale) di chi anelava a portare a casa un tozzo di pane.

E per fare cosa ?, ma per surrogare e sostituire i cosiddetti “Nulla-Facenti” ottimamente descritti dall’economista giuslavorista Pietro Ichino nel suo libro edito nell’aprile 2008 da Mondadori dopo una provocazione sibillina che aveva lanciato nell’agosto del 2006 dalle colonne del Corriere della Sera: “… l’istituzione di organi indipendenti di valutazione (OIV) capaci di stimare l’efficienza degli uffici pubblici e dei loro addetti, per consentire il licenziamento nei casi più gravi, ma anche l’aumento delle retribuzioni dei dipendenti che lavorano per due. Intanto, al forum del “Corriere” arrivano in un giorno e mezzo 1500 interventi, tra cui molte istantanee di nullafacenti ritratti dal vivo: dall’impiegata che timbra il cartellino e poi va dal parrucchiere, al funzionario sano come un pesce che usa “prendersi la malattia” tutte le volte che torna al paese, al professore semianalfabeta …”.

E adesso, tanto per cambiare, si mettono in discussione i lavoratori che lavorano per davvero e sono assolutamente utili alla nostra società.

 

 

 

 

 

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