il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

LA MIA T.V.: Alfredino lanciò la cronaca in tv, Nicola l’ha affossata … una vergogna televisiva a tutto tondo

 

Aldo Bianchini

10 giugno1981 - La tragedia del Vermicino; il presidente Sandro Pertini fotografato nel luogo dove c'era il pozzo senza misure di sicurezza in cui precipitò Alfredino Rampi sulla cui vicenda oggi è stato realizzato il film dal titolo "Alfredino"

SALERNO – Quarant’anni fa, più o meno di questi giorni, esattamente il 10 giugno 1981 lo sfortunatissimo Alfredino Rampi monopolizzò sulla sua drammatica vicenda l’attenzione di tutte le televisioni allora esistenti in Italia, in Europa e nel Mondo. Finanche il Presidente della Repubblica dell’epoca “Sandro Pertini” avvertì la necessità di precipitarsi sul luogo del dramma, dove era il pozzo del Vermicino, per rimanerci per alcune ore.

E nacque così, sull’onda della disperazione della famiglia Rampi, la tv della cronaca nera in diretta; quella del Vermicino andò avanti addirittura per oltre 18 ore sulle reti unificate della RAI.

Purtroppo quella vicenda non solo diede il via alla cronaca nera in diretta che, in ordine di tempo, era stata preceduta dalla cronaca normale con la lunga trasmissione condotta da Tito Stagno per lo sbarco sulla Luna alle ore 02.56 del 21 luglio 1969.

Ma è dal Vermicino che si è scatenata una vera e propria guerra nella rincorsa della cronaca in diretta per cercare di elevare quanto più possibile gli ascolti televisivi; e la guerra, purtroppo senza regole e senza limiti per la correttezza deontologica, è diventata “sanguinaria” crescendo giorno dopo giorno mano a mano che i gruppi di emittenza privati Mediaset, Sky, La/7, ed altri, sono cresciuti conquistando pezzi di terreno che erano proprietà assoluta della Rai in forza di un monopolio che ancora consente la vessazione del canone che esiste in pochi Paesi del Mondo.

I numerosi talk-show antimeridiani, pomeridiani e serali si sono affannati a ricercare le notizie più ad effetto per suonarsele di santa ragione con le dirette che, ormai, hanno bisogno di un correttivo generale che dovrà discendere da un preciso accordo tra i responsabili dei grandi network di questo Paese.

Anche perché, piano piano, il racconto della cronaca in diretta, per interesse generalizzato tra i telespettatori, si è spostato sulla cronaca giudiziaria arrivando al punto che oggi i processi vengono fatti in tv, anche con il compiacimento e i suggerimenti occulti di avvocati, investigatori e magistrati.

Qualche anno fa a conclusione di un convegno sulla cronaca giudiziaria in tv tenutosi a Lagonegro, presenti Roberta BruzzoneIlenia Pietracalvina e Vittoriana Abate, il procuratore della repubblica Vittorio Russo disse: “Fortunatamente tutto ciò che viene raccontato in tv non è stato ancora calato integralmente nei fascicoli giudiziari, anche se i tentativi sono continui e forzati”. Meno male, perché sugli schermi delle tv nazionali si vedono personaggetti che si ergono a scienziati, pur non avendo alcuna cognizione di diritto, di procedure giudiziarie, di protocolli sanitari, e pontificano su tutto annunciando di avere in esclusiva immagini, interviste e sentenze già scritte da loro stessi.

24 giugno 2021 - Il giornalista Giuseppe Di Tommaso (La Vita in diretta - Ra/1) rtr0va ilo piccolo Nicola scomparso sulle colline del Mugello in agro di Palazzuolo sul Serio (FI)

A smascherare i vari momenti di questa sordida battaglia dell’audience è arrivato il piccolo Nicola, dapprima scomparso misteriosamente e poi ritrovato in maniera altrettanto misteriosa dal giornalista Giuseppe Di Tommaso (corrispondente de “La Vita in diretta” di Rai/1) per la felicità dei suoi misteriosi genitori e per la gioia di milioni di telespettatori assetati di notizie di cronaca nera, al di à della loro conclusione positiva io negativa.

Nicola, di 21 mesi, ha avuto la capacità di mettere a nudo un enorme difetto dell’informazione di cronaca in diretta che può essere esplicitata così: quando la notizia è di tutti la trattano tutti, quando la notizia la scopre un singolo giornalista viene trattata soltanto dal suo gruppo editoriale e gli altri fanno finta di nulla. Assolutamente vergognoso in un mondo in cui basta premere sullo schermo del telefonino per sapere di tutto e di più.

Un modo di comportarsi e di muoversi ridicolo, per non dire altro; ad esempio il nome del giornalista Rai Giuseppe Di Tommaso non è stato pronunciato da nessun altro gruppo che non fosse Rai, arrivando addirittura a tagliare le immagini del fortunato giornalista da tutti i servizi filmati nei quali appariva soltanto l’immagine del carabiniere con in braccio l’impaurito Nicola.

Senza voler parlare della diversa considerazione con cui anche i magistrati tengono una piccola emittente rispetto ad un network (lo farò in altra occasione) si può facilmente affermare che questa, andata in onda in questi giorni, non è corretta informazione.

 

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