il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

101 anni fa nasceva il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, l’esempio di un uomo che lo rende, ancora oggi, un simbolo della lotta al terrorismo e alla mafia.

 

dr. Pietro Cusati (giornalista)

Saluzzo(CN), 27 settembre 2021. Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Carabinieri, noto per il suo impegno nella lotta contro il terrorismo e  la  mafia , nacque  a Saluzzo, in provincia di Cuneo, il 27 settembre del 1920. Figlio di un carabiniere, vice comandante generale dell’Arma, non frequenta l’accademia e passa nei carabinieri come ufficiale di complemento allo scoppio della seconda guerra mondiale. Finita la guerra con il grado di capitano, sposa Doretta Fabbo, che gli darà tre figli, Nando professore di sociologia ,  più volte eletto parlamentare, Rita ,nota conduttrice tv e Simona. Dopo positive esperienze nella lotta al banditismo, nel 1949 arriva in Sicilia, a Corleone, per sua esplicita richiesta. Il capitano Dalla Chiesa si trova ad indagare su circa  7O omicidi. Per i suoi ottimi risultati riceverà una Medaglia d’Argento al Valor Militare.Nel 1968 con i suoi reparti interviene nel Belice in soccorso alle popolazioni colpite dal sisma: gli viene consegnata una medaglia di bronzo al valor civile per la personale partecipazione “in prima linea” alle operazioni. Svolge indagini sulla misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro (1970), il quale poco prima aveva contattato il regista Francesco Rosi promettendogli materiale che lasciava intendere scottante sul caso del Presidente dell’ENI Enrico  Mattei  che perse la vita in un incidente aereo: il velivolo decollato dalla Sicilia, precipita mentre si avvicinava all’aereoporto di Linate. Nel 1973 Dalla Chiesa è promosso al grado di generale di brigata. Un anno dopo è comandante della regione militare del nord-ovest, che opera su Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. Seleziona una decina di ufficiali dell’arma per creare una struttura antiterrorismo ,la cui base è a Torino.Nel settembre del 1974 a Pinerolo cattura Renato Curcio   e Alberto Franceschini, esponenti di spicco delle Brigate Rosse, grazie anche all’infiltrazione di Silvano Girotto, chiamato anche “frate mitra”.      Il governo  gli affida poteri speciali,venne  nominato Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta al terrorismo, una sorta di reparto speciale del ministero dell’interno, creato proprio per contrastare il fenomeno delle Brigate rosse che in quegli anni imperversava, con un riferimento particolare alla ricerca investigativa dei responsabili dell’assassinio di Aldo Moro. Grazie a Dalla Chiesa e ai suoi solleciti al governo del paese, viene formalizzata la figura giuridica del pentito. Facendo leva sul pentitismo, senza tralasciare le azioni di infiltrazione e spionaggio, arriva ad individuare ed arrestare gli esecutori materiali degli omicidi di Aldo Moro e della sua scorta, oltre che arrestare centinaia di fiancheggiatori. Grazie al suo operato viene riconsegnata all’Arma dei carabinieri una rinnovata fiducia popolare. Alla fine del  1981 diviene vice comandante generale dell’Arma, come già fu il padre Romano in passato. Fra le polemiche prosegue il suo lavoro, confermando e consolidando la sua immagine pubblica di ufficiale integerrimo.La sera del 3 settembre 1982, Carlo Alberto Dalla Chiesa è seduto al fianco della giovane seconda moglie ,sposata solo poche settimane prima, Emanuela Setti Carraro, la quale è alla guida di una A112: in via Carini a Palermo, l’auto viene affiancata da una BMW  e due persone fanno fuoco attraverso il parabrezza, con un fucile. Carlo Alberto Dalla Chiesa viene insignito della Medaglia d’Oro al valor civile alla memoria, con queste parole: “Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, della criminalità  organizzata, assumeva anche l’incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso  senso del dovere , al servizio delle Istituzioni, vittima dell’odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere“.

 

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