il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

C’è Andreotti dietro l’angolo

 

scritto da Luigi Gravagnuolo il 21 Ottobre 2021 per Gente e Territorio

 

Se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Il riferimento, tutt’altro che ironico, è a Giorgia Meloni. Non solo perché senza opposizione una democrazia è asfittica, ma anche perché il 50% circa degli elettori che non si è recato alle urne ha pure diritto ad una qualche rappresentanza, che allo stato, sia pure solo parzialmente, parrebbe poterla offrire solo la leader dei FdI.

Dicevamo parzialmente. In questo 50% di astensione ci sono tante cose, non tutte riconducibili all’offerta politica della destra post-missina.

Ci sono quelli che non vanno a votare perché tutto sommato appagati dallo stato delle cose. Si comportano come chi, concentrato sul proprio lavoro o su altro, affida la gestione dei propri doveri fiscali al commercialista di fiducia e poi lo lascia fare. Ne ha fiducia, punto. Così tra gli elettori ci sono quelli che hanno fiducia che alla fine, che lo faccia uno o l’altro tra i competitori politici, ci sarà qualcuno che governerà il Paese e lo farà in modo adeguato.

Analogo negli esiti l’atteggiamento opposto, quello di chi non ha fiducia in nessuno e non va a votare perché non si riconosce in nessuno dei contendenti.

Una terza componente è quella ribelle, degli scioperanti del voto. Considerano il sistema elettorale dei paesi democratici un inganno: le élite manipolano il consenso con mezzi occulti e gli elettori si figurano ingenuamente di scegliere i propri governanti. Come se al condannato a morte venisse concessa la scelta del proprio boia. Questa è la nostra democrazia per costoro.

C’è infine una quarta componente, quella di chi ha per anni votato per un partito o per uno schieramento ed è disorientato. Vuole mandare un segnale di insofferenza a chi ne ha tradito la fiducia, ma non è ancora disposto a cambiare campo. È di palmare evidenza che in questa tornata tale evoluzione abbia interessato in particolar modo la Lega e il M5S.

Torniamo alla rappresentanza degli astenuti. Gli appagati si sentono in qualche modo già rappresentati, che si rechino alle urne o no. Non sono recuperabili da chi si auto-colloca all’opposizione.

Gli scioperanti del voto per loro natura non sono rappresentabili nelle istituzioni democratiche.

La seconda e la quarta componente dell’astensione sono invece rappresentabili da un’offerta politica di opposizione. Ma chi è oggi in grado di entrarci in sintonia?

Sulla carta potrebbero farlo un Salvini che passasse all’opposizione o un grillismo riesumato. Non ci saranno né l’uno, né l’altro. Solo i FdI sono potenzialmente in grado di dare una risposta al malessere elettorale.

E qui casca l’asino. Tra primo e secondo turno, di quella metà degli aventi diritto al voto che si è recata alle urne, la maggioranza ha scelto senza alcun equivoco figure di amministratori rassicuranti, ben inseriti nel ‘sistema’ e competenti. C’è un Paese reale che ha ripreso fiducia nel futuro, per lo meno di quello immediato e a medio termine, e non intende lasciarsi tagliare fuori da chi gestirà i miliardi e miliardi di euro del PNRR nel prossimo ventennio. È questa la maggioranza in Italia.

La prossima alternanza sarà dunque tra il nuovo centro in gestazione – quello che andrà dalla Carfagna e Brunetta a Calenda, Renzi e Mastella, ai quali aggiungerei, con buona chance di ‘acchiapparci’, Giorgetti e Crosetti – ed un centro sinistra a guida PD.

Bisognerà poi seguire con attenzione le dinamiche interne al PD. Per restare alla Campania, il PD di De Luca non ha avuto alcun imbarazzo a sostenere Mastella a Benevento, contro il PD di Letta. Dal voto regionale a Napoli, a Caserta, Salerno e in molti Comuni minori la strategia deluchiana sembra essere volta al centro, piuttosto che a sinistra. Certo, a Napoli ha accettato la coalizione con il M5S, ma il minuto dopo lo spoglio lo stesso leader regionale si è affrettato a chiarire che l’apporto dei grillini è stato ininfluente.

Come che sia, il governo dell’Italia sarà conteso nei prossimi anni da due centri, uno con sfumature più pragmatiche e liberali, l’altro più assistenzialista e con accenti ideologici.

Sono loro che si contenderanno il governo reale e la gestione dei miliardi del PNRR nel prossimo ventennio. Alla Meloni, quand’anche riuscisse a rendersi credibile ad una fetta consistente degli astensionisti, la soddisfazione eventuale di qualche sindaco di periferia e di una buona manciata di parlamentari.

Ah, benedetto Giulio Andreotti, il potere tornerà a logorare chi non lo avrà.

 

 

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